Tangenti, Mario Mantovani torna consigliere regionale

L'ex vicepresidente della Regione era stato arrestato a novembre

19 aprile 2016
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Mario Mantovani (Forza Italia) torna sugli scranni del Consiglio regionale. L’Assemblea regionale infatti ha preso atto nella seduta di oggi della decisione presa dal Tribunale di Milano del 14 aprile scorso, notificato e protocollato dagli uffici del Consiglio regionale lo stesso giorno, con il quale sono stati annullati gli arresti domiciliari che erano stati disposti nei suoi confronti.
Mario Mantovani era stato sospeso con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il 14 novembre del 2015. La sospensione, come prevedeva la stesso decreto, sarebbe decaduta nel caso di cessazione della misura coercitiva. Con la presa d’atto del Consiglio viene meno la supplenza di Luigi Pagliuca (FI).

“Oggi – ha detto in Aula il Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo – Questo Consiglio non è chiamato a deliberare ma solo a prendere atto di un provvedimento che risponde a precise norme di legge”.

Cattaneo ha poi aggiunto: “Da parte nostra non può esserci nessun margine di discrezionalità, né tantomeno siamo in presenza di un cavillo burocratico come invece ha lasciato intendere una lettera inviatami dal Movimento 5 Stelle. Così stabiliscono le leggi. E le leggi valgono per tutti”. “La prima etica e la prima morale alle quali siamo richiamati oggi -ha detto ancora Cattaneo- è il rispetto delle norme e di non usare i fatti di questa natura strumentalmente per fini politici o per proprio tornaconto, dandone una interpretazione di parte. La nostra Costituzione stabilisce il principio della presunzione di innocenza, secondo il quale chi non ha una condanna definitiva deve essere considerato innocente. Troppo spesso invece, ultimamente, si è applicato il principio opposto della presunzione di colpevolezza, con grave danno alla dignità personale, alle condizioni oggettive di vita di tante persone e delle loro famiglie, salvo poi che in diversi casi le indagini siano state archiviate o si siano concluse con sentenze di assoluzione con formula piena. Credo dunque che affrettarsi a gettare la croce di colpevolezza a chicchessia prima che si sia completato il lavoro della magistratura inquirente e di quella giudicante – ha concluso il Presidente Cattaneo – non faccia patte del rispetto della Costituzione né della modalità di procedere nel rispetto della dignità delle persone”.

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