“Unione bancaria europea”: pronta la mazzata finale alle imprese?

L'Unione degli Industriali della provincia di Varese lancia l'allarme sui cambiamenti delle regole nel rapporto tra banche e imprese

16 giugno 2015
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Credito impresa

Chi pensava che con Basilea 2 fosse terminata la fase di rivisitazione del rapporto banca – impresa, probabilmente si sbagliava. Di mutazione in mutazione, infatti, ora il sistema del credito ha di fronte una nuova fase di profondo cambiamento: il traghettamento verso l’unione bancaria europea e il passaggio al Meccanismo di vigilanza unico della BCE. Di tutto ciò si è parlato con le  imprese varesine durante l’incontro “Le nuove norme di vigilanza della BCE: un nuovo shock per le imprese?”, organizzato a Gallarate dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese nell’ambito del ciclo “Approfondimenti di finanza – Scuola d’impresa”.

In effetti importanti cambiamenti sono in arrivo. Perlopiù nascono alla fine del 2014, ossia da quando la Banca Centrale Europea ha cominciato ad esercitare una vigilanza diretta sui 120 più grandi gruppi bancari del Continente, che concentrano l’82% dell’attivo del sistema creditizio Ue. Un passaggio di consegne, quello tra le banche centrali nazionali e l’Eurotower, che lascerà ai governatori dei singoli Paesi una vigilanza sul restante delle 3.500 banche di minore stazza, da portare avanti con standard già predefiniti dall’alto. Da Francoforte. Insomma tutto verrà centralizzato a livello europeo. E nulla sarà come prima. Per le banche, certo, ma anche per le imprese. Chi non aveva digerito ancora un rapporto banca/impresa basato su rating, su giudizi di merito creditizio sempre più oggettivi, deve prepararsi ad un’altra serie di novità. “La BCE – ha spiegato agli imprenditori del Varesotto Andrea Ferretti, giornalista economico e docente di Gestione delle Imprese Familiari all’Università di Verona e docente presso la scuola di Formazione del Banco Popolare – entro breve andrà a rivedere i modelli di rating oggi usati dalle banche e ha già evidenziato la necessità che questi ultimi accentuino progressivamente la loro capacità di guardare avanti mediante l’elaborazione di dati anche previsionali, con particolare riferimento ai flussi di cassa”.

Cambiano le regole. Cambiano i poteri di controllo e chi li esercita. Cambia anche il flusso di credito. È inevitabile. “Alle banche – ha spiegato il responsabile dell’Area Finanza dell’Unione Industriali, Marco Crespi – la Bce chiede di stare sul mercato da sole, senza tanti paracadute. Le banche faranno lo stesso con le imprese. Si stringeranno ancora una volta i cordoni della borsa? Di sicuro una inevitabile conseguenza sarà per le imprese di affidarsi un po’ meno al credito bancario e più ai sistemi alternativi di finanziamento, come avviene in numerosi Paesi europei e non”.

Cipro insegna, d’altronde. Mentre una volta Banca d’Italia di fronte alle difficoltà di alcuni gruppi bancari nazionali lavorava per agevolare aggregazioni salvifiche, ciò da domani non potrà più avvenire. La BCE non lo permetterà. E per evitare che ci si trovi di fronte a delle crisi di istituto di credito importanti le regole si faranno più stringenti e rigorose.

Prima: maggiore attenzione ai finanziamenti a scadenza che vengono rinnovati. Il rinnovo sarà possibile solo nel rispetto di determinati parametri.

Seconda: nei casi di crediti deteriorati le banche non potranno più basarsi su tabelle di accantonamenti percentuali standard, ma dovranno effettuare, per ogni singola posizione deteriorata, una stima sulla perdita che la banca realisticamente potrà subire. Ed è proprio su questa perdita attesa che gli istituti dovranno poi effettuare accantonamenti adeguati.

Terza: le garanzie accessorie, come le ipoteche, dovranno sempre di più rispecchiare il reale valore di mercato dell’immobile dato a copertura del finanziamento, utilizzando perizie sempre aggiornate e tenendo conto di eventuali vendite da fare “in emergenza” (valore di pronto realizzo).

Quarta: cambiano anche i limiti agli sconfinamenti per le imprese, che, molto probabilmente, si faranno ancora più stringenti.

Tutto è in divenire e nulla è certo. Tranne l’aumento degli accantonamenti a cui dovranno far fronte le banche. Questo è un fatto da dare ormai per acquisito. E dunque? Il rischio concreto è che la coperta del credito si faccia ancora più corta per le imprese.

Come uscirne? “Il consiglio che stiamo dando alle nostre imprese associate – ha chiosato Marco Crespi – è sempre lo stesso, da anni: non solo banca e, soprattutto, più mercato”.

Non per forza, poi, le novità che saranno introdotte devono essere viste come un problema. Ci sono anche margini di opportunità, come sottolineato da Andrea Ferretti: “Con la vigilanza della BCE il rapporto tra banca e impresa deve fare un salto di qualità. La conseguenza di tutto ciò è che le aziende dovranno fornire al sistema bancario informazioni sempre più complete relative a prodotti, concorrenza e mercati sbocco. Le banche, parallelamente, dovranno affinare la capacità di capire l’evoluzione degli scenari e le peculiarità dei settori passando da visioni aggregate ad analisi molto più dettagliate”.

Insomma, lo sguardo si deve fare ancora più lungo di quanto non sia già oggi. Perché se è vero che prevenire è meglio che curare, lo è ancor più per un sistema bancario vigilato dalla BCE. Anche perché in caso di necessità, le cure richieste potrebbero essere shock.

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