Lavoro in Lombardia: un 2014 di attesa, ma crescono le donne

In aumento anche il welfare aziendale; contratti a tempo indeterminato in stand-by

21 luglio 2015
Guarda anche: EconomiaLavoro
lavoro giovani

Per il mercato del Lavoro lombardo il 2014 è stato un anno
sospeso, di attesa. Non sono mancati i segnali positivi, in particolare tra le aziende medium
e high tech, oltre alle conferme di alcune peculiarità tutte lombarde. In particolare si
conferma l’alto tasso di femminilizzazione, una lieve contrazione dei contratti a tempo
indeterminato, e la grande attenzione delle imprese ai programmi di welfare aziendale.
Segnali quindi contrastanti quelli emersi dall’Indagine ‘Il Lavoro in Lombardia – Rapporto
2015’ effettuata dal Centro studi di Confindustria Lombardia, in collaborazione con
l’Università Cattaneo – LIUC, su un campione di 1.430 imprese rappresentativo di tutte le
province lombarde.
“Come emerge dal nostro monitoraggio regionale – spiega Alberto Ribolla, presidente di
Confindustria Lombardia – nel 2014 tra le nostre imprese è tornato un clima di fiducia e
cauto ottimismo. Gli imprenditori lombardi sono da sempre molto attenti al contesto e alle
novità. Questo lo dimostra lo stand-by dei contratti a tempo indeterminato in attesa delle
riforme del governo, ma anche l’attenzione al welfare aziendale: in un periodo di crisi infatti
emerge con forza il ruolo sociale ricoperto dalle nostre imprese che, invece di tagliare,
hanno deciso di incrementare i programmi di welfare aziendale. Anche l’aumento della
presenza delle donne in ruoli decisionali e più in generale in azienda è sinonimo di maturità
imprenditoriale”.
“La maggiore dinamicità delle imprese dei settori medium e high tech emersa dai dati, poi,
– aggiunge il presidente di Confindustria Lombardia – testimonia che la strada intrapresa
dalle nostre imprese manifatturiere è quella giusta. Il prossimo salto è verso l’Industria 4.0
ma per affrontare il passaggio servono investimenti, anche in risorse umane high-skilled,
oltre a una cabina di regia pubblico-privata”, conclude Alberto Ribolla.
Questi, nel dettaglio, i dati più significativi emersi dall’VIII edizione del Rapporto di
Confindustria Lombardia ‘Il Lavoro in Lombardia’, indagine che sarà diffusa integralmente a
settembre:
-Nel 2014 si conferma la tendenza (già avviatasi da qualche anno) all’aumento
significativo della quota di donne che ricoprono professionali apicali o semi-apicali
(quadri e dirigenti). Oggi le donne coinvolte in ruoli di media e alta responsabilità
pesano in Lombardia per il 12.1% del totale dei dipendenti.
-Il 2014 ha registrato una lieve ma diffusa contrazione del numero di lavoratori
dipendenti con contratto a tempo indeterminato (-1.6% rispetto al 2013).
Un’apparente inversione di tendenza rispetto ad una caratteristica consolidata degli
organici lombardi – l’elevata quota dei lavoratori con contratto stabile – che aveva
trovato conferma anche nei peggiori anni della crisi: una necessità vitale per le nostre
imprese, che sulla costanza del rapporto di lavoro con i loro dipendenti più
specializzati costruiscono uno dei principali asset competitivi. In realtà, come hanno
ampiamente dimostrato recentemente i dati sulle Comunicazioni Obbligatorie nel I
trimestre 2015 fornite dal Ministero del Lavoro, il fenomeno va ricondotto
all’aspettativa per gli sgravi contributivi e per l’introduzione del nuovo contratto a
tutele crescenti sulle nuove assunzioni che sono effettivamente entrati in vigore
dall’inizio del 2015;
-Le imprese operanti nei settori a medio-alta e alta tecnologia sono le più aperte a
donne e giovani, con una forte attenzione a politiche di retention delle risorse umane.
Secondo l’indagine 2015 di Confindustria Lombardia sul Mercato del lavoro lombardo
per il 2014 è in queste aziende che si riscontrano i più alti tassi di femminilizzazione
dei dipendenti in Lombardia (rispettivamente 21.8% per le medium-high tech e il
30.8% per le high tech) e un ricorso superiore alla media regionale ai contratti di
apprendistato (li usa il 26.2% delle aziende MHT e il 21.2% delle HT).
Le imprese dei settori a maggiore intensità tecnologica brillano inoltre per la più alta
incidenza di nuove assunzioni a tempo indeterminato (rispettivamente il 35.6% e il
52.2% del totale assunzioni) e maggior ricorso a strumenti di welfare (li utilizza
rispettivamente il 46,7% delle MHT e il 52.5% delle HT);
– Nonostante l’austerità imposta dalla lunga crisi, le imprese lombarde non hanno
“tagliato” le risorse di welfare aziendale, anzi. In base all’indagine 2015 di
Confindustria Lombardia sul Mercato del lavoro lombardo per il 2014, nel 42% delle
imprese lombarde i dipendenti beneficiano di programmi di welfare, in molti casi
avviati proprio negli ultimi anni; (grafico 4)

Per il mercato del Lavoro lombardo il 2014 è stato un anno
sospeso, di attesa. Non sono mancati i segnali positivi, in particolare tra le aziende medium
e high tech, oltre alle conferme di alcune peculiarità tutte lombarde. In particolare si
conferma l’alto tasso di femminilizzazione, una lieve contrazione dei contratti a tempo
indeterminato, e la grande attenzione delle imprese ai programmi di welfare aziendale.
Segnali quindi contrastanti quelli emersi dall’Indagine ‘Il Lavoro in Lombardia – Rapporto
2015’ effettuata dal Centro studi di Confindustria Lombardia, in collaborazione con
l’Università Cattaneo – LIUC, su un campione di 1.430 imprese rappresentativo di tutte le
province lombarde.
“Come emerge dal nostro monitoraggio regionale – spiega Alberto Ribolla, presidente di
Confindustria Lombardia – nel 2014 tra le nostre imprese è tornato un clima di fiducia e
cauto ottimismo. Gli imprenditori lombardi sono da sempre molto attenti al contesto e alle
novità. Questo lo dimostra lo stand-by dei contratti a tempo indeterminato in attesa delle
riforme del governo, ma anche l’attenzione al welfare aziendale: in un periodo di crisi infatti
emerge con forza il ruolo sociale ricoperto dalle nostre imprese che, invece di tagliare,
hanno deciso di incrementare i programmi di welfare aziendale. Anche l’aumento della
presenza delle donne in ruoli decisionali e più in generale in azienda è sinonimo di maturità
imprenditoriale”.
“La maggiore dinamicità delle imprese dei settori medium e high tech emersa dai dati, poi,
– aggiunge il presidente di Confindustria Lombardia – testimonia che la strada intrapresa
dalle nostre imprese manifatturiere è quella giusta. Il prossimo salto è verso l’Industria 4.0
ma per affrontare il passaggio servono investimenti, anche in risorse umane high-skilled,
oltre a una cabina di regia pubblico-privata”, conclude Alberto Ribolla.
Questi, nel dettaglio, i dati più significativi emersi dall’VIII edizione del Rapporto di
Confindustria Lombardia ‘Il Lavoro in Lombardia’, indagine che sarà diffusa integralmente a
settembre:
-Nel 2014 si conferma la tendenza (già avviatasi da qualche anno) all’aumento
significativo della quota di donne che ricoprono professionali apicali o semi-apicali
(quadri e dirigenti). Oggi le donne coinvolte in ruoli di media e alta responsabilità
pesano in Lombardia per il 12.1% del totale dei dipendenti.
-Il 2014 ha registrato una lieve ma diffusa contrazione del numero di lavoratori
dipendenti con contratto a tempo indeterminato (-1.6% rispetto al 2013).
Un’apparente inversione di tendenza rispetto ad una caratteristica consolidata degli
organici lombardi – l’elevata quota dei lavoratori con contratto stabile – che aveva
trovato conferma anche nei peggiori anni della crisi: una necessità vitale per le nostre
imprese, che sulla costanza del rapporto di lavoro con i loro dipendenti più
specializzati costruiscono uno dei principali asset competitivi. In realtà, come hanno
ampiamente dimostrato recentemente i dati sulle Comunicazioni Obbligatorie nel I
trimestre 2015 fornite dal Ministero del Lavoro, il fenomeno va ricondotto
all’aspettativa per gli sgravi contributivi e per l’introduzione del nuovo contratto a
tutele crescenti sulle nuove assunzioni che sono effettivamente entrati in vigore
dall’inizio del 2015;
-Le imprese operanti nei settori a medio-alta e alta tecnologia sono le più aperte a
donne e giovani, con una forte attenzione a politiche di retention delle risorse umane.
Secondo l’indagine 2015 di Confindustria Lombardia sul Mercato del lavoro lombardo
per il 2014 è in queste aziende che si riscontrano i più alti tassi di femminilizzazione
dei dipendenti in Lombardia (rispettivamente 21.8% per le medium-high tech e il
30.8% per le high tech) e un ricorso superiore alla media regionale ai contratti di
apprendistato (li usa il 26.2% delle aziende MHT e il 21.2% delle HT).
Le imprese dei settori a maggiore intensità tecnologica brillano inoltre per la più alta
incidenza di nuove assunzioni a tempo indeterminato (rispettivamente il 35.6% e il
52.2% del totale assunzioni) e maggior ricorso a strumenti di welfare (li utilizza
rispettivamente il 46,7% delle MHT e il 52.5% delle HT);
– Nonostante l’austerità imposta dalla lunga crisi, le imprese lombarde non hanno
“tagliato” le risorse di welfare aziendale, anzi. In base all’indagine 2015 di
Confindustria Lombardia sul Mercato del lavoro lombardo per il 2014, nel 42% delle
imprese lombarde i dipendenti beneficiano di programmi di welfare, in molti casi
avviati proprio negli ultimi anni; (grafico 4)

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