Cooperativa Latte Varese, Cordì: “Una manovra elettorale e di potere”

Duro affondo del consigliere comunale di SEL

31 marzo 2016
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Latte

Il 20 gennaio u.s. era stata convocata la Commissione “Affari Generali” per esaminare il seguente ordine del giorno: “Cooperativa Agricola Latte Varese. Recesso.” Il provvedimento di “recesso” era stato adottato dalla Giunta Comunale nel mese precedente, 18 dicembre 2015.

La Commissione, dopo ampia discussione e con voto unanime, aveva accolto la richiesta del Sindaco di rinviare la proposta di deliberazione in quanto: “tenuto conto della complessa situazione venutasi a creare all’interno della Cooperativa Prealpina Latte, si sta cercando un accordo con la Provincia ed i cooperatori al fine di sostenere le decisioni assunte dall’Assemblea della Cooperativa stessa. Al Comune è stato chiesto di rimanere, dando così con la nostra presenza più forza e più spessore alle loro scelte”.

Già in quella occasione avevo rilevato l’evidente contraddizione tra gli argomenti adottati dalla Giunta per giustificare il provvedimento di recesso e la “novità” prospettata dal Sindaco. Infatti nelle precedenti occasioni per giustificare i provvedimenti adottai erano state escluse ipotesi intermedie (vedi deliberazioni consiliari del 30 marzo 2015 (Piano razionalizzazione società partecipate) e del 28 settembre 2015 (Revoca della Concessione). Le delibere sottoposte alla approvazione del Consiglio hanno sempre evidenziato gli “obblighi” derivanti dalla legge di stabilità n. 140 del 2014 e indicato come scadenza perentoria il 31 dicembre 2015 come termine ultimo per l’attuazione del Piano di razionalizzazione.
Se gli “obblighi” e i “termini perentori” richiamati in quelle delibere fossero stati davvero tali la “richiesta di rinvio” sarebbe stata illegittima o comunque improponibile.

Da parte mia, avendo manifestato anche in precedenza forti riserve su una interpretazione cosi rigida della normativa, soprattutto nel caso specifico della Cooperativa latte Varese, avevo approvato la “richiesta di rinvio” formulata a gennaio proprio perché la consideravo coerente con una interpretazione più aperta e flessibile.

Vorrei ricordare che nella delibera consiliare del 30 marzo 2015 pur ammettendo esplicitamente che la “partecipazione nella Società cooperativa latte Varese” (pari a nominali euro 500,00 (euro cinquecento !) non implica alcun onere in capo all’Ente Comunale” veniva equiparata alle altre Società partecipate che, invece, per loro natura, possono comportare oneri e costi anche rilevanti. Dalla Cooperativa invece il Comune ha sempre ottenuto dei ricavi (dal canone di concessione e dalla locazione dell’immobile di sua proprietà).
In tale delibera si affermava infine che “alla scadenza della Concessione (30 giugno 2016) l’Amministrazione potrebbe valutare l’opportunità di cessione della quota sociale o di recesso dalla compagine societaria…”.

Con la delibera consiliare, prima richiamata, del 28 settembre 2015 la revoca della Concessione viene anticipata “a far tempo dal 1° ottobre 2015”. Ma le motivazioni appaiono tutt’altro che lineari e comprensibili. La giustificazione addotta è infatti analoga a quella già sostenuta a marzo quando invece si era deciso di rinviare tutto a giugno 2016 lasciando aperta ogni ipotesi (infatti si era scritto “potrebbe valutare”).

Con la delibera di Giunta Comunale del 18 dicembre 2015 viene deciso il recesso della quota sociale e, dunque, l’uscita dalla Società cooperativa latte Varese. Ma anche in questa delibera le ragioni richiamate a giustificazione di tale decisione appaiono ancora una volta più che forzate.
Non vi è alcuna ragione di uscire da una Società a meno che non sussista una incompatibilità con anche una delle ragioni richiamate dalla legge di riferimento e che sono: il contenimento della spesa pubblica, il buon andamento della azione amministrativa, la tutela della concorrenza e del mercato.
Nessuna di queste ragioni è ravvisabile nel caso della Società cooperativa latte Varese!

UNA MANOVRA ELETTORALE E DI POTERE
Ma tra pasticci e confusioni il Comune di Varese, in piena sintonia con l’Amministrazione provinciale, un risultato l’ha portato a casa: la poltrona presidenziale della Cooperativa latte Varese.

Difficile spiegare questa assunzione di responsabilità se né il Comune, né la Provincia, possono contribuire alla soluzione dei problemi della Cooperativa e neppure esercitare poteri particolari in virtù anche del suo nuovo Statuto (del maggio 2015)!
Per quale ragione e con quali scopi ci si è voluti cacciare in questo pasticcio?. Nessuno ha mai voluto, né potuto, spiegarlo, perché per loro sarebbe troppo imbarazzante.
E oggi, dopo aver ottenuto la Presidenza, annunciano pure che tutte le decisioni precedenti sono confermate. Tradotto in termini più chiari: dopo aver conquistato la Presidenza e un posto in Consiglio, adesso dalla Società possiamo anche uscire!

Ma allora spiegatevi meglio, perché il vostro operato è tutt’altro che trasparente:
• nella delibera di Giunta del 18 dicembre u.s., scrivevate che “.. alla luce del mutato quadro giuridico e dell’attuale contesto societario non appare più possibile per il Comune di Varese mantenere la partecipazione societaria in questione non potendo la stessa ritenersi indispensabile alla perseguimento delle finalità istituzionali dell’ente”
• un mese dopo, chiedendo il rinvio della discussione sulla delibera, avete detto che tutto poteva cambiare di segno
• subito dopo siete andati a trattare in quella sede un ruolo primario
• oggi, dopo aver occupato le poltrone, tornate qui per dire che la decisione di uscire dalla Società è definitiva!

Il significato vero della “manovra” l’avevo già intuito due mesi fa (vedi Prealpina del 12 febbraio) quando cioè era apparsa la notizia dell’intesa Ginelli-Fontana e di un presidente da loro “designato”. Nella mia dichiarazione sostenevo che si trattava di una manovra elettorale (per tenersi buoni gli allevatori) e di potere (perché occupare una poltrona è sempre comodo). Due giorni prima avevo depositato una “interrogazione” in cui oltre a rilevare le ambiguità e le contraddizioni dei presenti nei provvedimenti chiedevo al Sindaco di “riferire con urgenza nella apposita Commissione se quanto riportato dalla stampa corrisponde al vero e quali siano l’orientamento e le decisioni finali della Giunta sull’intera vicenda”. Nonostante siano trascorsi quasi due mesi, l’interrogazione è rimasta senza risposta. Una scorrettezza istituzionale grave confermata anche dall’andamento della riunione di ieri sera (30 marzo) in cui gli esponenti dei vari gruppi hanno volutamente ignorato l’aspetto delle “nomine” circoscrivendo la discussione al solo aspetto del”recesso”. Per queste ragioni ho votato contro la delibera adottata in dicembre dalla Giunta. Tutti gli altri hanno votato a favore, mentre M5S si è astenuto.

Sono dunque i fatti (compreso il silenzio-assenso dei vari gruppi) a confermare che si è trattato di una manovra elettorale (e di potere.

E se qualcuno ha ancora dei dubbi si legga le recenti dichiarazioni di Ginelli (Prealpina 27 marzo 2016). Il vice-presidente della Provincia, a nome di entrambi gli Enti, ha infatti dichiarato: “… c’è la dismissione delle quote (e dunque l’uscita dalla Società) ma resteremo accanto agli allevatori grazie alla presenza dei rappresentanti da noi nominati nel Consiglio di Amministrazione”.
Ma i “rappresentanti” nominati in realtà non rappresentano nulla poiché – per effetto del recesso – nessun impegno e nessun onere può essere sostenuto dalla Amministrazioni di riferimento. C’è da augurarsi che queste informazioni siano state a chi effettivamente ha deliberato la “nomina”.

Infine sarebbe infine utile fornire qualche notizia anche sui criteri seguiti per le designazioni e in particolare: le competenze dei designati, gli obiettivi da perseguire e, soprattutto, gli eventuali impegni concreti di Comune e Provincia.

Le motivazioni addotte per il recesso chiariscono che l’unico apporto praticabile è solo di natura “psicologica”, ma non credo che questo sia sufficiente per risollevare le sorti della Società del latte Varese.

Rocco Cordì – consigliere comunale Sel Varese

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