Cantine Coopuf: “La burocrazia rischia di farci chiudere”

Dopo il sequestro della sala di Filmstudio '90 un altro problema per la Coopuf

05 febbraio 2016
Guarda anche: Culture e SpettacoloVarese
Coopuf 2

Coopuf 2

Un grido d’allarme. Perché uno dei principali luoghi che fanno cultura a Varese rischia di chiudere. Si tratta delle Cantine Coopuf, la sala seminerrata della struttura di via De Cristoforis dove vengono gestiti e organizzati eventi. E che si trova in difficoltà.

“A pochi giorni dalla chiusura della nona edizione del concorso musicale “Va Sul palco” – spiefa in una nota lo staff – è ancora incerto il futuro delle prossime manifestazioni musicali alle Cantine Coopuf di Varese.
Da tempo oramai noi di Coopuf ci scontriamo con una quotidianità fatta di adeguamenti strutturali, permessi, burocrazia ad ostacoli, impedimenti. Tutto questo senza avere mai la certezza di un preciso iter da rispettare che percorreremmo volentieri pur di poter continuare a proporre le nostre attività con costanza e regolarità.
È sempre stato nel nostro interesse operare nel rispetto della legalità e della sicurezza di chi frequenta le Cantine. Eppure ad oggi vediamo con la chiusura del concorso varesino la fine a tempo indeterminato delle attività musicali nei nostri spazi. E siamo davvero molto dispiaciuti, perché la manifestazione Va Sul Palco è sempre stata sostenuta con tanto entusiasmo dalle nostre istituzioni investendo oltre che risorse economiche anche tante energie.
Questo perché meritevole per freschezza e originali ma, non da meno, perché svolge l’importante compito di assolvere un’aggregazione giovanile diversa, creativa e intelligente, importantissima per lo sviluppo dei nostri cittadini di domani.
E quindi ci chiediamo perché se animare l’ormai ultima sala concerti della città è stata una scommessa sulla quale ha puntato una cooperativa sociale e le già citate istituzioni, per quale motivo questa scommessa non debba durare per tutto l’anno.
Perché se le Cantine Coopuf sono un luogo idoneo e sicuro per lo svolgimento di tali attività per cinque serate l’anno non riusciamo proprio a capire perché non possano esserlo per le restanti che compongono una stagione musicale”.

Il problema consisterebbe nell’insostenibilità economica della gestione della sala, che da un anno è stata equiparata alle attività di pubblico spettacolo, e non più come realtà semplicemenge associativa con ingresso riservato si soci. Gli oneri per una sala che offre un numero di posti limitato e porta spettacoli, per la maggior parte, di nicchia, sarebbero eccessivi.

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