Varese, il 5 Stelle: “Il Comune svende le azioni di A2A”

I pentastellati pensano con ironia ad una possibile alienazione di Palazzo Estense

06 gennaio 2016
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Movimento5Stelle

Una Amministrazione, quella di Varese, che si conferma “in minusvalenza”, come già abbiamo sostenuto più volte, e continua ad
indebitare ogni varesino anche per gli anni a venire per le operazioni più disparate.
Nel 2009 venne ufficializzata la vendita di Aspem (considerata uno dei “gioielli di famiglia”) ad A2A da parte del Comune di Varese, per venire incontro alle norme varate dai governi tecnici che prevedevano ampie privatizzazioni di servizi pubblici.
Queste privatizzazioni avrebbero dovuto portare vantaggi per tutti, soprattutto per gli utenti, purtroppo ben sappiamo come è andata a finire nella grandissima parte dei casi.

Anche a Varese si seguì questa via e il comune, in cambio di Aspem, ricevette, insieme ad un numero di azioni pari a circa 47mln di euro (2,32euro/azione), il rischio di vederle perdere valore, come purtroppo è avvenuto (il 2008 è stimato come l’anno d’inizio di questa crisi).

Ad oggi il patrimonio si è ridotto sia in numero di azioni (10 mln) che in valore (1.23euro/ azione); facendo due conti, con riferimento al valore iniziale, sono andati persi 13.5 mln di euro nelle diverse operazioni di vendita, risultate essere non proprio vantaggiose da questo punto di vista.

Da considerare, inoltre, che le azioni A2A sono in lenta ma costante crescita da un anno a questa parte, non sarebbe quindi, a nostro parere, il momento opportuno per vendere, anche se il 2016 è un anno elettorale e questa amministrazione sta cercando di recuperare consensi, finanziando con questi proventi le più diverse opere (i.e., asfaltatura strade, rifacimenti, parchi, …).

Fino ad oggi, le azioni erano state alienate soprattutto per questioni di bilancio; da quest’anno, però, questa Giunta ha intrapreso un’opera di vendita che riguarda tutte le azioni A2A in suo possesso entro il 2016, rinunciando così anche ai dividendi che queste stesse azioni
generano. Un duplice ammanco.

Una scelta legittima e a norma di legge, sia chiaro, ma crediamo che il famoso buon padre di famiglia, spesso citato impropriamente, non avrebbe alienato, con le dinamiche societarie e di borsa attuali, le azioni di Aspem così svalutate, né prima di tutto avrebbe venduto Aspem stessa, mantenendo pubblica la gestione di servizi che sono pubblici.
E se poi ci trovassimo un giorno nella situazione del 2014, in cui la vendita fu effettuata in extremis per far quadrare il bilancio, cosa faremo a quel punto
senza le azioni A2A a fare da riserva? Venderemo Palazzo Estense?

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