Taldone: “L’ospedale di Luino ancora in balia di incertezze”

Riflessioni del consigliere provinciale sul futuro della clinica dell'Alto Varesotto

22 giugno 2016
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Giuseppe Taldone

Giuseppe Taldone

Quando in ballo c’è la salute non si scherza! Ognuno di noi spera di viver sano, ci mancherebbe, ma in caso di malattia pretende un servizio adeguato ed efficiente. Più che comprensibile. Mantenere in ordine un ospedale risponde quindi ad una precisa esigenza di cui nessuno può fare a meno. L’ospedale di Luino, per le caratteristiche del territorio in cui sorge, ha una sua particolare valenza che lo rende insostituibile. Per questa ragione quando si trattò di scegliere se riqualificarlo o cambiarlo con uno nuovo a Cassano, territorio, politica ed istituzioni optarono per la prima ipotesi. Troppi i dubbi e le incertezze su un’operazione che avrebbe spostato il baricentro sanitario più a sud, lasciando di fatto più sguarnita l’area montana del nord.

E oggi? Siamo ancora in balia di incertezze e criticità che, nonostante le smentite ufficiali, procurano inevitabili allarmismi alla popolazione. Alcuni, senza troppi giri di parole, denunciano il continuo scippo di servizi, ipotizzando un preciso disegno finalizzato a far chiudere la struttura. Altri invece sostengono che si fa un gran bacano per niente, visto che le problematiche sollevate, in buona parte, sono fisiologiche in ogni ospedale. Ma come stanno realmente le cose?

Probabilmente la verità è nel mezzo. L’ospedale di Luino né chiude né rischia la chiusura. Ciò va detto in modo chiaro non solo per amor di verità, ma anche per evitare malintesi che potrebbero nuocere gravemente all’immagine della struttura. Nessun politico, a qualsiasi livello, si sognerebbe mai di favorire lo smantellamento di un’ospedale: il territorio compatto si rivolterebbe. Ciò non vuol dire che non ci siano problemi.

Alcuni di questi sono reali e vanno affrontati, altri sono solo apparenti e riflettono scelte operative. Mi spiego meglio. Centralizzare la lettura degli esami di laboratorio a Varese è un finto problema, visto che risponde ad una precisa normativa europea in tema di sicurezza che l’Italia da tempo ha recepito. Effettuare il prelievo di sangue in spazi ristretti ed affollati, può diventare un problema quando crea disagio ai cittadini. Spostare un polo nascite, come è accaduto a Luino, quando i parti scendono sotto un numero minimo (un tempo era 500 nati/anno, ma oggi le linee guida parlano di 1000) è un falso problema che risponde solo a criteri di efficienza e sicurezza: alla partoriente interessa non tanto il dove ma il come si viene assistiti. Non avere una Risonanza Magnetica Nucleare presso il nostro ospedale può essere un vero problema soprattutto nella gestione di casi difficili e in urgenza. Potrei continuare l’elenco ma sarebbe più giusto approfondire l’argomento con un genuino confronto tra direzione, istituzioni, personale e utenza/comitato. Queste mie personali riflessioni, durante l’ultima commissione consigliare welfare a Luino, sono state largamente condivise.

La sanità negli anni è completamente cambiata, si è evoluta e trasformata, sono cambiate le normative, le leggi in materia di sicurezza, le strategie sanitarie ma anche le risorse economiche. Per queste ragioni non ha più senso fare paragoni con il passato o con quello che è stato il nostro ospedale. È indispensabile invece ascoltare senza pregiudizio il parere chi conosce bene la struttura, perché vi lavora o perché ne usufruisce: molti suggerimenti, se accolti, consentirebbero di ottimizzare la qualità del servizio. Ad esempio potenziare il Pronto Soccorso, incrementare l’attività ambulatoriale ed abbattere i tempi d’attesa per visite ed esami strumentali, permetterebbe di migliorare l’offerta sanitaria ed intercetterebbe meglio le esigenze della nostra comunità. Il direttore generale continua a smentire ogni ridimensionamento ma intanto i cittadini, non convinti, si organizzano in comitati e raccolgono migliaia di firme a tutela dell’ospedale. Ciò testimonia un disagio profondo che non va assolutamente sottovalutato. Braccio di ferro tra vertici aziendali e territorio? Non credo, ma soprattutto non spero. Non è un derby dove ci si scontra tra tifoserie. Ognuno, dal suo punto di vista, ritiene di avere le idee chiare. Divergenze di pensiero sono fisiologiche, ma un momento di sintesi va comunque ricercato.

La direzione ha obiettivi in linea con gli indirizzi regionali. Il personale ha le sue priorità e vorrebbe essere più ascoltato. Agli utenti infine interessa solo che le cose funzionino. Da qui dobbiamo ripartire, cercando una sintesi tra le parti ma senza forzature, pregiudizi o faziosità. Ho avuto modo di confrontarmi sia con il presidente della commissione sanità della Comunità montana, dr Paolo Enrico, sia con il presidente del comitato cittadino nato a difesa dell’ospedale di Luino, dr Sergio Moalli. Entrambi da tempo si stanno muovendo con proprie proposte. Sono riferimenti importanti, l’uno istituzionale e l’altro territoriale, che potrebbero efficacemente interagire e che dovrebbero essere maggiormente ascoltati. Tanto più che da medici conoscono bene la materia e potrebbero essere un utile supporto alle scelte aziendali. Su questi argomenti la speranza è di trovare un percorso condiviso tra azienda, personale, istituzioni e territorio che sia non di scontro ma d’incontro, non di protesta ma di proposta. Se ne avvantaggerebbero un po’ tutti con positive ricadute sulla qualità dei servizi erogati. Così pensiamo sia giusto procedere: quando in ballo c’è la salute non si scherza!

GIUSEPPE TALDONE

CONSIGLIERE PROVINCIALE

CAPOGRUPPO ‘LA GRANDE LUINO’

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