Accesso al credito, Univa: “Migliora la situazione, ma dobbiamo ancora fare molta strada”

All'appello mancano ancora 1,46 miliardi, per tornare ai livelli del 2011

23 ottobre 2015
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Lavoro

All’appello mancano ancora 1,46 miliardi. È questa la differenza trai 9,23 miliardi di impieghi che la Banca d’Italia registra in provincia di Varese a fine luglio di quest’anno tra le società non finanziarie e il livello di 10,69 miliardi di giugno 2011.

È il dato che emerge dall’ultima Indagine sul Credito svolta dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Come dire: di strada da recuperare ce n’è ancora molta. Ma almeno qualcosa si muove. Gli impieghi delle risorse del sistema bancario tra le società non finanziarie del Varesotto, infatti, seppur lontani dal record toccato con la nuova rilevazione introdotta nel 2011 da Bankitalia, che somma sia i dati provenienti dalle banche, sia gli investimenti della Cassa Depositi e Prestiti, sono comunque in aumento. Il dato di luglio di quest’anno, infatti, rappresenta un lieve incremento rispetto ai 9,21 miliardi del mese precedente: +0,2%. In confronto a inizio anno, invece, si assiste ad un aumento dell’1,5% rispetto ai 9,09 miliardi di euro di gennaio.

L’andamento dell’accesso al credito delle imprese rispecchia un po’ quello della produzione. Piccoli segnali di miglioramento, ma che impallidiscono rispetto a quanto è stato perso per strada durante i momenti più duri della crisi. Ciò non toglie che il sentiment, anche se di poco, stia cambiando, tendendo al sereno.

Il sondaggio svolto dall’Unione Industriali su un campione del sistema produttivo locale durante il secondo trimestre del 2015, infatti, registra solo un 11% di imprese che dichiara di aver dovuto fare i conti con una restrizione del credito rispetto al periodo precedente. Minoritaria, pari al 15%, è anche la quota di aziende che segnala ulteriori incrementi dei tassi di interesse applicati dalle banche rispetto al periodo gennaio-marzo. Tra i pochi che hanno dovuto assistere ad un incremento del costo dei finanziamenti il 36% ha riscontrato aumenti degli spread negli anticipi fatture, mentre il 30% lo ha registrato sugli scoperti di conto corrente.

Eppure se le cose mediamente sembrano migliorare anche sul fronte dei tassi di interesse applicati dalle banche, tra le attività produttive del territorio rimangono sacche di resistenza e situazioni critiche.

Che siano sempre di meno le imprese che registrano aumenti dei tassi di interesse, in tempi in cui il costo del denaro e l’Euribor sono ai minimi storici, è abbastanza normale. Un po’ meno che ci siano aziende che registrino tassi applicati del 13,65% sullo scoperto di conto corrente, del 9,45% sugli anticipi fatture, del 7,30% sugli anticipi export e del 13,36% sugli anticipi import.
Casi estremi, certo, ma comunque registrati dall’Unione Industriali durante la rilevazione.
Molto più bassi ovviamente i tassi medi applicati dal sistema bancario alle imprese del Varesotto in generale: 6,61% sugli scoperti di conto corrente; 2,41% sugli anticipi fatture; 2,46% sugli anticipi export; 2,54% sugli anticipi import.
Positive sono anche altre voci dell’Indagine. Per esempio la risposta alla domanda se sia stato registrato nel periodo aprile-giugno un aumento delle spese e delle commissioni bancarie, che è stata positiva solo nel 17% dei casi e negativa nell’83%. La stragrande maggioranza delle imprese (90%), inoltre, non riscontra un allungamento dei tempi di delibera per la concessione dei fidi. Mentre il 12% ha segnalato che, a fronte dei fidi in essere, è stata richiesta una garanzia aggiuntiva, non prevista in precedenza.
Infine migliora tra le imprese della provincia di Varese anche il tasso delle insolvenze dei clienti che rispetto al 22% di fine febbraio è sceso al 18% di fine giugno. Motivo in più per le banche di avere fiducia nel sistema economico locale.

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