Regione, Cattaneo: “Beni confiscati alla criminalità invitano a tenere alta la guardia”

Il presidente del Consiglio Regionale invita a non sottovalutare il pericolo

25 febbraio 2016
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l 30 settembre dello scorso anno in Lombardia i beni immobili confiscati alla criminalità erano 1266, il 7,2% del totale
delle confische nazionali. A fare la parte del leone è la provincia Milano con 776 sequestri, seguita dalla provincia di Brescia (114) e poi da
quella di Varese (80).

“Con il lavoro di oggi, frutto della collaborazione di quattro Commissioni e del Comitato paritetico di Controllo e valutazione confermiamo che su
questi temi il Consiglio c’è – ha dichiarato il Presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo – I dati confermano che dobbiamo tenere alta
la guardia e che bisogna continuare a promuovere la consapevolezza di un fenomeno che c’è, anche se non appartiene alla nostra cultura
tradizionale. Sarebbe sbagliato pensare che siamo immuni.  In Lombardia la criminalità è meno diffusa rispetto ad altre regioni, ma la vittoria dello
Stato deve servire da monito a tutti noi per aumentare la consapevolezza e la partecipazione civile su questi temi. Per questo concordo pienamente –
ha aggiunto il Presidente – anche con l’istituzione di un concorso di idee che renda la società civile protagonista nell’elaborare proposte
innovative sull’utilizzo dei beni confiscati, di cui siamo pronti a collaborare perché se ne faccia un uso paradigmatico”.

La radiografia del recupero a fini sociali dei patrimoni accumulati dai proventi della attività mafiose arriva dal policy paper di Éupolis “Il
punto sul tema dei beni confiscati alla mafia in Lombardia” presentato oggi pomeriggio a Palazzo Pirelli nel corso di un’audizione congiunta
delle Commissioni Bilancio (presidente Alessandro Colucci, NCD), Affari istituzionali (Presidente Carlo Malvezzi, NCD), Attività produttive, e
Commissione speciale Antimafia (Presidente Gian Antonio Girelli, PD), con il supporto del Comitato paritetico di Controllo e Valutazione.
Tra i relatori anche Nando Dalla Chiesa, direttore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata presso l’Università degli Studi di Milano.
Dal rapporto si rileva che, al momento della pubblicazione del lavoro, la Lombardia era la quinta regione italiana per numero di beni confiscati
dopo Sicilia, Campania, Calabria e Puglia ed anche una delle prime regioni per numero di aziende confiscate (283).

“Per il futuro,  si deve lavorare affinché i beni  sequestrati al malaffare possano essere utilizzati e reimpiegati in maniera appropriata e
disponibili nel breve tempo possibile per fini sociali. A questo proposito il policy paper propone anche la realizzazione, in accordo con la sede
territoriale dell’ANBSC, di  un portale dedicato cui spetta il compito di organizzare, aggiornare e rendere  trasparente l’informazione sui beni
immobili e le aziende sequestrate presenti sul territorio regionale. Va ampliato poi il plafond da destinare al finanziamento dei lavori di
ristrutturazione dei beni confiscati”, ha commentato il Presidente Girelli.

Tra i casi analizzati nello studio quelli delle associazioni Il Focolare di Pavia, l’Associazione bresciana Famiglie Affidatarie di Brescia,
l’Asvap di Monza e Brianza, Il Balzo di Milano, il Club Corsico di Milano, quello della Fondazione Arché onlus di Milano, quelli delle cooperative sociali di tipo A come Zero5 di Milano, Il Mosaico di Brescia, Avalon di Varese, Cooperativa Alba di Sondrio, L’Arcobaleno di Lecco, o ancora i
casi delle cooperative sociali di tipo B quali Sociale 2000 di Monza e Brianza o del Consorzio “Valle Imagna – Villa d’Almè, Azienda territoriale
per i servizi alla persona” di Bergamo.

I dati
Quasi il 50% dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata è già stato destinato agli enti territoriali. Il 41% è in gestione all’ANBSC, il resto è mantenuto dallo Stato. Gli immobili confiscati sono per lo più rappresentati da appartamenti in condominio, abitazioni indipendenti o ville, box, garage autorimessa o posto macchina. Una frazione minoritaria è costituita da immobili con destinazione ad usi produttivi e terreni. Il 42% dei beni viene utilizzato per finalità di housing sociale, il 10% per finalità educative (asili, centri educativi etc), il 16% per assistenza a disabili e anziani. “La ricerca – avverte Eupolis – mostra che in Lombardia il modello di assegnazione dei beni non agisce avendo per bussola la cultura della sfida al potere mafioso. In generale si preferisce assegnare il bene a servizi di tipo socio assistenziale ciò anche in contraddizione con la storia di una regione che ha fatto dello spirito di impresa una cifra fondamentale della propria identità. I casi di studio confermano che la consapevolezza del fenomeno mafioso è ancora poco diffusa. Molti enti non conoscono la provenienza del bene, ne sono stati informati dagli enti locali assegnanti”.

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