Teatro Periferico lancia il progetto Limes

Collaborazione con sette paesi dell'Alto Varesotto per un'originale iniziativa che punta a coinvolgere la cittadinanza

30 novembre 2015
Guarda anche: Luinese
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I comuni interessati dal progetto triennale “Limes. Confini che s’incontrano” sono Azzio, Cassano Valcuvia, Castello Cabiaglio, Gavirate, Germignaga, Maccagno con Pino e Veddasca, Porto Valtravaglia.
La zona di interesse è quella dell’Alto Varesotto, circondata da bellezze naturali (laghi, montagne, boschi) che attraggono turisti italiani e stranieri, questi paesi sono piccoli o piccolissimi dal punto di vista del numero di abitanti: Gavirate, il comune più popoloso, conta 9.000 residenti, Castello Cabiaglio poco più di 500. La popolazione immigrata si aggira attorno all’8%.
Obiettivi del progetto triennale
Il progetto Limes. Confini che s’incontrano, assume come obiettivi principali:
– incentivare la frequentazione dei luoghi culturali e artistici del territorio e la partecipazione alle iniziative che in essi si svolgono
- favorire l’espressione culturale artistica delle varie componenti della società (in particolare stranieri, giovani e anziani)
– consentire la produzione culturale, valorizzando le culture di appartenenza (produzioni artistiche e culturali create e agite direttamente dai cittadini)
Inoltre si pone come obbiettivi specifici:
– favorire nei fruitori un processo di affezione nei confronti dei luoghi di produzione culturale e artistica
- attivare processi di elaborazione da parte dei cittadini di prodotti culturali che rappresentino le varie identità presenti sul territorio
– valorizzare il patrimonio culturale delle comunità locali e straniere, a partire dalle microstorie individuali
- valorizzare le potenzialità interculturali delle comunità italiane e straniere presenti sul territorio
– favorire lo scambio culturale fra cittadini, italiani e stranieri, all’interno di uno stesso comune
- costruire un repertorio di materiali da lasciare a ogni comune come testimonianza del lavoro svolto
– creare gruppi di lavoro che funzionino da elemento aggregante.
I cambiamenti che si intende operare a lungo termine sono:
– lo sviluppo di una maggiore coesione sociale fra cittadini, intendendo per coesione non un’intesa di facciata tra i componenti di una stessa comunità, ma l’apertura di un dialogo vero che comporti, laddove necessario, l’eventuale riconoscimento e accettazione di criticità. La costruzione di relazioni positive tra persone che vivono sullo stesso territorio e che incontrandosi all’interno dei luoghi deputati, conoscendosi e lavorando insieme, possano sviluppare un senso di appartenenza
– il superamento del localismo, in favore di un maggiore ampliamento degli orizzonti culturali e l’apertura di uno sguardo più accogliente sulla diversità.
- una maggior diffusione degli strumenti di produzione culturale e artistica che permetta la produzione dal basso, lo sviluppo delle capacità critiche e migliori la possibilità di fruizione
– l’educazione al riconoscimento del bello e al valore della cura, intesa come impegno, passione e diligenza.
I cittadini stessi, confrontandosi e collaborando tra loro su progetti concreti e assumendo una crescente responsabilità, potranno essere i protagonisti di questa trasformazione. Si tratta di superare la diffidenza e il pregiudizio nei confronti dell’altro, sia egli uno straniero o un vicino di casa.
Il cambiamento perseguito è in parte già stato avviato negli anni scorsi. Da quando Teatro Periferico, vincendo il bando Etre di Fondazione Cariplo, è diventato una residenza teatrale, ha promosso in modo costante iniziative artistiche su tutto il territorio che lo ospita. Gli interventi si sono focalizzati sulla pedagogia, attraverso la scuola di teatro a Cassano Valcuvia che oggi conta sessanta iscritti, i corsi nelle scuole elementari, medie e superiori del territorio, realizzati grazie al bando sul Nuovo pubblico di Fondazione Cariplo e i laboratori creativi organizzati a ridosso degli eventi. Inoltre, si è dato ampio spazio al lavoro per l’avvicinamento di nuovo pubblico, sempre più chiamato a partecipare a processi attivi di autoformazione e produzione artistica, attraverso incontri culturali, laboratori di critica teatrale, presentazione di spettacoli in luoghi atipici. Oggi riscontriamo una maggiore partecipazione rispetto a cinque anni fa. Tuttavia il processo richiede tempi lunghi, pazienza e costanza. S’intende procedere per piccoli passi, raggiungendo brevi traguardi, consapevoli che i progressi ottenuti vanno consolidati, radicati nel tessuto sociale e mai dati per scontati.
Il luoghi prescelti per i vari comuni sono i seguenti:
• La biblioteca, luogo di incrocio dei saperi e, sempre più, di aggregazione e di produzione culturale
• La sala polivalente, spazio multifunzionale, utilizzabile per corsi, seminari, laboratori, letture teatrali, mostre
• Il museo, luogo di espressione artistica, dove l’esperienza individuale si trasforma in opera d’arte
• Il teatro, luogo di comunicazione dove le storie prendono forma e corpo, diventano parola teatrale, drammaturgica 
Il metodo che Teatro Periferico intende sfruttare per avvicinare i cittadini ai luoghi della cultura parte quindi dalla raccolta delle storie (storie che riguardano esperienze di vita, favole che arrivano dall’infanzia, storie di avventure nella natura, storie di lavoro, storie di integrazione…) 
Raccontarsi è importante. La convivenza fra le varie comunità non è sempre facile; se spesso manca il rispetto è a causa della scarsa conoscenza reciproca. Narrare le proprie storie per comunicare le varie identità e condividerle può essere di grande aiuto. 
Chiunque si racconti, attiva verso di sé e verso gli altri un processo di ri- conoscimento: le storie personali aiutano a definire la propria identità e migliorano le relazioni, individuando caratteri simili, assonanze, analogie e somiglianze fra noi e gli altri, dunque favoriscono la convivenza civile. Lo scambio dei racconti di vita, infatti, rende evidente come spesso tra gli esseri umani si ritrovino le stesse situazioni, gli stessi riti, le stesse dinamiche sociali, le stesse paure. Ciò unifica e non divide, permette la conoscenza reciproca, annulla gli stereotipi da entrambe le parti. Tuttavia talvolta possono emergere differenze, generate da contesti culturali radicati nella storia di ogni comunità. Il confronto può favorire il rispetto delle reciproche diversità. 
La cultura deve servire a creare le condizioni per questo ri-conoscimento e i luoghi dove si fa, dove si conserva e dove si mette a disposizione cultura, non possono che risultarne arricchiti. In questo modo, superando le funzioni tradizionalmente ad essi attribuite (stagioni teatrali, consultazione di libri, esposizione di opere) e aprendosi alla partecipazione attiva e concreta dei cittadini, possono diventare luoghi di vera produzione culturale e artistica. Le persone coinvolte, facendo un’esperienza diretta e agendo in prima persona, potranno conquistare consapevolezza e senso di responsabilità, uscendo così da una condizione passiva di sola fruizione. 
Le storie si possono raccogliere in due modi: o scrivendo la propria storia o registrando quella di un altro.
La prima modalità presuppone un percorso autobiografico. L’autobiografia permette una maggior conoscenza di sé, consente uno sguardo più lucido, offre la possibilità di appassionare gli altri con il proprio vissuto, sviluppa la creatività. Il protagonista del processo è il singolo, che di fronte a se stesso attiva un percorso di autoconoscenza. Il racconto di sé può riguardare l’esperienza della propria vita o un tema specifico. 
La seconda modalità presuppone la presenza di due attori: il raccoglitore di storie e il portatore di memoria. Non si tratta di porre domande, magari a raffica, e 
ricevere risposte, ma di creare una relazione di fiducia con l’altro, tale che gli consenta di aprirsi e di raccontare la propria esperienza senza timori o reticenze. Si fissano un luogo e un tempo per la conversazione, di comune accordo con la persona da incontrare e si resta in ascolto. Il testimone si racconta e il raccoglitore di storie trascrive fedelmente, parola per parola, quello che ha registrato. Anche in questo caso l’intervista narrativa può riguardare l’intera vita o un’esperienza specifica.
Qualora la raccolta di storie avvenga attraverso i bambini, la metodologia cambia. I bambini sono portatori di storie. Con loro ci si propone di arrivare ai racconti attraverso il gioco teatrale, che consente di esprimere, raccontare e far emergere storie, parole, immagini, quasi involontariamente, senza fatica, in modo meno ragionato e più spontaneo.
Può accadere inoltre che il racconto di sé e di una comunità riveli conflitti, traumi non risolti, sfilacciature, relazioni consumate.
Il lavoro non intende ignorare gli eventuali nodi critici che possono emergere, ma favorire la loro rivelazione così da poterne prendere atto e affrontarli.
Si può raccontare di sé anche affrontando un tema specifico. Poiché i temi possono essere i più vari, la scelta deve essere particolarmente mirata e attenta. Per questo motivo abbiamo pensato, in fase progettuale, di incontrare più volte gli assessori alla cultura dei comuni partner del progetto. L’ascolto e il dialogo con loro ci ha permesso di stendere un’ideale mappa “parlante” dei comuni coinvolti: abbiamo individuato, caso per caso, specifici nodi e problemi, ma anche punti di forza, qualità, risorse che valeva la pena di narrare.
Per ciascun paese è stato scelto quindi un tema, basandoci sulla vocazione particolare di questo o quel comune e tenendo conto del luogo che s’intende valorizzare.
Qui di seguito una breve illustrazione dei comuni coinvolti, dei luoghi culturali interessati e dei temi scelti.

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