Varesotto: cresce l’export del metalmeccanico

+5.7% per le esportazioni di questo cruciale settore

17 ottobre 2015
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Una congiuntura in miglioramento, un incremento delle esportazioni e una riduzione delle ore di cassa integrazione. Ma l’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese avverte: “Questi segnali positivi vanno analizzati tenendo comunque presente che la produzione è ancora al di sotto dei livelli pre-crisi e che è necessario un consolidamento per poter sostenere la ripresa anche nei prossimi mesi”. Luci e ombre, dunque. Quelle che caratterizzano l’attuale situazione dell’industria metalmeccanica nel Varesotto. L’occasione per fare il punto è stata la visita svolta quest’oggi tra il sistema produttivo varesino da Stefano Franchi, Direttore di Federmeccanica. Tre le tappe, per altrettante aziende: Whirlpool Europe Srl (negli stabilimenti di Cassinetta), Cesare Galdabini Spa (Cardano al Campo), BTSR Spa (Olgiate Olona). Con la chiusura della giornata rappresentata dalla partecipazione di Stefano Franchi al Consiglio congiunto dei Gruppi merceologici delle imprese “Meccaniche” e di quelle “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.
Un appuntamento, dunque, di confronto al quale il settore metalmeccanico varesino è arrivato reduce da un secondo trimestre 2015 durante il quale il 66% delle imprese ha registrato un incremento nella produzione rispetto ai tre mesi precedenti, il 25% una stabilizzazione e il 9% un peggioramento. Le previsioni da qui a fine anno sono, però, all’impronta della cautela, orientate ad mantenimento della situazione attuale, come dichiarato dal 78% delle imprese metalmeccaniche del campione sondato dall’Ufficio Studi dell’Unione Industriali.
Positiva risulta essere anche la consistenza del portafoglio ordini all’interno del settore, con il 69% delle imprese intervistate con ordini superiori rispetto al trimestre precedente, il 19% stabili e il 12% in contrazione.
Un periodo quello chiuso a giugno 2015 che è stato favorevole anche per l’export del settore, che pesa e non poco sul totale delle esportazioni provinciali. I 3,2 miliardi di vendite all’estero messi a segno nel primo semestre dell’anno dalle imprese dei vari comparti metalmeccanici, infatti, rappresentano il 63% dell’export totale varesino. Con valori preceduti dal segno più. Il trend, infatti, parla chiaro, con un aumento dei livelli del 5,7% rispetto a quelli dello stesso periodo del 2014. A crescere più di tutti è stato il comparto dei macchinari che, superando il miliardo, ha registrato un +12,5%. Bene anche tutte le altre voci dell’export varesino della meccanica: metallurgia +4,3%, prodotti in metallo +3,9%, computer e apparecchi di misurazione +3,1%, apparecchiature elettriche +4,7%, autoveicoli +4,1%, mezzi di trasporto (voce all’interno della quale sono inseriti l’aerospazio e le motociclette) +1,5%.
Per quanto riguarda l’andamento della cassa integrazione ordinaria, invece, il trend è più altalenante. I dati aggiornati a luglio, infatti, parlano di un calo del 9,7% delle ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate nel periodo cumulato dei primi sette mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014. Un calo, però, la cui positività viene ridimensionata se si analizza il solo dato di luglio: quasi 774mila ore, l’85,9% in più del mese di giugno dello stesso anno e più del doppio rispetto ai livelli di luglio 2014.
Come dire: nonostante alcuni segnali positivi, occorre ancora cautela. La stessa che caratterizza il commento della situazione del settore a livello nazionale da parte del Direttore di Federmeccanica, Stefano Franchi: “Nel periodo 2007-2014 si è perso circa un terzo della produzione metalmeccanica, un quarto della capacità produttiva e la ricchezza prodotta, misurata con il valore aggiunto a prezzi costanti, è crollata dai circa 120 miliardi di euro agli attuali 98 miliardi, con una contrazione pari a circa 18 punti in termini percentuali. Il calo della produzione metalmeccanica ha interessato in modo diffuso tutti i comparti dell’aggregato anche se in misura differenziata, ma comunque tutti superiori al 20%. Si passa, infatti, da un minimo del -20,9% nella produzione di altri mezzi di trasporto, al -43,8% nella produzione di macchine e apparecchi elettrici. Infine, i livelli occupazionali sono diminuiti di oltre di 250.000 unità. Sono numeri di una guerra, senza che ci sia stata una guerra. Niente sarà più come prima. Non è una crisi ma una transizione da una fase ad un’altra. E’ necessario quindi dare avvio ad un’opera di vera e propria ricostruzione con un’azione riformatrice di rinnovamento”.

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