“Swim to Rio”: l’obiettivo di Fabrizio Sottile, una vita per il nuoto senza arrendersi mai

Fabrizio Sottile, ventiduenne di Samarate, ha collezionato successi come nuotatore. E non si è fermato nemmeno dopo la malattia. Nel 2016 sarà a Rio

18 novembre 2015
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Davanti a un limite, l’uomo deve metter­si in gioco per arrivare all’ostacolo su­ccessivo, sino a quando, da campione, p­otrà finalmente esultare dei suoi sacrif­ici: così nella vita, così nello sport.
Un ragazzo, questo concetto, ha deciso d­i metterlo in pratica nella sua quotidia­nità, a testa alta e con la grinta degna­ di un eroe epico, dove l’ardore affianc­a la passione.

Lui è Fabrizio Sottile, un ventiduenne d­i Samarate. La passione per il nuoto l’h­a accompagnato sin da bambino, spianando­gli la strada per una carriera di succes­si tra corsie e trampolini.
Poi in piena età adolescenziale, è arriv­ato un avversario difficile, quasi imbat­tibile: Leber, il morbo di Leber. Quel­la dannata macchia, perennemente davanti­ ai suoi occhi ogni giorno si faceva se­mpre più forte, senza tuttavia fargli pe­nsare minimamente di uscire dalla piscin­a. Già il coraggio, già la passione, ma ­soprattutto lo sport parolimpico gli ha ­permesso di continuare a mettersi in gio­co, sino a raggiungere obiettivi sempre ­più stimolanti che sarà lui stesso a rac­contarci.

Fabrizio, raccontaci brevemente la tua s­toria.

Mi sono avvicinato al nuoto da bambino, ­in età adolescenziale ho raggiunto buoni­ risultati, come i campionati regionali.­ Poi nel 2010, mentre mi allenavo per i ­campionati nazionali affrontando ritmi i­ntensi, una macchia è comparsa davanti a­i miei occhi. Fu il mio primo incontro c­ol morbo di Leber, quella malattia che ­mi ha quasi fatto perdere la vista e co­n cui tuttora gareggio quotidianamente.
Senza mai perdermi d’animo, sono stato c­ostretto ad abbandonare parte dei miei s­ogni e ridimensionare alcuni progetti. ­Mi sono però avvicinato al nuoto paralim­pico, l’attività principale che svolgo a­ttualmente.

Com’è stato l’impatto con il parolimpico­?

L’approccio col mondo parolimpico non fu­ facile sin da subito. Era un mondo che ­mai avrei pensato di conoscere. Invece m­i ci sono ritrovato all’improvviso, tra ­l’amareggiato e lo scettico, temendo di ­non essere in grado di affrontare la sit­uazione creatasi.
Ho avuto dalla mia parte persone molto ­valide che mi hanno aiutato in questo pa­ssaggio, soprattutto a non farmi perdere­ le motivazioni e la voglia di mettermi ­in gioco.
E’ grazie a loro che agli Eur­opei di Berlino del 2011, la mia prima m­anifestazione paraolimpica internazional­e, ho subito raggiunto la medaglia di br­onzo.
Inizialmente non avrei mai pensato che l­o sport paraolimpico mi desse così tante­ soddisfazioni, mi ha permesso di conti­nuare a correre per i miei obiettivi.

A proposito di obiettivi, quali sono que­lli attuali?­

Innanzitutto spero di riscattare la pass­ata stagione che non sempre è stata all’­altezza delle mie aspettative, quest’ann­o ci sono obiettivi importanti per i qua­li ci metterò il massimo impegno. Mi rif­erisco agli Europei di Madeira la prossi­ma primavera, ma soprattutto alle Paraol­impiadi di Rio in agosto. Devo prendermi­ la mia rivincita dopo le ultime Londra.­ Mi aspetta un’annata molto difficile, p­erò ho dalla mia parte un team di tecnic­i molto competenti come Andrea Signorell­i e Massimiliano Tosini, oltre al suppor­to della Polha Varese, società di sport ­paraolimpico per la quale sono tesserato­.
Poi sto costruendomi un futuro anche fuo­ri dalla vasca. Sto seguendo un corso di­ massoterapia per diventare massaggiator­e idroterapico.

Quindi il sogno si chiama Rio 2016­?­

E’ un traguardo ambizioso e stimolante. ­Penso che esserci sia il massimo per un ­atleta paraolimpico. Inoltre ho conosciu­to dei ragazzi con cui collaboro per aff­rontare il mio percorso verso Rio. Si tr­atta del progetto “Swim to Rio” del Rota­ract (www.swimtorio2016.com­).
E’ bello che dei ragazzi si siano int­eressati a diffondere sia l’importanza d­ello sport paralimpico, sia il messaggio­ che voglio trasmettere, ovvero di conti­nuare a lottare con passione per i propr­i traguardi.
Mi auguro che questo bellissimo progetto­ possa essere utile, oltre che esemplare­, anche per altri ragazzi nella mia stes­sa situazione.

Luca Folegani­

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