L’unione fa il finanziamento: 120 milioni di euro a sostegno delle aggregazioni di imprese

Presentato all'Univa il bando regionale per la ricerca e l'innovazione

22 gennaio 2016
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Incentivare la collaborazione tra Pmi, grandi imprese e centri di ricerca sul fronte delle attività di ricerca e sviluppo. Questo l’obiettivo di Regione Lombardia che mette a disposizione del sistema produttivo una dote di 120 milioni di euro. Risorse finanziarie fresche che verranno erogate con una formula che combinerà finanziamenti agevolati a tasso zero e contributi a fondo perduto. Il bando si chiama “Linea R&S per Aggregazioni” ed è stato presentato alle imprese varesine durante un incontro organizzato questa mattina nella Sede di Gallarate dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Una sessantina le imprese presenti, metà delle quali appartenenti al Cluster Aerospaziale Lombardo. Gli interventi che saranno ammessi alla presentazione della domanda di finanziamento, infatti, dovranno riguardare progetti di sviluppo tecnologico nell’ambito di 7 diverse aree di specializzazione. L’aerospazio, appunto. E poi ancora: agroalimentare, eco-industria, industrie creative e culturali, industria della salute, manifatturiero avanzato, mobilità sostenibile. Non importa il settore di appartenenza delle imprese. L’importante è che le attività di ricerca e innovazione abbiano impatto in uno di questi ambiti individuati come strategici per lo sviluppo economico da Regione Lombardia.
Vera discriminante sarà la capacità delle imprese di collaborare tra di loro. Possono presentare domanda di finanziamento i partenariati composti da un minimo di tre soggetti. Almeno due devono essere piccole e medie imprese, in associazione con un organismo di ricerca e/o una grande impresa. Non solo, l’aggregazione dovrà rispettare anche una ripartizione minima delle spese. Il 60% delle spese del progetto di ricerca e sviluppo deve essere sostenuto da Pmi. Mentre le grandi imprese non possono sobbarcarsi più del 25%.
Ogni progetto deve avere a budget spese totali ammissibili per un importo non inferiore al milione di euro, per un sostegno massimo da parte della Regione, di 2 milioni. Diverse le modalità di concessione del finanziamento a seconda della “taglia” dell’azienda. Alle Pmi verrà garantita una copertura totale delle spese ritenute ammissibili pari al 70%, così distribuita: 10% come contributo a fondo perduto, 60% come finanziamento agevolato a tasso zero. Per le grandi imprese la copertura sarà del 60% (10% a fondo perduto, 50% finanziamento agevolato). Per gli organismi di ricerca, invece, verrà finanziato il 40% delle spese (tutte, però, a fondo perduto).
Tra le spese ammissibili sono elencate quelle del personale relative a ricercatori e tecnici, i costi di ammortamento degli impianti e dei macchinari utilizzati per il periodo del progetto, i brevetti acquisiti o ottenuti in licenza, i servizi di consulenza, i costi di esercizio direttamente connessi all’attività di ricerca e sviluppo, spese generali addizionali forfettarie per un massimo del 15% delle spese del personale. Di interesse per le imprese, inoltre, la scelta del Bando di puntare su procedure di rendicontazione estremamente semplificate, basate sul concetto dei costi standard. Tradotto: meno carta.
La raccolta delle domande è partita il 19 gennaio e durerà fino alle ore 14.30 dell’11 marzo e potranno essere presentate esclusivamente tramite il Sistema Informativo Siage. Chi arriva primo non avrà diritto di precedenza. A essere premiante sarà solo la bontà del progetto.
Quale sarà l’impatto sul sistema economico? A ipotizzarlo sono i numeri del bilancio della precedente simile iniziativa a sostegno dei partenariati di imprese sul fronte della ricerca che Regione Lombardia organizzò insieme al Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). La somma stanziata fu la stessa: 120 milioni. Risultato: furono finanziati 77 progetti per un coinvolgimento totale di 276 soggetti tra imprese e centri di ricerca. Gli organismi di ricerca furono 26, 33 le grandi imprese, 55 le medie, 94 le piccole, 68 le micro. Il meccanismo ha creato 375 posti di lavoro complessivi, il 75% dei quali rappresentato da assunzioni di nuovi ricercatori.

Incentivare la collaborazione tra Pmi, grandi imprese e centri di ricerca sul fronte delle attività di ricerca e sviluppo. Questo l’obiettivo di Regione Lombardia che mette a disposizione del sistema produttivo una dote di 120 milioni di euro. Risorse finanziarie fresche che verranno erogate con una formula che combinerà finanziamenti agevolati a tasso zero e contributi a fondo perduto. Il bando si chiama “Linea R&S per Aggregazioni” ed è stato presentato alle imprese varesine durante un incontro organizzato questa mattina nella Sede di Gallarate dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Una sessantina le imprese presenti, metà delle quali appartenenti al Cluster Aerospaziale Lombardo. Gli interventi che saranno ammessi alla presentazione della domanda di finanziamento, infatti, dovranno riguardare progetti di sviluppo tecnologico nell’ambito di 7 diverse aree di specializzazione. L’aerospazio, appunto. E poi ancora: agroalimentare, eco-industria, industrie creative e culturali, industria della salute, manifatturiero avanzato, mobilità sostenibile. Non importa il settore di appartenenza delle imprese. L’importante è che le attività di ricerca e innovazione abbiano impatto in uno di questi ambiti individuati come strategici per lo sviluppo economico da Regione Lombardia.
Vera discriminante sarà la capacità delle imprese di collaborare tra di loro. Possono presentare domanda di finanziamento i partenariati composti da un minimo di tre soggetti. Almeno due devono essere piccole e medie imprese, in associazione con un organismo di ricerca e/o una grande impresa. Non solo, l’aggregazione dovrà rispettare anche una ripartizione minima delle spese. Il 60% delle spese del progetto di ricerca e sviluppo deve essere sostenuto da Pmi. Mentre le grandi imprese non possono sobbarcarsi più del 25%.
Ogni progetto deve avere a budget spese totali ammissibili per un importo non inferiore al milione di euro, per un sostegno massimo da parte della Regione, di 2 milioni. Diverse le modalità di concessione del finanziamento a seconda della “taglia” dell’azienda. Alle Pmi verrà garantita una copertura totale delle spese ritenute ammissibili pari al 70%, così distribuita: 10% come contributo a fondo perduto, 60% come finanziamento agevolato a tasso zero. Per le grandi imprese la copertura sarà del 60% (10% a fondo perduto, 50% finanziamento agevolato). Per gli organismi di ricerca, invece, verrà finanziato il 40% delle spese (tutte, però, a fondo perduto).
Tra le spese ammissibili sono elencate quelle del personale relative a ricercatori e tecnici, i costi di ammortamento degli impianti e dei macchinari utilizzati per il periodo del progetto, i brevetti acquisiti o ottenuti in licenza, i servizi di consulenza, i costi di esercizio direttamente connessi all’attività di ricerca e sviluppo, spese generali addizionali forfettarie per un massimo del 15% delle spese del personale. Di interesse per le imprese, inoltre, la scelta del Bando di puntare su procedure di rendicontazione estremamente semplificate, basate sul concetto dei costi standard. Tradotto: meno carta.
La raccolta delle domande è partita il 19 gennaio e durerà fino alle ore 14.30 dell’11 marzo e potranno essere presentate esclusivamente tramite il Sistema Informativo Siage. Chi arriva primo non avrà diritto di precedenza. A essere premiante sarà solo la bontà del progetto.
Quale sarà l’impatto sul sistema economico? A ipotizzarlo sono i numeri del bilancio della precedente simile iniziativa a sostegno dei partenariati di imprese sul fronte della ricerca che Regione Lombardia organizzò insieme al Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). La somma stanziata fu la stessa: 120 milioni. Risultato: furono finanziati 77 progetti per un coinvolgimento totale di 276 soggetti tra imprese e centri di ricerca. Gli organismi di ricerca furono 26, 33 le grandi imprese, 55 le medie, 94 le piccole, 68 le micro. Il meccanismo ha creato 375 posti di lavoro complessivi, il 75% dei quali rappresentato da assunzioni di nuovi ricercatori.

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