Movimento 5 Stelle: “Ripristinare i prati alti per tutelare gli animali”

Il gruppo di lavoro Ambiente del movimento analizza la situazione sulla presenza degli animali, che escono dai boschi per avvicinarsi ai centri abitati. Sottolineando le carenze delle pubbliche amministrazione sulla gestione della fauna

27 marzo 2015
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capriolo

Spesso ci soffermiamo ad osservare le bellezze del bosco, ci avviciniamo silenziosi, quasi per non disturbare, a meandri ricchi di fiori e profumi, e indugiamo guardando cascatelle d’acqua che risuonano in
mille colori e che compongono un tutt’uno con la natura. Accade spesso che ci innamoriamo dei nostri boschi, delle grandi faggete o delle spettacolari visioni che il panorama ci presenta. Il nostro territorio è particolarmente ricco, le nostre valli in tutti i periodi dell’anno sanno donare bellezza, colori, suoni, serenità e gioia al cuore del fortunato visitatore.

Abbiamo queste meraviglie che sono la casa, il rifugio di molti animali selvatici quali cinghiali, volpi, cervi e caprioli per citare i più noti, che sono cresciuti in numero e in modo spropositato. Questi animali selvatici, spesso, e in particolare nei mesi invernali, non trovano cibo e scendono a valle causando molteplici problemi. La causa principale va ricercata nell’abbandono degli alpeggi e dei prati alti che non sono economicamente vantaggiosi, e hanno la prerogativa di essere scomodi da tagliare e da mantenere. Tale aspetto ha indotto le povere bestiole a migrare e scendere nelle aree basse, più ricche di cibo, per potersi nutrire, creando però rischio per se stessi e per qualche sventurato automobilista. Gli incidenti di questi poveri animali con camion, moto e auto sono drammaticamente in aumento, nell’anno appena trascorso gli incidenti sono stati 245 e una parte importante (circa il 40%) vede i caprioli quali sfortunati animali. Anche i cinghiali con il 24% hanno avuto un peso preponderante nel creare incidenti. Bisogna però considerare anche, in un’analisi completa e corretta, i problemi che spesso questa fauna causa in aree coltivate, apportando un danno economico non indifferente ai malaugurati contadini. Con un esempio per tutti, ora la Valganna si è dotata di cartelli che spiegano il rischio, ma sono sufficienti questo tipo di operazioni? No, anzi le cose andranno peggiorando, perché il bosco ha inglobato con gli anni l’80% dei prati stabili che nutrivano gli ungulati. I rimedi più attuabili potrebbero vedere l’impiego di una parte dei fondi per l’agricoltura montana per mantenere vivi i prati esistenti e realizzarne di nuovi.

Occorrerebbe muoversi con il massimo impegno e con continuità verso un processo ripristino dei prati alti, in abbinamento al controllo della presenza degli ungulati. Però, prima ancora, occorrerebbero denari, oggi invece sprecati in mille modi differenti, e buone intenzioni, sulle quali nutriamo qualche dubbio. E, soprattutto, occorrerebbe voglia politica, per tutelare gli animali e salvaguardare la sicurezza dei cittadini.

Lamentarsi col destino per l’aumento di questo tipo di incidenti, ancora fortunatamente non gravi, può mettere a posto la coscienza di qualcuno, forse, ma non solleva le Amministrazioni dal provare a trovare soluzioni (preventive e strutturali, non di emergenza ) per la tutela del nostro prezioso ecosistema.

R. Dorici e R. Cenci
Gruppo Ambiente M5S Varese

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