Davide Galimberti, l’uomo politico serio che fa paura al centrodestra

Due caratteristiche rendono il candidato sindaco del centrosinistra un avversario temibile per i partiti dell'attuale maggioranza. La serietà e la capacità di attrarre il voto moderato. In più non vive di politica

18 dicembre 2015
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Galimbertifoto

La vittoria di Davide Galimberti (nella foto con il vicecapogruppo Pd Luca Conte) alle primarie del centrosinistra è il primo passo verso il cambiamento nella città di Varese. Dopo qualche giorno dal risultato, a bocce ferme come si suol dire, possiamo infatti analizzare in maniera più tranquilla la situazione politica che si sta delineando a seguito del voto dei varesini alle consultazioni del centrosinistra. 

E il dato che sembra emergere come il più chiaro è che Galimberti, rispetto all’ex sfidante Marantelli, abbia le caratteristiche per riuscire ad “espugnare” Palazzo Estense, dopo oltre vent’anni di governo leghista monocolore prima, e di centrodestra dopo.

A favore di Galimberti ci sono essenzialmente due caratteristiche che lo contraddistinguono.
Innanzitutto la serietà: il personaggio è serio, molto competente in materia di pubblica amministrazione (che come avvocato è il suo pane quotidiano).

Ma si fa conoscere per quello che dice, per i suoi contenuti, mette davanti l’essere all’apparire.

Un esempio che potrebbe sembrare stupido, ma non lo è, il fatto che non si tinga i capelli, che porti con orgoglio la brizzolatura, nonostante la giovane età (39 anni). In un mondo politico dove spesso, anche tra gli uomini, la vanità è ovunque, questo suo essere “normale”, simile ai cittadini comuni, lo fa apprezzare.

Dopo vent’anni di politica dell’apparire che superava i contenuti, la gente è stufa. E Galimberti piace.

La serietà non è solo nell’aspetto: riesce a intavolare sempre un dialogo costruttivo. Nei dibattiti è stato forse colui il quale ha posto meno enfasi su ipotesi di mega progetti per Varese, perché il suo progetto è una generalizzata rinascita della città. Insomma, non serve lo slogan, ma un lavoro generale e totale.

La sua serietà conduce direttamente alla seconda caratteristica che lo porta ad essere un potenziale vincitore alle comunali dell’anno prossimo.
Attira il voto moderato. Può raccogliere il voto medioborghese e borghese che a Varese ha quasi sempre guardato al centro e al centrodestra.

Tant’è vero che a suo supporto, già alle primarie, si sono schierati esponenti centristi, come il già vicepresidente di Aler Agostino De Troia, stanchi dei “giochetti” della loro ex classe dirigente, che dopo anni di “antileghismo militante” ha deciso di gettarsi ai piedi del partito di Salvini. Quest’area centrista ha sempre guardato con simpatia verso il centrosinistra. Ed ora che l’Udc non esiste di fatto più, i loro voti potrebbero convergere in larga maggioranza verso il Pd.

Al contrario, il centrodestra è in chiarissima difficoltà, oscillando tra un candidato civico, Stefano Malerba, e varie ipotesi di candidati di partito, da Carlo Piatti a Fabio Binelli, che al momento però sono lontane dal concretizzarsi. Questo con un rapporto in disfacimento con Forza Italia, che punterebbe invece su Luca Marsico, e il neonato movimento di Varese Attiva, subito ribattezzatosi i Bavaresi (come una nota corrente della Dc negli anni ’80 a Varese). E domani chissà come si chiameranno.

Il dado è tratto per il centrosinistra varesino, che si prepara alla sfida. Nel centrodestra, non hanno ancora deciso chi deve lanciare i dadi.

Marco Tavazzi

Ps: Galimberti ha un lavoro, non vive di politica. Così come il gruppo Pd che lo ha supportato alle primarie è fatto da persone che incredibilmente riescono a fare politica e a mantenersi con un lavoro vero. È interessante, nel centrodestra, assistere a chi oggi crea liste civiche o presunte tali quando fino a ieri la sua unica “professione” era avere una tessera di partito in tasca. Il lupo perde il pelo, cambia nome al partito, ma non il vizio.

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