Aime: le proposte per la riforma delle Camere di Commercio

L'associazione varesina punta in particolare sul coinvolgimento delle imprese

20 gennaio 2016
Guarda anche: EconomiaLavoro
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Ma come stiamo affrontando la riforma delle Camere di Commercio?

Un approccio conservativo non potrebbe che rivelarsi contraddittorio rispetto al fatto oggettivo che il sistema economico italiano non ha più la forza di sostenere sovrastrutture, come Unioncamere Nazionale e Regionali, a cui non sia riconducibile un ruolo forte e concreto.

Sappiamo che la riforma delle Camere di Commercio prevede una loro drastica riduzione, introducendo parallelamente anche l’obiettivo qualificato di un maggior coinvolgimento delle imprese e degli imprenditori.

Ma il punto centrale non è il numero. Ciò che non è più rinviabile è il tema del coinvolgimento della base delle imprese.

Oggi i Consigli si auto-eleggono.

Sono le Associazioni di categoria che provvedono all’indicazione dei rappresentanti nel Consiglio Camerale sulla base della propria consistenza associativa e, quindi, della propria presunta capacità rappresentativa.
Ma se i dati a nostra disposizione sono veritieri, significa che solo il 30% delle imprese di un territorio – cioè quelle che aderiscono ad un’Associazione – ha un ruolo, peraltro indiretto, nella nomina dei vertici dell’Ente. Da qui dobbiamo partire per valutare quale formula adottare per implementare forme di democrazia più ampia, primo passo per il maggior coinvolgimento dei soggetti rappresentati.

PROPOSTE SULLA COMPOSIZIONE DEI VERTICI DELL’ENTE

Crediamo sia chiaro, per quanto fin qui esposto, che siamo convintamente ed unanimemente favorevoli all’elezione diretta del Consiglio e del Presidente della Camera da parte degli imprenditori iscritti alla stessa Cciaa perché se l’imprenditore ha il dovere di iscriversi alla CCIAA deve allora avere il corrispettivo diritto di scegliere chi deve governare l’Ente.
La democrazia diretta, pur conservando un ruolo per le Associazioni che sarebbero comunque chiamate a formare le liste di candidati, è il presupposto essenziale e necessario per dare all’Ente nuove prospettive.

Perché aspettare una Legge per avviare una vera riforma del sistema delle rappresentanze e delle Camere di Commercio? Perché, a differenza di quanto fatto in questi anni dalla politica, non essere noi stessi attori del cambiamento e, quindi, elaborare una proposta basata su tre pilastri fondamentali:

• Rilancio del ruolo delle Associazioni di categoria;
• Governo delle Camere di Commercio realmente democratico e rappresentativo;
• Sistema di servizi alle imprese efficace ed efficiente.

La via per giungere a questo risultato non è complessa:

• i Consigli Camerali, ridotti nella composizione numerica, siano eletti con voto segreto da tutti i soggetti iscritti alla Camera di Commercio;
• i candidati alla carica di Consiglieri Camerali siano scelti dalle Associazioni per settore e rappresentatività e lo stesso valga per i rappresentanti delle banche e della cooperazione;

PROPOSTE SUL RUOLO DELL’ENTE

Ma l’introduzione del sistema di democrazia diretta è solo il presupposto per la realizzazione di un piano strategico più ampio e di largo respiro che faccia della Camera di Commercio il centro di una vera e propria rete di impresa, costituita dalla stessa Camera e dalle Associazioni, in grado di proporre e sviluppare innovazione.

Non più, quindi, l’Ente come erogatore di risorse ed incentivi a favore delle imprese del territorio attraverso la mediazione delle Associazioni, con il continuo rischio di sovrapposizioni e duplicazioni (e, quindi, diseconomie se non vero e proprio sperpero di risorse) ma quale attore diretto, attraverso le aziende speciali, della progettazione e realizzazione dei servizi alle imprese.
E, per converso, le Associazioni non più come attuatori di una pletora di progetti difficilmente coordinabili tra loro ma come grandi stakeholders dell’Ente, con la capacità di orientarne l’azione sulla base di un piano strategico di lungo termine ampiamente condiviso.

E’ evidente che questa proposta favorirebbe la costituzione di un formidabile polo di servizi innovativi, qualificati ed altamente specializzati capace di rispondere alle reali esigenze delle imprese.

Un polo che si trasformerebbe, in poco tempo, in un grande incubatore e centro di ricerca per le piccole e medie imprese; un soggetto capace di confrontarsi con il mercato e capace di mettere a sistema e in sinergia le migliori energie, intelligenze e competenze presenti nel territorio, non ultime quelle oggi già disponibili all’interno del sistema delle Associazioni.

Un polo che sarebbe capace di coprire i propri costi di gestione e le proprie strategie di investimento attirando capitali anche privati sulla base della propria esperienza e professionalità e della forza dei suoi progetti.

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