Nel cuore della Siria. Viaggio di un varesino nel Paese devastato dalla guerra. FOTO

Gabriele Bardelli, volontario di Solidarité Identités, ci racconta la sua esperienza in Siria. La connessione WiFi non è sempre disponibile, gli aggiornamenti sul suo viaggio saranno quindi vincolati alla possibilità di inviarci i suoi appunti e le foto del luogo

02 febbraio 2016
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damasco

Gabriele Bardelli, responsabile di CasaPound Varese, è uno dei volontari italiani partiti pochi giorni fa per la Siria, per una missione di aiuti umanitari.

La missione è organizzata da Solidarité Identités e Bardelli vi partecipa senza sigle, come volontario di Sol. Id.

 

Damasco, 30 gennaio – Mi chiamo Gabriele Bardelli, vengo da Varese, sono un volontario di Solidarité Identités e vi scrivo da Damasco.
Vi scrivo dalla Siria per raccontarvi un Paese che da quasi cinque anni subisce il più grande attacco terroristico su larga scala che la storia possa ricordare.

Dal marzo 2011 ad oggi la crisi in Siria ha causato quasi trecentomila morti e undici milioni di sfollati, le ripercussioni politiche e sociali sui Paesi confinanti e sull’Europa stessa sono state incalcolabili e hanno portato profondi mutamenti sugli equilibri internazionali.
Per l’elevato numero di Paesi coinvolti attivamente o passivamente nel conflitto, e per l’alta instabilità della zona mediorientale, le conseguenze a lungo termine sono assolutamente imprevedibili.

Sin dall’inizio del conflitto, in aperto contrasto con la descrizione falsata che ne giungeva dai media occidentali, molti attivisti europei si riunirono per ribadire il proprio appoggio al popolo siriano ed al suo legittimo governo.
In questo contesto, ad inizio 2013, nacque il Fronte europeo per la Siria, con lo scopo dichiarato di riunire le forze di tutti i sostenitori europei della causa del popolo siriano.
Ad oggi, in collaborazione con la onlus Solidarité Identités, la Comunità siriana in Italia il Fronte ha tenuto più di 80 conferenze in tutta Italia, raccolto oltre 10 tonnellate di aiuti umanitari per le popolazioni colpite ed organizzato ben quattro missioni umanitarie su territorio siriano.

L’ultima è iniziata da pochi giorni, ed ho l’onore di parteciparvi.

Siamo atterrati a Beirut. Fuori dall’ aeroporto, una volta espletate tutte le formalità doganali, abbiamo preso il bus che ci ha portato, attraverso la Valle della Beqa’, fino al confine siriano, da cui, attraversata la frontiera, abbiamo iniziato il nostro viaggio per Damasco.

Il traffico congestionato di Beirut e le ripide strade che si inerpicano sui monti alle spalle della città mettono a dura prova il mezzo a nostra disposizione, già di per sé provato dagli anni. L’odore del gasolio filtra dai finestrini e dalle bocchette dell’aria condizionata, che dall’aspetto sembrano aver conosciuto giorni migliori. Tutt’intorno sfila via una città, Beirut, piena di contrasti in cui si affiancano, in un puzzle di mille colori, le belle case dei ricchi e i palazzi rimasti sfigurati da anni di instabilità politica e dalla sanguinosa guerra civile che ancora il Paese non riesce del tutto a lasciarsi indietro.

L’esercito, pesantemente armato, presidia la città tramite numerosi check-point e fortificazioni. Per chi arriva per la prima volta, la tensione è, almeno inizialmente, palpabile.
La distanza tra Beirut e Damasco è di circa 110 km, ma i tempi di percorrenza si aggirano intorno alle sei ore, quattro delle quali solo per raggiungere Masnaa, il posto di frontiera tra Libano e Siria.

Passata la linea della frontiera lasciamo senza troppi rimpianti il vecchio autobus che miracolosamente è riuscito nel suo viaggio e troviamo ad accoglierci i funzionari del protocollo d’accoglienza siriano, i nostri “angeli custodi” per il resto del viaggio.

A questo punto la missione ha il suo vero inizio. Siamo in un Paese in guerra, un Paese che da anni conosce attentati e terrore, ma dove nonostante tutto veniamo accolti come amici.
Sol.Id. Infatti, aiuta da sempre le legittime istituzioni siriane, gli ospedali e le comunità degli sfollati che costretti dall’avanzata dei terroristi, hanno trovato rifugio grazie all’intervento del governo del presidente Bashar Assad e dell’ esercito siriano.

Arriviamo a Damasco che ormai è sera, ci sistemiamo in uno di quelli che un tempo era forse il miglior albergo della città in cui ora nella hall i camerieri in livrea fanno lo slalom tra drappelli di soldati in mimetica e kalashnikov. Appena il tempo di posare gli zaini nelle camere e usciamo in città, il clima è gradevole nonostante sia inverno anche qui in Siria e la neve sulle montagne che ci siamo lasciati alle spalle e che circondano Damasco lo testimoni chiaramente.
Verso il centro incontriamo un ristorantino dove un cameriere giovanissimo ci invita ad entrare, non abbiamo mangiato nulla dal pranzo versione mignon che Alitalia ci ha offerto a bordo dell’aereo e ora abbiamo veramente fame, accettiamo l’invito di buon grado e quando entriamo nella sala da pranzo il personale del ristorante quasi non crede ai suoi occhi, “siete i primi stranieri che vediamo da quasi quattro anni” ci confessa in imbarazzo i maitre, poi con poche parole decise ci comincia a imbandire una tavola ricca di tutto ciò che la cucina siriana ha di meglio da offrire.

Mangiamo con gusto e sperimentiamo i sapori di una cucina mediterranea che tuttavia per noi rappresenta una piacevole novità, poi pero la stanchezza del viaggio comincia a farsi sentire e per questa notte non ci rimane null’altro da fare che riposare. Domani la giornata inizierà presto.

Consumiamo velocemente la colazione dell’hotel e già fuori in strada la nostra scorta ci attende, ci hanno accordato degli incontri istituzionali di altissimo livello e difatti in pochi minuti, infilandoci nel traffico convulso della capitale siriana veniamo portati all’ imponente edificio che ospita il Ministero degli Esteri della Repubblica Araba di Siria.

Veniamo ricevuti dal sottosegretrio agli esteri il Dot. Ayman Susan che ci fa accomodare nell’enorme sala conferenze e ci da ufficialmente il benvenuto in Siria.

Ringrazia Sol.Id. e il Fronte europeo per la Siria per gli sforzi e l’impegno profuso in questi anni per la causa siriana, emoziona il calore e l’ospitalità con cui veniamo accolti, nonostante la difficilissima situazione in cui le istituzioni si trovano a lavorare.

Le parole del sottosegretario, per anni rappresentante siriano presso l’unione europea, affrontano con la medesima preparazione i temi della diplomazia internazionale e della situazione interna, veniamo aggiornati sugli imminenti colloqui di pace che nella giornata di oggi inizieranno a Ginevra.
In questi colloqui, a cui la Siria ha accettato di partecipare dimostrando la volontà di cercare la pace, A questi colloqui si incontreranno per la prima volta i siriani di entrambe le parti in lotta e la partecipazione a questo tavolo di trattative è la dimostrazione che le legittime istituzioni siriane stanno cercando di costruire la pace anche a costo di dover stringere mani sporche di sangue siriano innocente.

Dalle sue parole emerge l’orgoglio con cui questo popolo, da anni, combatte per difendere il proprio paese da un’aggressione terribile, di cui i terroristi sono solo meri esecutori materiali, i mandanti, afferma il sottosegretario, vanno ricercati al di la dell’Atlantico, nell’imperialismo americano che, per proteggere i propri interessi economici, non esita a scatenare e sostenere guerre devastanti.

Abbiamo perso la migliore gioventù del nostro paese in questa guerra, ma è un prezzo ancora basso, rispetto al prezzo della nostra dignità. La Siria continuerà questa battaglia fino alla vittoria, lo farà per se, ma lo farà anche per voi. Perché anche voi, purtroppo, avete compreso tragicamente qual’è il volto del terrore” con queste emozionanti parole ci siamo congedati dal Ministero degli esteri.

Usciti dall’edificio del Ministero ci dirgiamo verso la tappa successiva del fitto programma di incontri, in pochi minuti raggiungiamo il Ministero del Turismo, in cui ad attenderci troviamo S.E. il Ministro Besher R. Yazji il quale, dopo i saluti di rito, ci invita ad assistere in anteprima ad un video in cui vengono mostrati i danni incalcolabili inflitti dai terroristi (autori originali del video stesso) al patrimonio artistico e culturale siriano.

Nel video sono visibili tutte le fasi di preparazione della demolizione delle aree archeologiche, dei templi e delle moschee antiche.
Ci vengono inoltre presentate mappe satellitari attraverso le quali è possibile comprendere la vastità delle predazioni di reperti archeologici avvenute in questi anni, aree archeologiche millenarie scavate con i bulldozer per riportare alla luce manufatti ed opere d’arte che verranno poi vendute in tutto il mondo al mercato nero.

La devastazione della Cittadella di Aleppo, la più antica città del mondo, la distruzione di parte dei monasteri di Maloula sono i segni terribili di quell’oscurantismo insito nei terroristi che, da anni, attaccano la Siria.
Il Ministero, tramite un progetto chiamato “I belong to Syria” ha già iniziato un’opera di recupero e ricostruzione del patrimonio, Sol.Id. si è da subito offerta di poter presentare in tutte le sedi italiane ed europee questo progetto a protezione di quello che senza dubbio di smentita è un patrimonio non siriano, ma dell’umanità.

La lunga serie di incontri istituzionali programmata per la giornata subisce una repentina variazione e veniamo riaccompagnati al nostro albergo, all’arrivo veniamo a conoscenza tramite il web di un triplo attentato kamikaze a sud di Damasco.
Un attentatore suicida a bordo di un autobomba si fa esplodere nei pressi del santuario sciita di Sayyida Zeinab, luogo di sepoltura della nipote del profeta Maometto e figlia del profeta Ali e quindi meta di pellegrinaggio di molti sciiti, non soltanto siriani. A protezione del mausoleo era di stanza una speciale guarnigione di Hezbollah, anch’essi sciiti.

L’attentato provoca oltre settanta morti e altrettanti feriti. Era da molto tempo che Damasco non subiva un simile attacco terroristico, la volontà da parte degli attentatori è proprio quella di alzare la tensione in concomitanza dell’inizio dei colloqui di pace.
La tensione è ovviamente palpabile, il numero delle vittime e la codardia del gesto (gli attentatori hanno fatto esplodere un primo ordigno e atteso i soccorritori per fare esplodere gli altri due) hanno colpito nel vivo tutti, anche i cittadini di Damasco abituati agli orrori del terrorismo.

I damasceni vogliono però continuare a sperare in una rapida soluzione della crisi e ma soprattutto non vogliono darla vinta al terrorismo, il traffico, il numero di persone presenti in città per le strade è aumentato visibilmente rispetto alle missioni degli scorsi mesi.

Le immagini trasmesse dalla Tv siriana sono rappresentative della portata dell’attacco, auto e bus sventrati nel traffico congestionato di una zona ad alta densità abitative, seppur distante dal centro città, per ovvie ragioni di sicurezza non ci è possibile avvicinarci all’area per testimoniare l’accaduto, ma la testimonianza diretta che mi sento di poter portare è quella di un popolo che vuole resistere, unito, senza settarismi o divisioni religiose, in cui il bene supremo resta l’unità della nazione e il primato dello Stato su ogni confessione religiosa.

Il sole è ormai tramontato su una giornata convulsa e difficile, per Damasco, ma nel piccolo anche per i volontari che partecipano alla missione, giusto il tempo di un pasto frugale e ci concediamo una chiacchierata davanti ad un narghilé, scambiandoci le impressioni e i pareri su una giornata che, in ogni caso, resterà nella nostra memoria.

Ci ritiriamo nelle stanze dell’albergo, ci aspetta una giornata carica di impegni, quelli previsti e quelli posticipati, compresi incontri con le massime autorità religiose del paese.

È ormai calata la notte sulla capitale della Siria, quando il sole sorgerà domani ritroveremo una città che vive e un popolo e lotta, cade e risorge fedele ai suoi principi. Un popolo unito che all’odio e al settarismo ha deciso di dare una risposta sola: “Siamo siriani, non ci arrenderemo”.

Gabriele Bardelli

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