Varese: il Senato Accademico lancia la “Primavera delle università”

Riunione a porte aperte dell'organo dell'ateneo varesino

21 marzo 2016
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«Il finanziamento del sistema universitario è effettuato ormai da qualche anno sulla base del costo standard e della valutazione dei risultati. Le Università sono le uniche Pubbliche Amministrazioni a essere sottoposte a una valutazione. L’introduzione di criteri meritocratici ha portato un aumento delle risorse disponibili all’Università degli Studi dell’Insubria, tuttavia, una piccola crescita del singolo Ateneo, in un contesto di contrazione generalizzata, non può che suscitare forti preoccupazioni. È per questo che l’Università degli Studi dell’Insubria ha raccolto l’invito della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e oggi, 21 marzo 2016, ha aderito all’iniziativa “Primavera delle Università” indetta a livello nazionale per lanciare l’allarme sul rischio di perdita di competitività internazionale del sistema universitario italiano e allo stesso tempo per riaffermare il ruolo strategico della ricerca e dell’alta formazione per il futuro del Paese» dichiara il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi dell’Insubria, professor Alberto Coen Porisini.

L’Università dell’Insubria per l’occasione ha reso pubblica una adunanza del Senato Accademico, organo di governo dell’Ateneo, invitando studenti e personale universitario ma anche cittadinanza e stakeholder del territorio a prendervi parte. Il Magnifico Rettore ha incentrato il suo intervento iniziale su quelli che sono considerati i punti chiave da sottolineare e portare a conoscenza del grande pubblico.

Il ruolo fondamentale dell’istruzione universitaria nella crescita dell’individuo, che si traduce in un aumento della possibilità di trovare occupazione e con guadagni maggiori: un tasso di disoccupazione pari al 30% per i diplomati, scende al 17,7% per il laureati, inoltre a fronte di uno stipendio di 100 di un diplomato, quello di un laureato è pari a 143 (DATI CRUI). Per l’Università degli Studi dell’Insubria il dato è ancora più favorevole, infatti l’Uninsubria è seconda in Italia per l’occupazione dei laureati (FONTE Il Sole 24 ore luglio 2015, articolo “Occupazione, in vetta Insubria e Bicocca”) e le retribuzioni sono mediamente più alte: Il guadagno del laureato triennale Insubria è in media di 1.138 euro mensili netti: a livello nazionale è di 1.008 euro; e per i magistrali a tre anni dalla laurea le retribuzioni nominali arrivano a 1.490 euro mensili netti, mentre a livello nazionale il guadagno è di 1.356 euro (FONTE ALMALAUREA).

“La presenza di un’Università genera territori più ricchi” – “attraverso trasferimenti di tecnologia, contaminazione di conoscenza, divulgazione, sanità e servizi per i cittadini, posti di lavoro diretti e indiretti, consumi dei residenti temporanei, miglior qualità della vita culturale” – per dirla con le parole della CRUI – e più istruiti: l’Università degli Studi dell’Insubria porta per la prima volta la laurea nelle famiglie dei suoi iscritti: il 79% dei laureati di primo livello non ha i genitori laureati, più di quanto si registra per il complesso dei laureati di primo livello in Italia: 72% (FONTE ALMALAUREA).

Le note dolenti: l’Italia ha il numero di laureati più basso d’Europa (e non solo). UK 42%; OCSE 33%; UE21 32%; Francia 32%; G20 28%; Germania 27%; Italia 17%; l’Italia non investe nell’Università: investimento in euro per abitante: Singapore 573, Corea del Sud 628, Giappone 331, Francia 303; Germania 304; Italia 109; l’Italia ha applicato l’austerity all’Università. Fondi pubblici nel 2009: 7.485 mln. Nel 2016: 6.556 (-9.9%). Fondi pubblici 2010-2013: Francia + 3,6% Germania +20%.

“L’Università è in declino”: afferma ancora CRUI – meno studenti, meno docenti, meno dottori di ricerca. 130.000 studenti in meno su 1.700.000 negli ultimi 5 anni. 10.000 docenti e ricercatori in meno su 60.500 dal 2008 al 2015. 5000 dottori di ricerca in meno negli ultimi 5 anni.

La CRUI denuncia che “Il diritto allo studio non è più garantito” – Italia 0%-9% degli studenti usufruisce degli strumenti di supporto allo studio. In Germania il 10%-30% degli studenti. In Francia fra il 40% e l’80%. Inoltre in Italia il numero degli aventi diritto supera la disponibilità delle risorse – questo per l’Università degli Studi dell’Insubria non si verifica: infatti l’Ateneo, con fondi propri, garantisce il 100 % delle borse di studio a tutti gli aventi diritto.

In questo quadro si aggiunga che Personale tecnico-amministrativo e docenti non sono incentivati. Il contratto di lavoro del personale tecnico-amministrativo è fermo al 2009, gli stipendi dei docenti al 2010. Le retribuzioni sono fra le più basse d’Europa e norme bizantine impediscono all’Università di essere competitiva: l’Università compete nella didattica e nella ricerca con avversari internazionali snelli ed efficaci. Ma è trattenuta nel suo slancio dal peso di regole complicate.

Nonostante tutto questo l’Italia si colloca all’8° posto tra i Paesi OCSE per quantità assoluta e qualità della produzione scientifica «tuttavia senza una rapida inversione di tendenza non sarà più possibile restare a questi livelli, condannando il Paese a un inesorabile declino» conclude il professor Alberto Coen Porisini.

Per approfondimenti:

http://www.crui.it/index.php/per-una-nuova-primavera-delle-universita

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