Varese: un centrosinistra compatto e moderato piega un centrodestra logorato

EDITORIALE - I meriti di chi ha vinto, i demeriti di chi ha perso

20 giugno 2016
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Da settant’anni Varese non aveva un sindaco di centrosinistra: Davide Galimberti ha spezzato quello che appariva come un vero incantesimo, dopo decenni in cui, al lunghissimo tempo di incontrastato dominio democristiano, ha fatto seguito l’epoca leghista, prima orgogliosamente in solitaria, poi nell’ambito di una più ampia coalizione di centrodestra, proprio nella città in cui la Lega Nord è nata insieme ai suoi leader (da Umberto Bossi a Roberto Maroni).

In politica come nello sport, i risultati arrivano per il giusto mix di meriti dei vincitori e demeriti degli sconfitti: impossibile stabilire il confine tra gli uni e gli altri, tuttavia s’impone un’analisi per capire le cause di un risultato, nella “piccola” dimensione di un capoluogo di 80.000 anime, a tutti gli effetti storico.

I MERITI DEI VINCITORI – Il centrosinistra vince perché è unito. Sembra un’ovvietà, ma il percorso svolto dalla coalizione, pur senza nascondere le ovvie difficoltà presentatesi a tratti, rappresenta una delle chiavi del successo. Il Partito democratico, che si conferma una volta di più la principale forza politica cittadina con un nitido scarto su tutte le altre, ha costruito al suo fianco una rete ben diversa da quella presentata in altre occasioni: la Lista Davide Galimberti ha inglobato, nel nome del sindaco, personalità di varia estrazione, alcune delle quali magari non avrebbero mai votato per questa coalizione in altre circostanze. Nomi più o meno noti, del mondo dello sport e della cultura, delle associazioni e delle imprese, che hanno conquistato diverse preferenze rappresentando forse la vera sorpresa della competizione elettorale.

Varese 2.0 si è rivelata determinante per convogliare nell’alveo di Galimberti alcune sensibilità anche in tal caso non sempre affini al centrosinistra: nato come “movimento di protesta” contro il parcheggio alla Prima Cappella e il taglio dei cedri ai Giardini Estensi e cresciuto attorno alla figura di Daniele Zanzi, ha fatto breccia tra i commercianti del centro, tra gli intellettuali della “buona borghesia”, tra professionalità altrimenti poco avvezze all’azione politica.

Se Cittadini per Varese ha svolto un ruolo relativamente di bassa importanza, anche a causa di una costituzione repentina e improvvisa, Progetto Concittadino ha invece “coperto a sinistra” la coalizione: insieme alla lista di Zanzi ha intercettato una non quantificabile parte dell’elettorato grillino, mentre insistendo sulle tematiche ambientali, sull’innovazione e su altri argomenti spesso declinati con una non indifferente dose di sana creatività ha drenato voti da quella sinistra varesina certamente minoritaria e incapace, pur avendo trovato una personalità preparata come Flavio Pandolfo, di costruire una credibile alternativa. Anche perché, è bene ricordarlo, perlomeno quel che restava di Sinistra Ecologia Libertà abbandonò il tavolo della coalizione prima dell’indizione delle primarie.

Ecco, le primarie. Da altre parti d’Italia, questo strumento importato e italianizzato dal Pd non funziona: chi perde, vedi il caso ligure di un anno fa o quello di Napoli di quest’anno, ha la tendenza a disimpegnarsi, se non addirittura a fare una guerra a tutto campo al vincitore, in barba alla comune appartenenza politica. A Varese non è andata così: detto di Zanzi e De Simone, Daniele Marantelli, la cui sconfitta di dicembre fu clamorosa almeno tanto quanto la vittoria di Galimberti di ieri, ha lavorato in favore del candidato sindaco, mettendo da parte il forte orgoglio personale. Lo stesso hanno fatto i suoi tanti sostenitori, in particolare i giovani e i giovanissimi capitanati da Andrea Civati e Giacomo Fisco, senza trascurare una Luisa Oprandi sulle cui basi costruite cinque anni fa il nuovo sindaco ha edificato il proprio successo: una bella lezione di stile e di politica proprio allo stesso Pd, che in altre parti d’Italia si perde in estenuanti divisioni.

Per chiudere l’analisi sui vincitori, un paragrafo va ovviamente dedicato proprio a Davide Galimberti. Nell’epoca di una politica sempre più personalizzata e sempre meno partitizzata, la figura del candidato sindaco è assolutamente essenziale per le chance di successo: ben poco conosciuto in città prima delle primarie, l’avvocato di Valle Olona ha costruito la sua vittoria un passo dopo l’altro, settimana dopo settimana, girando ripetutamente ogni rione, entrando fisicamente nei negozi e nelle aziende (talvolta persino nelle case), incontrando tutte le associazioni di categoria e di volontariato. Soprattutto, mettendo in mostra una moderazione caratteriale ed ideologica particolarmente apprezzabile in una città certamente non “rivoluzionaria” come Varese: il capoluogo prealpino, molto più benestante rispetto alla media nazionale, non aveva bisogno di fantasiose promesse su cambiamenti radicali, quanto di un cambiamento più dolce, più delicato, appunto più moderato, che Galimberti ha incarnato perfettamente senza per questo risparmiare stoccate a chi ha amministrato Palazzo Estense negli ultimi 23 anni.

I DEMERITI DI CHI HA PERSO – Già citando l’arco temporale in cui il centrodestra ha guidato la città, ovvero 23 anni, si intuisce una delle prime cause della clamorosa sconfitta: inevitabile il logoramento, al di là di demeriti amministrativi che i varesini hanno evidentemente giudicato tali.

Ci sono poi una serie di ragioni politiche: anzitutto, il crollo dei due “azionisti di maggioranza”, ovvero Lega Nord e Forza Italia. Il partito berlusconiano, come avvenuto anche a livello nazionale, è ormai prossimo a scendere sotto la doppia cifra e anche a Varese si basa esclusivamente sulla forza delle preferenze di chi si candida: basti pensare che su 3652 voti di lista, oltre 1400 arrivano dai primi quattro classificati in quanto a voti personali. La Lega Nord paga invece un duplice scotto: anzitutto quello di essere diventato un soggetto molto diverso da quello di bossiana memoria, ovvero un partito ormai a tutti gli effetti nazionale e nazionalista, non più fieramente regionalista e autonomista. Per quanto Salvini possa far breccia in una nuovo elettorato su scala nazionale, probabilmente in queste terre dove il Carroccio è nato e cresciuto c’è una certa nostalgia verso la vecchia Lega quasi di pura lotta, nonostante le numerosissime esperienze amministrative romane come regionali e locali: il nuovo volto della Lega è stato confermato anche dalla scelta di un candidato, Paolo Orrigoni, per la prima volta non direttamente riconducibile all’Alberto da Giussano. Questo ha creato non sopiti mal di pancia tra i militanti storici, che hanno visto la scelta dei loro dirigenti come un passo indietro, come un ripiego rispetto alla storica tradizione: forse l’impegno di qualcuno è venuto meno, forse un candidato più “verde” – senza nulla togliere alla generosità dell’imprenditore – avrebbe fatto realizzare al partito un risultato migliore.

Se Movimento Libero tocca il punto più basso di un’esperienza politica brillante quando si marcava di civismo e dunque di autonomia rispetto alle coalizioni e invece ben poco efficace nell’ambito del centrodestra, il Popolo della Famiglia non ha saputo far breccia in molte sfere della Varese “bianca” e cattolica e Fratelli d’Italia-Varese Cresce si è basata, più che su un radicamento storico, essenzialmente sulle preferenze di tre big reduci da importanti esperienze amministrative come Giacomo Cosentino, Stefano Clerici e Riccardo Santinon. Nota positiva la Lista Orrigoni, anche in tal caso, come la sua controparte di centrosinistra, vera sorpresa elettorale nonché dimostrazione di come un “civismo mascherato” risulti quasi più attraente del partitismo, con la sua capacità di attrarre personalità e professionalità di ogni settore.

Infine, un’ultimissima considerazione: una grande novità delle elezioni 2016 è stata data dalla presenza di Comunione e Liberazione non più come un granitico blocco unitario incentrato in un unico partito sul quale convogliava un’infinità di preferenze, bensì come un soggetto ora diviso tra più correnti. Una parte di CL, da sempre potentissima azionista della città bosina, rientrava nel Nuovo Centrodestra che ha assunto il nome di Varese Popolare; un’altra parte in Forza Italia; un ulteriore segmento nella Lega Civica di Malerba; infine, una piccola ma significativa porzione persino nell’ambito della Lista Galimberti. Questa frammentazione, specchio della decadenza politica del movimento dopo la fine dell’epopea di Roberto Formigoni, ha senz’altro agevolato il compito di Davide Galimberti e delle forze di centrosinistra.

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