Nuova isola pedonale, Bruno Belli: “Quanti errori nella relazione sul teatro”

Il celebre intellettuale fa notare le sbavature del Comune nel reportage storico sul Teatro Sociale

24 settembre 2015
Guarda anche: Culture e SpettacoloVarese
Belli

In merito ai continui riferimenti al Teatro Sociale fatti dal Comune di Varese contestualmente all’inaugurazione della nuova isola pedonale Donizetti-Rossini-Giovine Italia, Bruno Belli fa notare alcune imprecisioni.

“La relazione illustrativa inviata alla stampa, compilata dall’architetto Valeria Marinoni del Comune di Varese,” commenta Belli “contiene qualche errore storico e non solo.

Mi pregio di segnalarne soltanto 2:

1)   Il Teatro inaugurato nel 1779, non è mai stato chiamato “Sociale”, bensì “Ducale”, tanto è vero che il progetto per la sistemazione dell’area nel Convento dei Padri Gerolamini riguardò, in sostanza, l’elite che ruotava attorno a Francesco III d’Este. Il Sociale, ebbe vita attiva, sì, dal 1791, dopo i 12 anni che Francesco III aveva concesso alla prima struttura, e si chiamò “sociale” proprio perché fu creata da parte di una società di palchettisti cui facevano capo alcuni esponenti della classe nobiliare milanese. La società fu costituita, infatti, a Milano, presso “la casa di Don Giulio Litta, in corsia dei Servi a Milano (A.S.V. Comune di Varese, cat. XV, cart.8, fasc.1).

2)  Rossini non si chiama Giacomo, ma Gioacchino, mentre Giacomo è Puccini, il titolare della strada che corre intersecandosi con Via Rossini e con Via Donizetti (proprio con un “z” sola).

Vorrei fare notare che, ad ogni modo, una targa che ricorda il Teatro Sociale era comunque stata apposta dall’Amministrazione varesina il 21 settembre 2003 (e ci dovrebbe essere tuttora, proprio in P.zza Giovine Italia davanti a quello che era l’ingresso principale dell’allora teatro). Fu posta per mio diretto intervento quale presidente dell’allora “Il Caffè della cultura”, e il testo ivi inserito fu compilato dal modesto “scrivente”, il quale, nella stessa data, presentò il volume, patrocinato dall’Amministrazione stessa, “Il Teatro sociale di Varese” sempre mia modesta opera, evidentemente, nonostante l’ultima in ordine di pubblicazione (per altro volume con i riferimenti delle documentazioni consultate), ignorata da chi abbia fatto le ricerche, sebbene ne esistano due copie per il prestito, l’una presso la Biblioteca Comunale, l’altra presso la Biblioteca del Liceo Musicale.

Magari, un confronto con chi in città si occupa da sempre di certe cose, potrebbe essere utile, ma questo è uno dei tanti tasselli che ci fa intendere come si trattino le “cose pubbliche” (uomini, case e bestie…) nel Bel Paese da parte non solo della politica, ahimè, ma anche da certi funzionari pubblici”.

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