Rischio attentati: “L’Italia ha abbastanza mezzi di emergenza? Varese no”

Il segretario generale territoriale della Fns Cisl dei Laghi Maurizio Giardina evidenzia le lacune nelle dotazioni dei Vigili del Fuoco

02 dicembre 2015
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Foto repertorio

“In questi giorni concitati, post strage, l’interrogativo principe di tutti è: noi italiani siamo pronti a fronteggiare un simile evento sul nostro territorio?
Come cittadino spero che chi cura la nostra sicurezza, dall’Intelligence in primis, fino alle forze di polizia, possa avere i mezzi necessari per poter sventare preventivamente una simile drammatica evenienza.
Ma aldilà di tutti gli sforzi, malauguratamente ciò non fosse possibile, come Vigile del Fuoco so che il mio compito, insieme a tutti gli altri operatori addetti al soccorso, sarà quello di aiutare fino allo stremo delle nostre possibilità la cittadinanza, le persone, di qualunque estrazione sociale, nazionalità o fede religiosa.
Il “punctum dolens” per noi Vigili del Fuoco è  (tra i tanti) l’impossibilità di rendere al meglio tale obiettivo sia per la mancanza di personale che di mezzi”. 

Questo l’allarme lanciato da Maurizio Giardina, segretario generale territoriale della Fns Cisl dei Laghi , che spiega come il corpo dei pompieri abbia in dotazione mezzi troppo limitati per fronteggiare emergenze di un certo livello.

“I mezzi sono vetusti – continua – datati e quindi soggetti a continue riparazioni che portano a non avere a disposizione tali mezzi per periodi anche superiori a diversi mesi.
In provincia di Varese abbiamo avuto in funzione una sola autoscala negli ultimi 4 mesi, chiedendo aiuto al vicino comando di Milano nei casi in cui era necessaria la sua presenza, con un ovvio prolungamento dei tempi d’intervento. Impossibilitati ad utilizzare le APS (auto pompa serbatoio) di dimensioni minori, che servono a raggiungere zone del centro cittadino o in zone impraticabili dai mezzi di dimensioni più grandi, poiché tutte in riparazione o fuori servizio per mancanza di fondi e quindi non utilizzabili per i soccorsi alla cittadinanza in pericolo.
Fino ad arrivare alla condizione che ha dell’inverosimile: uscire per un intervento a sirene spiegate e ritornare urgentemente in sede perché lungo la strada un anomalia al mezzo porta a malfunzionamenti tali che rendere lo stesso inutilizzabile per il soccorso.
A livello periferico, gli incaricati e gli uffici preposti stanno facendo l’impossibile per cercare di garantire le riparazioni e l’efficienza dei veicoli ma purtroppo visto la vetustà di alcuni automezzi (datati oltre 20 anni) e a causa anche le ultime direttive di spending review che ha accorpato i centri di spesa a livello regionale, (rendendo complesse le procedure per l’autorizzazione delle spese), ci si trova in continua emergenza. Senza contare le ultime disposizioni che hanno imposto di non riparare i veicoli che non siano di “prima partenza”, visto la mancanza di fondi accreditati per la loro manutenzione, costringendo di fatto a fermare le autovetture e i camion che non sono strettamente legate al soccorso, paralizzando di fatto le attività della caserma.
Vivere e lavorare in simili condizioni è avvilente sia a livello umano che professionale. La nostra voce non vuole essere una lamentela sterile, bensì un accorato urlo di disperazione che possa scuotere le menti e i cuori di tutti, perché è giusto che la popolazione tutta sappia quali sono le nostre reali condizioni, sia nazionali che locali, del Corpo più amato dagli Italiani.
Tra due giorni festeggeremo Santa Barbara, la nostra Santa protettrice e a noi non ci rimane che affidarci a Lei affinché possa proteggerci e proteggere tutte quelle persone che andiamo ad aiutare e soccorrere ogni giorno”.

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