“Armiamoci e partite”: come i renziani hanno sostenuto Marantelli

I vertici locali della corrente del premier hanno adottato a Varese la tattica dello #staisereno. Mandando avanti le truppe e rimanendo a chilometri dal ''fronte''

16 dicembre 2015
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marantelli daniele

La politica delle idee, della ricerca del bene comune, della civitas, si sa, ha lasciato da tempo spazio a giochi e sotterfugi finalizzati al potere di pochi.

Quello che rattrista è vedere i giovani idealisti finire nel “tritacarne” della realpolitik. 

È quello che, analizzando il voto delle primarie di centrosinistra a Varese, emerge sul fronte marantelliano. Il deputato, ormai ex uomo forte del Pd, ha ottenuto 858 preferenze, superato di misura con 32 voti dal vincente Davide Galimberti.

Quest’ultimo aveva dalla sua la maggioranza del partito a livello cittadino. E ha saputo fare un’ottima campagna elettorale tra la gente, mostrandosi non solo come candidato di partito ma anche con una forte energia civica. Insomma, un binomio che gli ha dato la vittoria.

Marantelli ha invece scontato uno “scollamento” sia dalla militanza di base che dalla cittadinanza, come emerge dal voto. Ma c’è qualcosa che non torna. O meglio, i conti non tornano.

Il deputato infatti è stato convinto a scendere in campo dai vertici renziani, a partire dal segretario regionale Alessandro Alfieri, dal suo braccio destro Paolo Bertocchi e dal segretario provinciale Samuele Astuti. Che poi, per via delle cariche di partito, abbiano ufficialmente tenuto una posizione super partes, è solo il tipico specchietto per le allodole della politica italiana.

Chi ha sostenuto Galimberti, cariche o no, non si è certo nascosto, pur rimanendo nella correttezza dei propri ruoli.

Al contrario i vertici renziani hanno “latitato”, mandando invece avanti le “truppe”, in particolare i giovani, che hanno fatto la vera campagna per Marantelli, mettendoci la faccia e anche di più. In prima linea, a supporto del parlamentare, accanto ai fedelissimi non renziani, come il capogruppo Fabrizio Mirabelli e i segretari di circolo Michele Di Toro e Pino Tuscano,  c’erano il consigliere comunale Andrea Civati, il segretario cittadino dei Giovani democratici Giacomo Fisco e praticamente tutto il gruppo giovani. Unico eccezione tra questi ultimi il vicesegretario Gd Luca Battistella, che ha dichiarato ufficialmente il suo appoggio a Galimberti.

I giovani naturalmente, quasi tutti appartenenti alla corrente renziana, non hanno stretto l’accordo con Marantelli, ma hanno scelto di appoggiare la linea della loro corrente.

La partita era difficile: anche se tutti gli opinion leader davano per scontata la vittoria del deputato, un osservatore un po’ più attento, fin dall’inizio, non avrebbe dovuto sottovalutare la forza di Galimberti, supportato dal gruppo che già aveva portato alla vittoria per la segreteria cittadina Luca Paris, e che vede tra gli esponenti di punta, oltre agli stessi Galimberti e Paris, l’ex segretario cittadino Roberto Molinari,  l’ex capogruppo Emiliano Cacioppo e il vicecapogruppo attuale Luca Conte.

Questo gruppo, che oggi si conferma essere l’anima del Pd cittadino, è ormai da anni molto affiatato e in grado di ottenere le vittorie che si prefigge.

La partita per Marantelli,  quindi, nonostante la “macchina da guerra” di voti che è Mirabelli, era difficile fin dall’inizio. La differenza poteva essere fatta da un massiccio intervento appunto dei vertici renziani.

I calcolo ufficiosi fatti dopo il voto sembrano mostrare come, in quelle 858 preferenze, sia mancato l’apporto di personaggi del calibro di un segretario regionale, un segretario provinciale e un capogruppo in Provincia.

Delle due l’una: o il loro potere si estende su tutta la provincia, ma Varese città è per loro una sorta di “villaggio di Asterix” impenetrabile, oppure l’altra opzione potrebbe essere che semplicemente siano rimasti a guardare.

Un appoggio semiformale al deputato, pacche sulle spalle in privato, ma non si sarebbero certo impegnati più di tanto nel chiamare a raccolta i propri elettori, quelli esterni al partito, per convincerli ad andare alle urne.

Una teoria che sta girando nei corridoi di via Monte Rosa. E che sembrerebbe essere supportata dai numeri.

Il fedelissimo marantelliano Mirabelli ha ottenuto 400 preferenze alle comunali 2011. Questo lo vede come colui che almeno, a dir poco, un terzo dei voi lo ha portato a queste primarie a Marantelli.  Lo stesso Marantelli qualche centinaio di voti lo ha mosso. Rimangono fuori poco più di duecento voti, che arrivano dai Gd e dagli altri supporters, Di Toro, Tuscano e l’ex candidata sindaca Luisa Operandi.

I voti dei big? Sono rimasti nel cassetto, probabilmente. Del resto, come scrivevamo all’inizio di questa campagna delle primarie, Marantelli è sempre stato il principale “nemico” dei renziani. I vertici della corrente del premier sono rimasti a guardare la sfida, giocando sulla divisione interna all’area ex bersaniana.

Se Marantelli avesse vinto, avrebbero potuto dare la spallata alla segreteria di Paris e al suo gruppo. In caso contrario, il loro “antico” nemico sarebbe andato da solo incontro alla sconfitta. In ogni caso, loro ne sarebbero usciti sconfitti.

Certo, per sedersi al tavolo dei vincitori, occorre comunque almeno far finta di combattere. Sacrificare le truppe,  come Cavour fece con la guerra di Crimea.

La “carne da cannone”, in questo caso, è stata rappresentata dai giovani, mandati allo sbaraglio senza copertura aerea.

La politica è anche questo. Ma sacrificare ragazzi che si avvicinano alla militanza politica con degli ideali, pensando di lavorare per il bene comune, è qualcosa che è difficile da digerire, per chi ancora intende la politica come una “forma di altruismo”, un mettersi a disposizione della propria comunità per il bene comune. Sembrano parole venute fuori da qualche favola in effetti.

Eppure, guardando da fuori, tra chi ha supportato Galimberti non si sono visti “giochetti” come quelli avvenuti tra i renziani.

Marco Tavazzi

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