Moglie morta in maniera misteriosa. Arrestato il marito

L'uomo era da tempo sospettato, ma aveva sempre detto che la donna si era suicidata

26 aprile 2016
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Fotoargenziano

Nella mattinata odierna, personale della Squadra Mobile ha proceduto all’esecuzione della misura della Custodia Cautelare in Carcere a carico di ARGENZIANO Alessandro, emessa dal GIP del Tribunale di Varese, Dott. SALA, su richiesta della locale Procura della Repubblica Dott.ssa Sabrina DITARANTO.

L’uomo era stato deferito per i reati in oggetto indicati, a seguito delle indagini svolte successivamente alla morte della donna. Nel corso dell’attività era emerso che il predetto poneva in essere sulla donna dei veri e propri atti volti a sottometterla psicologicamente, tanto che alla stessa veniva persino impedito di mantenere contatti con la famiglia d’origine. Alla luce delle indagini svolte è emerso altresì che il medesimo maltrattava la giovane moglie anche fisicamente.
Secondo la ricostruzione dei fatti, la sera del 26 aprile 2015, l’uomo, dopo aver somministrato alla moglie una forte quantità di farmaco calmante, l’avrebbe ridotta in uno stato di semi incoscienza per poi soffocarla.

Il movente dell’omicidio sarebbe di natura economica e legato al desiderio di entrare in possesso di una polizza di risparmio che la donna aveva stipulato a proprio nome.
Più in particolare, gli episodi di maltrattamento sono stati posti in essere per più di un anno, sempre allo scopo di persuadere la moglie dall’ estromettere dalla loro vita i famigliari di lei, che tentavano di convincerla a lasciare il marito. La donna aveva perso, così, ogni controllo autonomo sulle proprie spese, non avendo più a disposizione nemmeno il portafoglio; l’Argenziano, operava per avere controllo totale sulla vita della moglie, convincendola altresì a cambiare il proprio medico curante a favore del medico dell’Argenziano, così da ritenere di controllarne persino la somministrazione dei farmaci.
La circostanza che ha reso ancor più complicato il prosieguo dell’indagine, è stata determinata da una vera e propria “messa in scena” da parte dell’Argenziano, che da subito ha mostrato agli operatori di polizia intervenuti ed ancor prima agli operatori del 118, una lettera scritta dalla Amalfi, in cui spiegava i gesti di quello che è stato rappresentato sin dall’inizio come un suicidio. La lettera è stata scritta dalla Amalfi, come dimostrato dai periti, ma sicuramente in tempo diverso dagli attimi precedenti la morte della donna, poiché la perizia conferma come la mano sia quella di una persona non obnubilata dai farmaci o in preda ad intenti suicidari.

Ciò lascia intendere che Argenziano, con il pieno controllo sulla vita della donna, l ‘abbia persuasa a scrivere quella lettera, allontanando da sé ogni sospetto.
Argenziano ha dichiarato di aver fatto di tutto per salvare la donna, comprese le manovre rianimatorie necessarie, mentre la comunicazione con l’operatore del 118 dimostra tutt’altro. Argenziano non vuole praticare alcuna manovra per timore di essere coinvolto e accusato di omicidio.
L’immediato intervento, insieme agli operatori, del pubblico ministero, hanno consentito di assicurare, comunque, nell’immediato, le fonti di prova, utili a smentire la prima versione fornita dall’uomo e a ritenere così contraddittorie le dichiarazioni rilasciate dal medesimo.
L’arresto, avvenuto ad un anno esatto dalla scomparsa della ragazza, è stato operato in Besozzo, presso l’abitazione della nuova compagna dell’uomo.

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