Viaggio in Siria/4. Tra i bambini di Aleppo. FOTO

Il volontario varesino Gabriele Bardelli e i suoi compagni di viaggio hanno distribuito quaderni, penne e cappelli di lana ai piccoli sfollati

10 febbraio 2016
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Damasco, 04 febbraio – La mattinata scorre abbastanza pigra, riusciamo a lasciare l’albero solo verso le dieci, la direzione è una ex scuola elementare adibita a centro sfollati, una ventina di famiglie per la maggior parte provenienti dalla zona di Aleppo, circa settanta bambini di tutte le età, i più piccoli stanno nel campo dalla nascita.

Tutte le famiglie hanno abbandonato le proprie zone di origine a causa della presenza di Daesh e altri gruppi terroristici, molti di loro hanno perso la casa, altri sono fuggiti per paura da quei gruppi che per anni sono stati addestrati, sostenuti, finanziati dai governi occidentali, scelte di cui, sono certo, nessuno dei nostri governanti pagherà le conseguenze.

Arrivati al campo intorno alle dieci e trenta, scopriamo che, per un disguido burocratico non erano stati informati della visita, i bambini sono quindi tutti a scuola. Fissiamo con i volontari della gioventù siriana un appuntamento per il primo pomeriggio in maniera tale da poter distribuire ai bimbi alcuni piccoli doni.

Ci dirigiamo con la scorta verso Damasco vecchia, il centro storico fatto di vicoli stretti e case antiche, il quartiere in cui entriamo è controllato da Hezbollah, si riconoscono dalle toppe sulle mimetiche e dalle foto di Nasrallah di cui è tappezzato il quartiere.
La nostra destinazione però è un contrasto quasi cromatico con ciò che la circonda, ci dirigiamo verso una tipica casa damascena, un cortile interno con un antico pozzo e piante di agrumi in pieno splendore, cedri grandi quanto una testa, mandarini di un colore quasi irreale, ovunque sculture ed opere d’arte dello scultore Moustafà Ali, legno, bronzo, pietra, lo stile è eclettico e mediterraneo, con un approccio attuale ma senza fughe verso il moderno.

Ci danno il tempo di esplorare la proprietà, al piano interrato c’è una grande cantina vecchia di duemila anni, trasformata in un circolo degli artisti, con un piccolo bar e tante piccole stanze ricche di sculture e luci.

Ad accompagnarci in questa visita c’è Maria Saadeh, parlamentare siriana indipendente di religione cristiana, promotrice e animatrice dell’associazione culturale “Qui Syria” organizzazione non governativa voce della società civile composta da intellettuali, artisti e giornalisti esterna al partito Baath, espressione del vivace dibattito democratico della politica interna al parlamento siriano ma, unitaria nella lotta al terrore.

Seduti intorno alla fontana, quello che era l’antico pozzo della casa, incontriamo i rappresentanti dell’associazione. Sono, giornalisti, musicisti, registi e imprenditori, ogni campo della società civile è coperto da un rappresentante, ci vengono proposti campi d’azione comune tese a ridare linfa alla storica amicizia e collaborazione tra Italia e Siria. Toccanti le parole di Missak Baghboudarian direttore dell’Orchestra sinfonica nazionale siriana: “Io sono siriano di seconda generazione, i miei nonni erano armeni, fuggiti in seguito al genocidio compiuto dai turchi, ripararono in Siria. In Siria sono nati i miei genitori, in Siria sono nato io. Nel ’97 il governo siriano mi ha pagato gli studi, sono venuto in Italia e per sei anni ho studiato direzione d’orchestra. Sono tornato in Siria nel 2003, nel 2011 è giunto per noi il momento delle scelte. Saremmo potuti scappare in Europa a fare la bella vita o restare e ripagare le Siria per quello che aveva fatto per noi. Io, come molti miei amici, decidemmo di restare. È nostra convinzione che, proprio in questi momenti, sia più necessaria l’arte, la musica. Per questo abbiamo creato un progetto chiamato “Per un inverno caldo suoniamo”, questo progetto prevede l’esecuzione di concerti gratuiti per la popolazione, non chiediamo appunto il pagamento di un biglietto ma di portare abiti per la popolazione. La partecipazione è andata oltre le aspettative, molte persone che non avevano mai ascoltato musica sinfonica si sono appassionate ed ora partecipano regolarmente”.

Il volontariato, l’associazionismo, diventano spinte propositive per una società che decide di combattere anche tramite una costruzione del futuro, non soltanto la difesa del presente.

Lasciamo la casa e ci dirigiamo nuovamente verso il centro sfollati, abbiamo con noi quaderni, penne e cappelli di lana da distribuire ai bambini.
L’accoglienza è inizialmente timida, in pochi minuti tutti e sessanta o settanta bambini appaiono intorno a noi vocianti e urlanti, il clima è festoso, chiediamo un pallone e ci mettiamo a giocare tutti insieme.

Al “chi te lo fa fare” di molti amici che al banco del bar o in ufficio non capiscono questi miei strani viaggi, rispondo con questi momenti, con la ricerca della verità e con l’amore per il popolo siriano.

Gabriele Bardelli 

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