Viaggio in Siria/3. A poche centinaia di metri dal fronte. FOTO

Gabriele Bardelli è l'unico varesino andato in Siria con il progetto umanitario di Solidarité Identités

07 febbraio 2016
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Damasco, 03 febbraio – La sveglia è suonata presto questa mattina, la strada è lunga e i luoghi da visitare sono molti, il fitto programma di incontri prevede diverse chiese e conventi, molto spesso però l’accoppiata tra la puntualità siriana e quella italiana e l’ovvia aggiunta delle difficoltà create dalla guerra, costringe ad un ripetersi di attese e tempi morti, partiamo che ormai sono già le nove e ci mettiamo per strada, in una mezz’ora abbandoniamo il traffico cittadino e facciamo la prima sosta sulle colline che circondano Damasco.
Ci fermiamo di fronte al Milite Ignoto, un monumento per i Martiri siriani di tutte le guerre, questa concezione di martire, al posto di “caduto” o “vittima” da la quota dell’importanza che riveste, per i siriani, chi cade per la Patria. In una precedente missione capitò di presenziare alle esequie di uno di questi martiri, il padre dello stesso, ai volontari presenti, disse come in un momento di profonda tristezza, da parte sua, ci fosse la serenità di chi sa che suo figlio, in quanto martire, stesse assieme ai santi.
Il monumento ai Martiri è imponente, sormontato da una cupola che rappresenta la volta stellare, ai piani inferiori la sala dei diorami rappresenta le più importanti battaglie degli ultimi duemila anni.
Depositiamo una corona di fiori in onore dei martiri e rimontiamo in macchina alla volta di Maloula.
Lungo la strada si susseguono molti check point, man mano che ci si sposta da Damasco si avverte l’instabilità del territorio, dall’intervento aereo russo in poi, le sorti della guerra sono rapidamente cambiate, volgendo a favore dell’Esercito Arabo di Siria.
Molte zone, soprattutto periferiche, sono passate dal controllo dei terroristi a quello dello Stato, ma ancora si sente la vicinanza del fronte, a volte distante pochi centinaia di metri.
Giriamo una curva e raggiungiamo l’ennesimo checkpoint, a pochissima distanza parte una raffica di mitragliatore pesante, a Damasco è comune sentire esplosioni, causata dal lancio di mortai artigianali dalle zone sud della periferia ancora in mano ai terroristi, ma si tratta di razzi con una gittata di qualche chilometro e una potenza esplosiva limitata, che generalmente causano danni materiali e non vittime.
Intorno alle undici raggiungiamo Maloula, in cima al villaggio. Costruito ai piedi di un monte, c’è il Santuario di Santa Tecla, la prima donna martire della storia del cristianesimo, nel 2013 il villaggio, ed il monastero, cadono in mano ai terroristi di Al Nusra, in un susseguirsi di alterne fortune le forze governative riprendono il controllo della zona ma vengono nuovamente battute, a dicembre 2013 i terroristi tornano a Maloula, se ne impossessano e prendono ostaggi la biblioteca con i suoi testi millenari che viene data alle fiamme, le preziose ed antiche icone presenti all’interno della chiesa che vengono trafugate, molte distrutte le più preziose finiscono al mercato nero.
Maloula venne liberata definitivamente solo a fine 2015, circa quattromila terroristi si barricarono all’interno dell’hotel Safir, un tempo l’hotel più lussuoso dell’area, ad oggi è un ammasso di rovine.
Con una scorta sempre più numerosa ci dirigiamo verso Saidnaya, altro villaggio cristiano della zona, la prima tappa è un convento di suore al cui interno è conservata una icona che si narrà fosse stata dipinta dall’evangelista Luca in persona. Incontriamo la madre superiora, al di la delle differenze di culto, e caratteriali personali, la questione è sempre la stessa.  Ci racconta che “prima della crisi qui in Siria, non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema di convivenza con le altre religioni”.
Questo convento non ha avuto grossi problemi negli scorsi anni, le suore sono sempre riuscite a tenere aperto l’orfanotrofio anche nei periodi peggiori della guerra, hanno qualche difficoltà economica in più rispetto al passato, ma continuano a confidare nelle protezioni superiori che hanno sempre avuto.
Dopo aver visitato altri due siti di culto, una chiesa e un antico tempio romano divenuto in seguito chiesa cristiana, la scorta ci consiglia di iniziare ad incamminarci, le esplosioni provenienti dal confine con il Libano si fanno più vicine, al ritorno verso l’albergo la scorta si infittisce ulteriormente, facciamo anche una strada diversa rispetto a quella dell’andata, verremo a sapere soltanto dopo che lungo la strada era stato avvistato un cecchino.
Gabriele Bardelli 

Damasco, 03 febbraio – La sveglia è suonata presto questa mattina, la strada è lunga e i luoghi da visitare sono molti, il fitto programma di incontri prevede diverse chiese e conventi, molto spesso però l’accoppiata tra la puntualità siriana e quella italiana e l’ovvia aggiunta delle difficoltà create dalla guerra, costringe ad un ripetersi di attese e tempi morti, partiamo che ormai sono già le nove e ci mettiamo per strada, in una mezz’ora abbandoniamo il traffico cittadino e facciamo la prima sosta sulle colline che circondano Damasco.
Ci fermiamo di fronte al Milite Ignoto, un monumento per i Martiri siriani di tutte le guerre, questa concezione di martire, al posto di “caduto” o “vittima” da la quota dell’importanza che riveste, per i siriani, chi cade per la Patria. In una precedente missione capitò di presenziare alle esequie di uno di questi martiri, il padre dello stesso, ai volontari presenti, disse come in un momento di profonda tristezza, da parte sua, ci fosse la serenità di chi sa che suo figlio, in quanto martire, stesse assieme ai santi.
Il monumento ai Martiri è imponente, sormontato da una cupola che rappresenta la volta stellare, ai piani inferiori la sala dei diorami rappresenta le più importanti battaglie degli ultimi duemila anni.
Depositiamo una corona di fiori in onore dei martiri e rimontiamo in macchina alla volta di Maloula.
Lungo la strada si susseguono molti check point, man mano che ci si sposta da Damasco si avverte l’instabilità del territorio, dall’intervento aereo russo in poi, le sorti della guerra sono rapidamente cambiate, volgendo a favore dell’Esercito Arabo di Siria.
Molte zone, soprattutto periferiche, sono passate dal controllo dei terroristi a quello dello Stato, ma ancora si sente la vicinanza del fronte, a volte distante pochi centinaia di metri.
Giriamo una curva e raggiungiamo l’ennesimo checkpoint, a pochissima distanza parte una raffica di mitragliatore pesante, a Damasco è comune sentire esplosioni, causata dal lancio di mortai artigianali dalle zone sud della periferia ancora in mano ai terroristi, ma si tratta di razzi con una gittata di qualche chilometro e una potenza esplosiva limitata, che generalmente causano danni materiali e non vittime.
Intorno alle undici raggiungiamo Maloula, in cima al villaggio. Costruito ai piedi di un monte, c’è il Santuario di Santa Tecla, la prima donna martire della storia del cristianesimo, nel 2013 il villaggio, ed il monastero, cadono in mano ai terroristi di Al Nusra, in un susseguirsi di alterne fortune le forze governative riprendono il controllo della zona ma vengono nuovamente battute, a dicembre 2013 i terroristi tornano a Maloula, se ne impossessano e prendono ostaggi la biblioteca con i suoi testi millenari che viene data alle fiamme, le preziose ed antiche icone presenti all’interno della chiesa che vengono trafugate, molte distrutte le più preziose finiscono al mercato nero.
Maloula venne liberata definitivamente solo a fine 2015, circa quattromila terroristi si barricarono all’interno dell’hotel Safir, un tempo l’hotel più lussuoso dell’area, ad oggi è un ammasso di rovine.
Con una scorta sempre più numerosa ci dirigiamo verso Saidnaya, altro villaggio cristiano della zona, la prima tappa è un convento di suore al cui interno è conservata una icona che si narrà fosse stata dipinta dall’evangelista Luca in persona. Incontriamo la madre superiora, al di la delle differenze di culto, e caratteriali personali, la questione è sempre la stessa.  Ci racconta che “prima della crisi qui in Siria, non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema di convivenza con le altre religioni”.
Questo convento non ha avuto grossi problemi negli scorsi anni, le suore sono sempre riuscite a tenere aperto l’orfanotrofio anche nei periodi peggiori della guerra, hanno qualche difficoltà economica in più rispetto al passato, ma continuano a confidare nelle protezioni superiori che hanno sempre avuto.
Dopo aver visitato altri due siti di culto, una chiesa e un antico tempio romano divenuto in seguito chiesa cristiana, la scorta ci consiglia di iniziare ad incamminarci, le esplosioni provenienti dal confine con il Libano si fanno più vicine, al ritorno verso l’albergo la scorta si infittisce ulteriormente, facciamo anche una strada diversa rispetto a quella dell’andata, verremo a sapere soltanto dopo che lungo la strada era stato avvistato un cecchino.
Gabriele Bardelli 

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