Varese, sui cipressi “Tanto rumore per nulla”

Lettera dell'uomo di cultura Bruno Belli, che analizza in maniera oggettiva gli avvenimenti degli ultimi giorni e il 'can can' nato attorno alla vicenda del ragazzo salito sull'albero

18 settembre 2014
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Cipressiquestione

In tempi non sospetti – il 26 agosto di quest’anno – molto prima che il poeta Forzinetti salisse sull’albero e si creasse tutta la bufera che ne è conseguita, credo, in parte, da taluni acuita “ad hoc”, il sottoscritto segnalava sulla sua pagina Facebook la bellissima interpretazione che della poesia di Carducci trae Gino Cervi (da Youtube). Di tutto il “cancan” che si è prodotto attorno all’atto di Forzinetti, una cosa buona ne è uscita: si è riletto, finalmente, il Carducci, il tanto vituperato poeta segnato a dito, a suo tempo anche da alcuni “eminenti personaggi” che hanno passeggiato in questi giorni sotto i cipressi dei Giardini Estensi e da molti “pseudo intellettuali” che, dal ’68, per lo meno, lo bollavano come un retrogrado dinosauro della destra storica.

Ed ecco che il Fato – quello che già ha previsto tutto – per un gioco d’ironia fa sì che un poeta considerato come l’espressione della destra più bolsa diventi il baluardo di un’azione contro un Assessore che taluni bollano come appartenente a quella stessa.

Che se ne ricava da tutto questo’ perché una “morale” ci deve sempre essere, altrimenti ogni gesto sarebbe puramente inutile?

Che si fa tanto rumore per nulla – di fronte ad un iter seguito “ad hoc” ed alle carte bollate (perché, che piaccia o no, i “governatori” della città hanno affrontato i passaggi corretti della burocrazia), probabilmente i cipressi finiranno, alla fine, comunque “tagliati” – che si fa il gioco di chi ami il visceralmente il detto “purché se ne parli”, che, nella polemica dissennata, passino in secondo piano tristi problemi dell’area sociale (quella che riguarda le gravi espressioni della crisi che attanaglia troppe famiglie varesine) problemi che il Coniglio comunale dovrebbe affrontare con priorità assoluta, che della politica si tragga solo l’impressione che sia un calderone di personaggi “improvvisati”, quando invece ci sono ancora persone serie che se ne occupano.

Infine, penso che siano sempre più esemplari i versi del Giusti ne “Il re travicello”, quale preclaro insegnamento del tempo che si butta inutilmente e del fatto che tutto finisca poi, all’Italiana – tarallucci e vino – con la solita uscita del politico bersagliato “staremo a vedere, per ora ci fermiamo, siamo bravi ed ascoltiamo i cittadini” (ascolto che, in realtà, quasi mai è stato fatto):

“Calò nel suo regno
con molto fracasso –
le teste di legno
fan sempre del chiasso:
ma subito tacque
e al sommo dell’acque
rimase un corbello
il Re Travicello”.

In altre parole, oggi, così come sarà probabilmente domani, Varese si è risvegliata con gli stessi problemi che c’erano prima di 10 giorni fa, prima che l’Italia ci guardasse per una polemica in stile “nazional provinciale” piuttosto che per un concreto apporto ad un pensiero improntato a quella ferrea logica – salubre nella situazione sociale – la quale ci permetta di tornare ai problemi affrontandoli dal nucleo e non dall’involucro e dagli ammennicoli.

Bruno Belli
Varese

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