Leghisti dal Prefetto: “L’Europa riempie Varese di clandestini”. VIDEO

Il senatore Candiani, il consigliere regionale Monti e il capogruppo in Provincia Longhin chiederanno una commissione ad hoc per Varese

29 aprile 2016
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Troppi profughi a Varese. Dove non solo arrivano i normali richiedenti asilo, ma anche “quelli che ci manda in più l’Europa, con il Tratta di Dublino, ovvero dai 300 ai 500 immigrati all’anno, che vengono espulsi dalle altre regioni d’Italia e mandati a Malpensa. Da lì restano sul territorio provinciale”.

La denuncia è del consigliere regionale della Lega Nord Emanuele Monti, che insieme al senatore Stefano Candiani e al capogruppo in Provincia Giuseppe Longhin, ha incontrato venerdì pomeriggio il prefetto Giorgio Zanzi.

Monti ricorda poi come sia a buon punto la proposta per diminuire gli arrivi in Lombardia. “Non più secondo il coefficiente della popolazione, ma con un criterio più operativo, che sia proporzionale alle strutture e alla capacità di accoglienza, ovvero numero di cooperative che rispettano i criteri di legge e le strutture. Oggi in provincia di Varese arrivano più clandestini di quelli che possiamo ospitare”.

“Non ci sono previsioni sugli arrivi, controlli restano superficiali e scarsi. Delle persone che arrivano in realtà sono profughi solo il 30%, il 70% sono immigrati normali, perché non ottengono lo status. Ma anche chi non ottiene lo status, può appellarsi al prefetto e quindi rimane sul territorio nazionale. E 99 su 100 sono maschi tra i 18 e i 25 anni. E le poche donne che arrivano sono comunque sole. Quindi non si tratta di famiglie, che è normale nel caso dei profughi, ma di immigrazione normale” dice Longhin.

“Il prefetto ormai lavora quasi esclusivamente per gestire i profughi. Una situazione fuori controllo, perché non ci sono gli strumenti per gestirla. Oggi i richiedenti asilo arrivano e minimo ci vuole un anno prima che siano visitati dalla commissione. Nel momento in cui, nella maggior parte dei casi, ricevono il diniego dello status di asilante, c’è un ricorso al giudice, che porta via un altro anno, e quindi un provvedimento di espulsione e un invito ad abbandonare il Paese. Ma non è un rimpatrio coatto, bensì solo un invito. Quindi queste persone entrano in clandestinità.
Ma anche nel momento in cui ottengono l’asilo, ricevono solo un foglio di carta, e vengono abbandonate e non aiutate a trovare un lavoro. Quindi vengono messe in concorrenza diverse povertà, quelle che arrivano e quelle che già esistono nel nostro Paese”.

Di qui la richiesta di isitituire una commissione ad hoc solo per Varese, in modo da “velocizzare i tempi per verificare la situazione dei profughi e conferire o meno lo status di asilante. In questo modo i tempi medi diventerebbero di due mesi circa. Oggi la commissione per il territorio di Varese è a Milano e si occupa di circa 8 province in Lombardia”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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