Mascioni, la Cisl: “Posizioni ancora distanti”

Trattativa in corso per ammorbidire gli esuberi

12 luglio 2016
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Si è svolto oggi il primo incontro ufficiale in merito ai 118 esuberi dichiarati dal fondo Phi, proprietario della Mascioni.

Presente per conto della FEMCA Cisl dei Laghi Pietro Apadula, che racconta così la situazione: “Le posizioni tra le parti sono
ancora distanti. Noi chiediamo infatti un ulteriore anno di ammortizzatore sociale, con contratto di solidarietà. Così facendo
almeno 18 dei lavoratori posti in esubero dall’azienda potrebbero poi, con due ulteriori anni di Naspi, maturare i requisiti per andare
in pensione. In più negli anni a venire ci sarebbero altri lavoratori che arriverebbero a maturare poi i requisiti
pensionistici, si tratta di un’azienda anagraficamente abbastanza vecchia. Inoltre – aggiunge Apadula – Siamo disponibili anche ad
un accordo sulla mobilità, ma sempre sulla base dei criteri della volontarietà”.

Quale invece il punto di vista dell’azienda? “L’azienda dice no agli ammortizzatori sociali e ad un accordo di mobilità su base
volontaria, perché con precedente in questi sei mesi lo hanno sfruttato solo 27 persone. Ci hanno inoltre detto che potrebbero
pensare al contratto di solidarietà e ad un accordo di mobilità legato alla volontarietà e pensionabilità, utilizzando però i
criteri di legge qualora non si arrivasse a saturare il numero di esuberi previsto”.

La chiosa Apadula la riserva ad una possibilità vagliata negli scorsi mesi, ma per ora in ghiacciaia: “Abbiamo già avuto un
incontro in Provincia per chiedere un ulteriore anno di cassaintegrazione, quella sarebbe vera manna dal cielo. Sarebbe
infatti più semplice da gestire rispetto al contratto di solidarietà”.

Ad intervenire sul caso Mascioni anche Daniele Magon, segretario generale della FEMCA Cisl dei Laghi: “Data questa situazione,
veramente estremamente grave sia per il territorio che per le persone coinvolte, è necessario intervenga anche la politica. Quanto sta
accadendo alla Mascioni è il prosieguo di una crisi industriale che in questa parte della provincia ha già fatto perdere troppi posti di
lavoro. Non possiamo più stare a guardare questo degrado industriale che porta povertà e disagi a troppe famiglie. Abbiamo bisogno che
anche la politica comunale e provinciale intervenga per verificare tutte le possibilità che ci possano consentire di salvaguardare i
posti di lavoro e l’industria della nostra provincia, per garantire il benessere ed il futuro dei cittadini e delle famiglie.
Necessitiamo di una mano vera, perché la gente ha bisogno di una politica attiva sul territorio, capace cioè di intervenire in maniera adeguata a copertura di un sistema territoriale che sta andando a disperdersi”.

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