Taldone: “Il Luinese ha un’innata vocazione al turismo”

Il consigliere provinciale e comunale riflette sulle potenzialità turistiche

28 febbraio 2016
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Luino

Si parla spesso di turismo come di uno strumento fondamentale per rilanciare l'economia del nostro territorio.

L’industria è in crisi, l’edilizia praticamente ferma, il frontalierato non offre più garanzie, il commercio tiene ma con difficoltà e la disoccupazione serpeggia. Che fare? Il Luinese presenta un’innata vocazione al turismo che deriva soprattutto dalla bellezza dei luoghi ed dalla presenza del lago.
Peccato che, da questo punto di vista, non si è mai riusciti realmente a decollare. Luino poi ha una responsabilità in più dovendo essere, in questo contesto, l’elemento trainante. Un sogno? Un’utopia? Forse. Credo però che oggi più che mai questo sia un percorso irrinunciabile se non si vuole arretrare nel più triste disagio economico ed occupazionale. Parlare di turismo vuol dire porre l’attenzione su vari argomenti come per esempio il vitto, l’alloggio, i trasporti, la viabilità, i divertimenti, gli eventi, i percorsi, la pianificazione urbanistica e molto altro ancora. Luino oggi è sinonimo prevalentemente di escursionismo, di presenze turistiche molto limitate nel tempo e ciò difficilmente genera adeguata ricchezza.
Chi viene a trovarci si ferma poco e spesso la gita si riduce ad una passeggiata in centro, scarso shopping e qualche foto sul lago. Lo storico mercato del mercoledì ha perso nel tempo il fascino iniziale e da esposizione di prodotti locali e di qualità ha assunto le caratteristiche di rivendita di merce non sempre all’altezza delle
aspettative. Tutto ciò non facilita il rilancio dell’economia. Se vogliamo puntare sul turismo di livello dobbiamo avere idee molto chiare, determinazione, coraggio ma soprattutto una ferma volontà, da parte dell’amministrazione comunale, di procedere senza indugio in questa direzione, realizzando scelte capaci di influire
positivamente sullo sviluppo e sull’organizzazione dell’offerta. In ciò non ci si può improvvisare né si può pensare di risolvere le cose con qualche tavola rotonda,
un appassionato convegno o dichiarazioni d’intenti. Non basta cioè un po’ di buona volontà. Serve un chiaro indirizzo politico ed amministrativo, con la disponibilità di risorse che devono essere trovate o comunque messe a disposizione. Oggi Luino, da questo punto di vista, è carente: ci sono spunti interessanti, in particolare nella fascia a lago, che la rendono decisamente bella ed affascinante, ma ciò è insufficiente a farla diventare una meta ambita e di richiamo. Qualche idea può subito essere messa in campo. Creare un “Distretto Turistico del Verbano” con realtà evolute in questo settore come ad esempio Cannero e Cannobio e puntare sulla balneabilità del lago consentirebbe, in poco tempo e con costi sostenibili, di realizzare un “brand” territoriale molto attrattivo. Si può intervenire, rispetto alla carenza alberghiera, realizzando un “Consorzio di qualità per la gestione delle seconde case sfitte” garantito dal Comune. Ciò consentirebbe di disporre in poco tempo di un numero adeguato di posti letto e consentirebbe un introito sicuro a
tutti coloro che, titolari d’immobile, non vogliono accollarsi il rischio d’affitto. Rimodulare, con specifici accordi e con una virtuosa politica degli orari, la
navigazione del lago e le corse dei treni consentirebbe di supplire, in parte, alla carenza viabilistica ed incrementerebbe l’arrivo dei turisti. Una maggiore collaborazione con Ascom ed associazioni di categoria trasformerebbe Luino in una città più viva e vivibile. Eventi importanti, di forte impatto e richiamo, ci renderebbero un polo attrattivo per tutta la provincia ma non solo. Una adeguata
pianificazione urbanistica, che faccia da supporto a questo percorso e che delinei in modo chiaro l’interesse strategico da portare avanti, completerebbe l’opera. Ciò lo dobbiamo ad una città ed a un territorio che, soprattutto nei primi decenni del secolo scorso, ha saputo costruirsi un percorso virtuoso di prosperità e di ricchezza non solo grazie all’industrializzazione ma anche al turismo.

foto: Isella Bellotti

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