Progetto ConCittaDino per una città dei bambini

Flashmob domenicale della lista alleata di Davide Galimberti

23 maggio 2016
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bambini

Varese deve diventare “Città dei bambini”: tutto, dalla viabilità ai marciapiedi, dai servizi agli spazi dedicati alle famiglie, deve essere a misura dei più piccoli.

Oggi questa ottica non esiste, ed è per denunciare questa mancanza di attenzione alle famiglie che nel pomeriggio i candidati di Progetto ConcittaDino e i loro amici hanno creato un originalissimo flash mob, “Varese (si) cambia davvero!”.

Un “cambio pannolino collettivo”, con un tavolo portatile che diventa fasciatoio nel mezzo dei Giardini Estensi. Perché un altro posto per cambiare i più piccoli, a Varese, non c’è. «E noi vorremmo crearlo – spiega il capolista, Dino De Simone, in prima fila al cambio con il suo piccolo Alessandro di 17 mesi – insieme a Davide Galimberti, anche lui papà molto sensibile a questi temi, sappiamo che potremo farlo».

Uno spazio pubblico in centro, quindi, dove trovare fasciatoi, poltrone per l’allattamento, angolo giochi al coperto per i più grandicelli e magari anche uno sportello di counseling dedicato in collaborazione con uno dei consultori presenti in città, con figure professionali in grado di rispondere a dubbi e problemi dei genitori.

«Ma non ci basta – continua De Simone – gli spazi in città si devono moltiplicare. Ecco allora che il Comune dovrà fare un accordo con i gestori di esercizi pubblici, per incentivare da parte loro la moltiplicazione di angoli “amici dei bambini” in ogni bar o ristorante della città».

I bisogni delle famiglie, però, sono molti. Compreso quello di essere informate su ogni possibile vantaggio, bonus o altro tipo di aiuto. «Una proposta che facciamo è quella di formare risorse interne che già lavorano negli sportelli comunali dedicati, perché diventino un punto di riferimento per le famiglie, in grado di aiutare i cittadini ad orientarsi e ad ottenere ciò a cui hanno diritto – spiega De Simone, che continua – insomma, vogliamo che in Comune, a Varese, cambi il punto di vista con cui si guarda la città. Deve essere quello dei bambini, perché i loro bisogni coincidono con quelli di gran parte dei cittadini, specie le fasce più deboli. Dare la parola ai bambini cambia tutto, e porta ad un enorme risultato: guardando con gli occhi dei bambini si riesce a non lasciare indietro nessuno».

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