A Legnano la scuola entra nelle web agency. La collaborazione con InGrandiMenti

Negli ultimi tre mesi l’agenzia di Legnano ha accolto oltre venti alunni delle scuole superiori. «Spieghiamo ai giovani il mondo del lavoro e impariamo da loro le professioni del futuro», spiega l’amministratore Enrico Piacentini

12 luglio 2017
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Scuola e mondo del lavoro. Un binomio invocato, ma che spesso rischia di restare un semplice proclama. Non così con la web agency InGrandiMenti di Legnano che si è aperta ai giovani ospitando negli ultimi tre mesi più di venti studenti provenienti dal liceo Clemente Rebora di Rho, dall’Isis Bernocchi di Legnano e dall’Itis Giulio Riva di Saronno. Più che una moda, la precisa volontà di «creare un ponte tra le nuove generazioni e il mondo del lavoro. Perché, se è vero che per molti ragazzi oggi non ci sono ancora le qualifiche del lavoro che faranno domani, il mondo del lavoro ha bisogno già oggi delle loro competenze, del loro modo di guardare la realtà. E questo vale soprattutto per un’agenzia di comunicazione digitale come la nostra», premette Enrico Piacentini, amministratore e fondatore di InGrandiMenti, società che per quanto giovane vanta un organico composto da 25 dipendenti e cinque collaboratori esterni la cui età media oscilla tra i 25 ed i 27 anni. «Le nuove tecnologie, i social e gli strumenti di marketing a loro collegati richiedono una formazione costante non solamente in termini di conoscenze tecniche, ma anche di linguaggi. La presenza degli studenti è l’occasione per noi di confrontarci con le generazioni più giovani, per loro di avvicinare concretamente il mondo del lavoro».

Dell’esperienza maturata gli stessi studenti hanno parlato con toni entusiasti: «Il nostro lavoro è stato preso in considerazione seriamente», hanno scritto diversi alunni nel questionario finale. Anche se il lavoro non era quello che si aspettavano – la complessità riscontrata è stata maggiore delle attese -, tutti hanno rilevato l’utilità dell’iniziativa. «Mi piacerebbe un lavoro, come quello del copywriter o di social strategist, capace di stimolare la creatività», ha scritto Federica del liceo Rebora; Matteo dell’Isis Bernocchi si vedrebbe bene in futuro come «front-end developer perché si occupa di tutta la parte del sito dal lato dell’utente». Nicholas dell’Itis Riva è strato colpito dal clima di amicizia: «Se c’è competenza e collaborazione, i risultati sono di efficienza».

Del resto, il progetto di alternanza scuola-lavoro si prefigge non solamente di accorciare le distanze tra aula e ufficio, ma soprattutto di creare una sinergia tra due mondi che spesso appaiono così distanti. «Prima ancora che diventasse un obbligo ministeriale, lo proponevano ai nostri alunni», ricorda Giuseppina Rognoni, docente di Italiano, Greco e Latino al Rebora di Rho e tra i referenti del progetto per l’istituto rhodense. «Non si tratta esclusivamente di offrire l’opportunità ai ragazzi di poter meglio comprendere il mondo del lavoro e di conseguenza fare anche le scelte formative più in linea con la loro indole, ma anche di rimotivarli allo studio. L’esperienza con InGrandiMenti si è rivelata positiva perché gli studenti si sono misurati con problemi concreti, capendo anche i loro limiti e lavorando per superarli».

Conclude Piacentini: «Gli alunni si sono affiancati a quelle che sono le attività dell’agenzia: gestione social, grafica o programmazione web. Al di là delle conoscenze tecniche, li abbiamo voluti coinvolgere in quello che è il nostro metodo di lavoro basato sulla creazione di una strategia e della sua attuazione. L’organizzazione del lavoro per responsabilità e non per gerarchia ha permesso loro di inserirsi in modo positivo trovando anche degli spazi di azione, quindi dando un contributo fattivo all’attività dell’agenzia stessa. Del resto, un ambito come quello dei social richiede linguaggi sempre giovani. E qui l’apporto che arriva dagli studenti è importante». Del resto, il mondo del digitale è sempre alla ricerca di idee nuove. «È un mondo in costante evoluzione che impone di essere sempre al passo con i tempi, avere idee nuove e non perdere il contatto con il mercato del lavoro». Conclude: «Dai giovani noi possiamo sempre imparare».

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