Varese, Malerba scrive a Salvini: “Non siamo servi né della destra, né della sinistra”

Il candidato sindaco della Lega Civica si definisce di centro radicale e parla di una classe dirigente mediocre della Lega Nord

23 maggio 2016
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Malerba Stefano

Caro Salvini,
votare Malerba vuol dire votare il centro. Noi siamo cittadini di centro. Non siamo servi della destra, né della sinistra. Chiediamo pari dignità. E’ un centro che ha valori non negoziabili: la persona come diritto vivente che lo stato deve solo riconoscere e rispettare, la libertà economica inscindibile dalla libertà politica, l’anti-statalismo come avversione alle burocrazie opprimenti e dissipatrici anche locali.
Cosa vuol dire centro “radicale”? Vuol dire che quando si confronta con la destra o la sinistra non
rinuncia alla propria progettualità ed ai propri contenuti e che potrà gestire la cosa pubblica solo con chi accoglierà questi contenuti. E se non troverà accordi, sceglierà comunque, anche se non gestirà.

Noi ci sentiamo potere costituente e per questo contestiamo il potere costituito nelle sue inefficienze.
In ogni comune, liberamente, senza un partito opprimente che ci dà ordini da fuori e che ci impone i suoi compromessi. E per esistere come centro andiamo sul campo e cerchiamo i voti. Se non li prenderemo andremo a casa, se li prenderemo avremo conquistato la nostra libertà di scelta. Sì, libertà di scelta: avremo la responsabilità di determinare il futuro della città. Con responsabilità, perché lo faremo privilegiando il cambiamento ed il progetto di sviluppo della città.

Abbiamo criticato aspramente la mediocrità della classe dirigente leghista dell’ultimo decennio per carenza di cultura amministrativa e per la prepotenza padronale derivata dal fatto che l’abdicazione di Berlusconi verso Varese ha tolto una sana competitività ed ha impigrito una già mediocre classe dirigente. Risultato un evidente immobilismo. La burocrazia comunale è diventata il perno della politica varesina: la burocrazia deve eseguire, non indirizzare e decidere al posto di una classe politica indolente. Se la Lega Nord è “quella del carrello”, quella che vuole continuare questo andazzo, si perpetuerebbe la mediocrità.

Non si può perdonare questa Lega Nord. C’è una Lega Nord diversa, fatta di persone nuove con idee nuove che hanno voglia di fare fatica e confrontarsi? Non l’abbiamo vista e ad oggi non si vede. Noi non condividiamo i contenuti lepeniani, come non li condivide Berlusconi, come non li condividono altri che stanno con Salvini. Cosa comporta sul piano comunale? La definizione di politiche integrative precise sul principio che prima del cittadino esiste una persona concreta, con un nome e cognome, e questa lo stato la deve rispettare comunque ed in ogni caso.

Al Pd diciamo che non viene dalla luna, come lo abbiamo già detto alla nostra assemblea civica del 18 aprile. Ha una presenza lunga in amministrazione che ha visto agli albori del ventennio un sinistrismo padano dominante. Qualcuno ha memoria di un progetto urbanistico di sviluppo della città proposto dal PD? Anche questa è mediocrità ed umilmente occorrerebbe prenderne atto. Anche noi abbiamo persone che vengono dai partiti della seconda repubblica ed hanno convissuto con questa mediocrità.
Però oggi si sono rimessi in gioco lasciando gli ormeggi comodi del partito di riferimento ed hanno dato spazio e sostengono persone nuove e libere.
L’esperienza politica della Lega Civica, non è riducibile a quella di una lista civica come protasi del
partito che esprime il candidato sindaco. Siete di fronte non ad una lista civica ma ad un nuovo
soggetto politico che ha nel civismo puro la sua essenza politica. E il civismo è solo una cosa: nella
città è possibile fare politica liberi dai partiti tradizionali. La teoria dell’ago della bilancia è il concetto centrale di un nuovo scenario politico che si aprirà dopo il referendum di ottobre, dove sarà possibile concepire un “partito non parlamentare” che faccia da ago della bilancia a livello nazionale.

Il centro potrà sopravvivere in una forma radicalmente diversa dal passato, oltre ogni paradigma democristiano di mediazione pura, come partito di pressione. Varese per noi è un laboratorio politico in funzione nazionale.

Crediamo nell’idea di un centro radicale che sopravviva in un “partito non parlamentare
nazionale”, che federi esperienze civiche libere ed indipendenti e che cosi facendo abbia una
percentuale capace di determinare i ballottaggi sulla base dei progetti e dei contenuti. Noi stiamo
lavorando per una LEGA DEMOCRATICA NAZIONALE, per costituire un partito non parlamentare.

E come è nata da Varese la Lega nord, così crediamo che da Varese possa nascere un’altra esperienza politica nazionale. Siamo dei sognatori?
E’ possibile, ma noi ci crediamo veramente.
Stefano Malerba

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