Pronto soccorso, Mirabelli: “Cos’è cambiato in dieci anni?”

Il capogruppo del Pd presenta un'interrogazione in Consiglio Comunale

05 aprile 2016
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Mirabellifoto

Il sottoscritto consigliere comunale
premesso che,
fin dal 1995, l’Azienda Ospedaliera di Varese è riconosciuta di rilievo nazionale e di alta specializzazione e che, con la legge regionale 31 dell’11 luglio 1997, le è stata attribuita tutta l’attività di ricovero e specialistica della parte nord della provincia di Varese, prima in capo alle USSL;
considerato che
è, sotto gli occhi di tutti, tuttavia, come, essa, purtroppo, negli ultimi anni, nonostante l’ammodernamento e il miglioramento delle tecnologie, abbia, complessivamente, disperso, a vantaggio soprattutto di Busto Arsizio e Gallarate, risorse umane, competenze, professionalità, che costituivano il suo prezioso patrimonio faticosamente costruito nel corso del tempo;
dal momento che
non è, dunque, un caso se, essa, oggi, pur collocandosi ancora, nel panorama sanitario lombardo, nella fascia più elevata per standard di qualità, presenti delle carenze e dei punti di criticità che, messi a confronto con i livelli di eccellenza del passato, provocano proteste e contestazioni periodiche da parte dei cittadini;
poiché
Invadenza della politica, dualismo tra medici ospedalieri e universitari, prevalenza di una cultura che, ormai, tende a considerare i pazienti come dei clienti, duplicazione dei servizi su tutto il territorio di competenza, problemi strutturali, organizzativi e logistici delle nuove strutture, qualità minore dell’assistenza, complessità delle procedure, che, spesso, trasformano i medici in burocrati, pretesa di spacciare veri e propri tagli per risparmi, insufficiente funzionalità dei percorsi ospedalieri che causano disservizi e disagi, uso disinvolto delle dimissioni per liberare posti letto, lunghezza eccessiva dei tempi d’attesa per alcuni esami, scarsità di personale che, una volta formato, fugge verso la Svizzera, sono solo alcuni dei mali che la affliggono;
visto che
il punto più basso, probabilmente, lo si è raggiunto con il servizio televisivo del TG satirico di “Striscia la notizia” dell’anno scorso il quale mise, giustamente, alla gogna la dolorosa promiscuità della cosiddetta “barellaia” del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi;
chiede al Sindaco e alla Giunta
1. se non credano che, a proposito del Pronto Soccorso, francamente, a circa dieci anni di distanza dall’apertura del nuovo monoblocco, sia non solo paradossale ma anche incomprensibile che la Direzione dell’Azienda Ospedaliera, di fronte alla monotona ripetitività dei disagi, si ostini a parlare ancora di “emergenza”;
2. se non ritengano che il collasso pressoché permanente del Pronto Soccorso più che essere attribuito, come pure non si è esitato, in qualche caso, a fare, alla cattiva educazione dei cittadini, ai quali si pretenderebbe di fare carico della inadeguatezza degli accessi, o al territorio che non funziona, non possa, per caso, essere provocato soprattutto da una cattiva organizzazione;
3. se, da questo punto di vista, sappiano come la pensa la Commissione regionale di esperti nominata, l’anno scorso, dal presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni;
4. se non pensino, fermo restando il fatto che noi varesini abbiamo sempre amato il nostro Ospedale e lo amiamo ancora, come testimoniano i lasciti e le donazioni piuttosto consistenti e generose che ad esso continuano ad arrivare, e che abbiamo un grande rispetto per chi ci lavora quotidianamente, specialmente per chi, trovandosi in prima linea, al Pronto Soccorso, è costretto a lavorare in condizioni davvero estreme, che sia piuttosto triste, alla luce delle tasse salate che paghiamo, essere costretti a ricordare, con nostalgia, il “mitico” Pronto Soccorso diretto dal dott. Ermanno Montoli, il quale non aveva solo una dimensione più umana ma funzionava anche meglio di quello attuale;
5. se non ritengano, dato che la stragrande maggioranza dei codici che arriva, ogni anno, al Pronto Soccorso è bianca o verde, che ciò possa, per caso, significare che le persone comprese tra una fascia di età tra i 14 e i 65 anni, le quali, recandosi dallo specialista della ASL pagherebbero un ticket di 60 euro, preferiscono recarsi al Pronto Soccorso, dove pagano un ticket di soli 25 euro;
6. se sappiano, considerato che gli Ospedali ricevono dei rimborsi, in base al DRG, per ogni prestazione erogata, i quali sono di minore o maggiore entità a seconda che si tratti di pazienti del Pronto Soccorso o di ricoverati, quali siano i meccanismi di rimborso del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi e quanti siano, in particolare, i pazienti che entrano la mattina al Pronto Soccorso e vengono considerati ricoverati dopo la mezzanotte;
7. se considerino normale, visto che la norma nazionale in materia di posti letto dice che, per ogni mille abitanti, occorrono 3,7 posti letto mentre, a Varese, il tasso è di 2,5, che il nostro Ospedale continui ad avere un numero di posti letto inferiore a quello che servirebbe, effettivamente, agli 80.000 abitanti di Varese e a quelli di tutti gli altri Comuni del comprensorio;
8. se sappiano spiegare come mai, per quindici giorni, nell’autunno 2014, in seguito ad un’ispezione al Pronto Soccorso da parte dei NAS, siano, improvvisamente, comparsi i posti letto nei reparti di cardiologia, medicina e geriatria al contrario di quanto accade normalmente;
9. se sappiano fino a quando l’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi sarà costretto a fungere da ammortizzatore sociale, venendo, spesso, chiamato a farsi carico di problemi non strettamente sanitari perché mancano alternative sia prima che dopo;
10. se non pensino, ad esempio, che bisognerebbe intensificare l’assistenza domiciliare.
Rimanendo in attesa di un Vs. cortese riscontro, colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
Varese, 5 aprile 2016
Fabrizio Mirabelli

Il sottoscritto consigliere comunale
premesso che,
fin dal 1995, l’Azienda Ospedaliera di Varese è riconosciuta di rilievo nazionale e di alta specializzazione e che, con la legge regionale 31 dell’11 luglio 1997, le è stata attribuita tutta l’attività di ricovero e specialistica della parte nord della provincia di Varese, prima in capo alle USSL;
considerato che
è, sotto gli occhi di tutti, tuttavia, come, essa, purtroppo, negli ultimi anni, nonostante l’ammodernamento e il miglioramento delle tecnologie, abbia, complessivamente, disperso, a vantaggio soprattutto di Busto Arsizio e Gallarate, risorse umane, competenze, professionalità, che costituivano il suo prezioso patrimonio faticosamente costruito nel corso del tempo;
dal momento che
non è, dunque, un caso se, essa, oggi, pur collocandosi ancora, nel panorama sanitario lombardo, nella fascia più elevata per standard di qualità, presenti delle carenze e dei punti di criticità che, messi a confronto con i livelli di eccellenza del passato, provocano proteste e contestazioni periodiche da parte dei cittadini;
poiché
Invadenza della politica, dualismo tra medici ospedalieri e universitari, prevalenza di una cultura che, ormai, tende a considerare i pazienti come dei clienti, duplicazione dei servizi su tutto il territorio di competenza, problemi strutturali, organizzativi e logistici delle nuove strutture, qualità minore dell’assistenza, complessità delle procedure, che, spesso, trasformano i medici in burocrati, pretesa di spacciare veri e propri tagli per risparmi, insufficiente funzionalità dei percorsi ospedalieri che causano disservizi e disagi, uso disinvolto delle dimissioni per liberare posti letto, lunghezza eccessiva dei tempi d’attesa per alcuni esami, scarsità di personale che, una volta formato, fugge verso la Svizzera, sono solo alcuni dei mali che la affliggono;
visto che
il punto più basso, probabilmente, lo si è raggiunto con il servizio televisivo del TG satirico di “Striscia la notizia” dell’anno scorso il quale mise, giustamente, alla gogna la dolorosa promiscuità della cosiddetta “barellaia” del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi;
chiede al Sindaco e alla Giunta
1. se non credano che, a proposito del Pronto Soccorso, francamente, a circa dieci anni di distanza dall’apertura del nuovo monoblocco, sia non solo paradossale ma anche incomprensibile che la Direzione dell’Azienda Ospedaliera, di fronte alla monotona ripetitività dei disagi, si ostini a parlare ancora di “emergenza”;
2. se non ritengano che il collasso pressoché permanente del Pronto Soccorso più che essere attribuito, come pure non si è esitato, in qualche caso, a fare, alla cattiva educazione dei cittadini, ai quali si pretenderebbe di fare carico della inadeguatezza degli accessi, o al territorio che non funziona, non possa, per caso, essere provocato soprattutto da una cattiva organizzazione;
3. se, da questo punto di vista, sappiano come la pensa la Commissione regionale di esperti nominata, l’anno scorso, dal presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni;
4. se non pensino, fermo restando il fatto che noi varesini abbiamo sempre amato il nostro Ospedale e lo amiamo ancora, come testimoniano i lasciti e le donazioni piuttosto consistenti e generose che ad esso continuano ad arrivare, e che abbiamo un grande rispetto per chi ci lavora quotidianamente, specialmente per chi, trovandosi in prima linea, al Pronto Soccorso, è costretto a lavorare in condizioni davvero estreme, che sia piuttosto triste, alla luce delle tasse salate che paghiamo, essere costretti a ricordare, con nostalgia, il “mitico” Pronto Soccorso diretto dal dott. Ermanno Montoli, il quale non aveva solo una dimensione più umana ma funzionava anche meglio di quello attuale;
5. se non ritengano, dato che la stragrande maggioranza dei codici che arriva, ogni anno, al Pronto Soccorso è bianca o verde, che ciò possa, per caso, significare che le persone comprese tra una fascia di età tra i 14 e i 65 anni, le quali, recandosi dallo specialista della ASL pagherebbero un ticket di 60 euro, preferiscono recarsi al Pronto Soccorso, dove pagano un ticket di soli 25 euro;
6. se sappiano, considerato che gli Ospedali ricevono dei rimborsi, in base al DRG, per ogni prestazione erogata, i quali sono di minore o maggiore entità a seconda che si tratti di pazienti del Pronto Soccorso o di ricoverati, quali siano i meccanismi di rimborso del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi e quanti siano, in particolare, i pazienti che entrano la mattina al Pronto Soccorso e vengono considerati ricoverati dopo la mezzanotte;
7. se considerino normale, visto che la norma nazionale in materia di posti letto dice che, per ogni mille abitanti, occorrono 3,7 posti letto mentre, a Varese, il tasso è di 2,5, che il nostro Ospedale continui ad avere un numero di posti letto inferiore a quello che servirebbe, effettivamente, agli 80.000 abitanti di Varese e a quelli di tutti gli altri Comuni del comprensorio;
8. se sappiano spiegare come mai, per quindici giorni, nell’autunno 2014, in seguito ad un’ispezione al Pronto Soccorso da parte dei NAS, siano, improvvisamente, comparsi i posti letto nei reparti di cardiologia, medicina e geriatria al contrario di quanto accade normalmente;
9. se sappiano fino a quando l’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi sarà costretto a fungere da ammortizzatore sociale, venendo, spesso, chiamato a farsi carico di problemi non strettamente sanitari perché mancano alternative sia prima che dopo;
10. se non pensino, ad esempio, che bisognerebbe intensificare l’assistenza domiciliare.
Rimanendo in attesa di un Vs. cortese riscontro, colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
Varese, 5 aprile 2016
Fabrizio Mirabelli

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