L’Ospedale unico non è la soluzione, è parte del problema

Il Comitato diritto salute del varesotto commenta le dichiarazioni dei vertici di Regione Lombardia e dell’assessorato alla sanità sull’ipotesi di costruzione dell’ospedale unico tra Busto Arsizio e Gallarate

29 Giugno 2018
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Venerdì 22 giugno a Busto Arsizio si è tenuto un interessante incontro organizzato dalla Fondazione Carnaghi – Brusatori con i vertici di Regione Lombardia in cui sono intervenuti alcuni primari degli ospedali che hanno denunciato le gravi carenze di personale di cui soffrono le strutture che dirigono, tali da mettere in discussione anche la possibilità di erogare correttamente il servizio.

La risposta dei vertici regionali è stata quella di tamponare la situazione nell’immediato con concorsi per un limitato numero di posizioni. In prospettiva la situazione potrebbe migliorare con possibili interventi legislativi per agevolare il reclutamento di nuovo personale medico e nella realizzazione di un unico ospedale tra Busto e Gallarate. Come questo secondo aspetto possa risolvere i problemi posti dai primari non è stato spiegato, a meno che, come è stato detto nel dibattito, il nuovo ospedale abbia un numero di posti letto significativamente inferiore a quello degli attuali nosocomi, sia cioè calibrato sulla cronica scarsità di personale (medico e non).

Il progetto dell’ospedale unico è già ora parte del problema del reclutamento del personale: un progetto privo di uno studio preliminare che abbia valutato le opzioni alternative, senza un dibattito pubblico che ne abbia dimostrato l’effettiva utilità e che ancora oggi, a quasi due anni dai primi roboanti annunci mediatici, non si sa con quali risorse si finanzierà; ciò fa sì che le attuali strutture abbiano un futuro incerto e siano poco attrattive per i medici che volessero investirvi la loro professionalità.

Durante il dibattito è stata sottolineata come fosse una “notizia” la dichiarazione del Presidente della Regione che afferma che l’ospedale si farà. E’ bene ricordare che l’iter del progetto è già partito l’anno scorso e sono stati stanziati anche 500 mila euro per un progetto preliminare. Forse anche qualcuno dei sostenitori aveva qualche dubbio e per decidere aspettava l’opinione del nuovo presidente e non invece l’analisi dei bisogni di salute del territorio e dei suoi cittadini.

L’ospedale unico sarà parte del problema anche in futuro: se e quando sarà realizzato, gli oneri finanziari necessari a coprire l’investimento ricadranno sulla gestione ordinaria aggiungendosi ai problemi denunciati oggi. Così è nei nuovi ospedali costruiti negli ultimi anni nella nostra regione, perché il problema non sono gli edifici ma le risorse per l’aggiornamento dei laboratori e della strumentazione, la quantità di personale assunto e la qualità dei contratti offerti allo stesso.

Durante l’incontro è stato provocatoriamente ipotizzato di chiudere fin da subito il Pronto Soccorso di Gallarate dato che le risorse non bastano per tenere aperti due punti a 6 Km di distanza. Con questo si conferma che la questione principale che guida le scelte sull’organizzazione della sanità è la scarsità del personale e non il problema delle strutture più o meno aggiornate. La miope politica locale invece si sveglia per difendere i propri ospedali solo quando le conviene, per sbandierare il proprio campanilismo. Il sindaco di Gallarate si è successivamente opposto all’ipotesi di chiusura perché il Pronto soccorso andrebbe troppo lontano; è disposto però a sostenere una spesa di 500 milioni (tanto potrebbe costare il nuovo ospedale) per dimezzare tale distanza per i gallaratesi, dimenticandosi che in tal modo l’allungherebbe di altrettanto per i bustocchi. Il problema non è di chi dovrà fare più strada ma quello di non peggiorare l’accessibilità dei servizi sanitari per tutti.

Il nostro Comitato chiede di indirizzare i 500 mila euro già stanziati per un progetto alternativo a quello dell’ospedale unico, che individui dove allocare e come realizzare strutture distribuite sul territorio (Presidi Ospedalieri Territoriali e Presidi Socio Sanitari) previste anche dall’ultima riforma sanitaria regionale, preservando i piccoli ospedali già presenti nel varesotto, valorizzandoli e non depotenziandoli.

Al Presidente Fontana facciamo notare che l’opposizione al progetto c’è ed è sostenuta da migliaia di firme raccolte e dagli argomenti che poniamo e che non sono mai stati contestati puntualmente. Alle forze politiche e sociali che hanno condiviso le criticità del progetto chiediamo di attivarsi con noi affinché le istituzioni regionali e locali siano il luogo si possa dibattere del futuro delle sanità sul nostro territorio.Il progetto così come è stato pensato finora è pieno di criticità e contraddizioni che porteranno inevitabilmente a contenziosi legali che ne rallenteranno i lavori. E’ compito della politica verificarne prima le alternative e l’effettiva fattibilità, valutandone tutti gli aspetti prima di incappare nell’ennesimo inutile mostro incompiuto.

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