Università dell’Insubria: tornano gli incontri di Scienza e Fantascienza

Mercoledì 7 ottobre l'incontro con Antonio Serra apre il nuovo ciclo di eventi

01 ottobre 2015
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Paolo Musso Insubria

E se la realtà così come la conosciamo fosse fondata su premesse sbagliate? È questo l’interrogativo di fondo che muove il nuovo ciclo di incontri “Scienza & Fantascienza”, organizzato dall’Università degli Studi dell’Insubria insieme a Sergio Bonelli editore e a tanti altri partner dal mondo della ricerca scientifica e dell’editoria di fantascienza (SETI Italia, Stazione Radioastronomica INAF di Medicina, Osservatorio Astronomico FOAM13 di Tradate, Fantascientificast, Destinazione Terra, Urania Mania, Deep Space One, Deepcon, ComicArte Varese, Crazy Comics Varese, Edizioni Della Vigna).

Il tema scelto quest’anno è “L’ucronia: storie alternative immaginarie e reali” e nel corso dei sei incontri gratuiti e aperti alla cittadinanza, l’argomento sarà scandagliato in tutte le sue sfaccettature, partendo da ipotesi reali e da storie fantastiche, insieme a scienziati, fumettisti, biologi, letterati e ricercatori universitari.

Ad inaugurare le conferenze, mercoledì 7 ottobre, ore 14.30, nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo, via Dunant 5, a Varese – è una ormai vecchia conoscenza dell’Università dell’Insubria, Antonio Serra, creatore per Bonelli del personaggio fumettistico e futuribile di Nathan Never. Nell’incontro “Il tema della storia alternativa nella fantascienza”, partendo da Nathan Never – serie ventennale di fantascienza, con molti spunti di riflessione su uomo e società – Serra offrirà una sorta di introduzione alla ucronia nel variegato universo della fantascienza, «che – spiega il professor Paolo Musso, docente del Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate e organizzatore dell’iniziativa – se in genere è rivolta al futuro, a volte, soprattutto in tempi più recenti, ha visto molti autori immaginare possibili sviluppi alternativi alla nostra storia passata, chiedendosi come sarebbero andate le cose se qualche evento cruciale fosse andato diversamente».

Nel secondo incontro si torna a guardare al cielo, ma stavolta dal punto di vista astronomico: il prossimo 21 ottobre alle ore 18, stavolta nell’Aula Magna di via Ravasi, si parlerà infatti di “Una nuova storia per l’universo: le più spettacolari scoperte del telescopio spaziale Hubble”. «Lanciato 25 anni fa Hubble ha cambiato per sempre la nostra immagine dell’universo, portando a una quantità di nuove scoperte, ma anche mostrandocene l’incredibile bellezza attraverso una straordinaria serie di immagini ad altissima definizione, alcune delle quali sono diventate famosissime. A presentarci le più belle, ma anche a farcene capire il significato, sarà proprio chi ha vissuto in prima persona questa avventura, il professor Piero Benvenuti, ordinario di Astrofisica all’Università di Padova, già presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e neoeletto segretario generale della International Astronomical Union, per quasi vent’anni, dal 1984 al 2003, responsabile scientifico di Hubble per conto dell’Agenzia Spaziale Europea» sottolinea Musso.

Sarà un vero e proprio dibattito a più voci quello in programma il 4 novembre alle ore 16, sempre in via Ravasi, “E se la guerra di Troia fosse stata combattuta nel Baltico?”. Felice Vinci (autore di “Omero nel Baltico”), Giuliana Bendelli (Università Cattolica di Milano, docente di Letteratura Celtica), Guglielmino Cajani (Università di Pavia, professore emerito di Letteratura Greca), e alcuni alunni del Liceo Piazzi Perpenti di Sondrio (Progetto “Omero nel Baltico”) analizzeranno la teoria proposta una ventina d’anni fa dall’ingegner Felice Vinci circa la possibilità che i poemi omerici fossero originariamente ambientati nel Mar Baltico anziché nel Mediterraneo. «Ipotesi dalle solide basi che ha già trovato diversi riscontri, anche se per poter affermare con certezza che corrisponde davvero alla realtà occorreranno ancora molti altri studi. Di certo c’è che la geografia dei poemi omerici è clamorosamente sbagliata, a un punto tale che almeno in alcuni casi riesce davvero difficile spiegare tutto con le conoscenze geografiche imprecise degli antichi. La proposta di Vinci invece sorprende proprio per la naturalezza con cui, una volta accettatone il punto di partenza, tutto va a posto, senza bisogno di forzature o interpretazioni ad hoc. Molti studiosi si sono interessati alla teoria di Vinci, due di loro, Giuliana Bendelli, docente di Letteratura Celtica all’Università Cattolica di Milano, e Guglielmino Cajani, saranno con noi insieme all’autore a spiegarci perché trovano la sua teoria così convincente. Inoltre interverranno gli alunni del Liceo Piazzi Perpenti di Sondrio per illustrarci i risultati della ricerca che stanno svolgendo sull’argomento, che ha ottenuto anche un finanziamento dell’Unione Europea» commenta Musso.

Nell’appuntamento successivo (11 novembre, ore 14,30, Collegio Cattaneo) tornano i fumettisti della Bonelli, ma questa volta c’è una new entry, a parlare è il “papà” di Martin Mystère, Alfredo Castelli, che racconterà “I mondi alternativi di Martin Mystère”, l’Indiana Jones del fumetto, che da oltre trent’anni ci intrattiene con le sue indagini fanta-archeologiche sul passato alternativo dell’umanità.

Ancora Bonelli protagonista nell’incontro successivo dal titolo “L’ucronia nel fumetto e nel cinema di fantascienza”, con Federico Memola (Sergio Bonelli Editore, creatore di “Jonathan Steele”) e Teresa Marzia (Sergio Bonelli Editore, disegnatrice), in programma alle ore 14.30, Collegio Cattaneo.

Per concludere si ritorna su un dibattito scientifico nell’ultimo appuntamento in programma il 9 dicembre alle ore 18, in via Ravasi. “L’anfiosso, chi era costui? Una scoperta che riscrive la genealogia della specie umana” porta al centro dell’attenzione la scoperta della ricercatrice genovese Margherita Raineri che cambierebbe le basi della biologia umana. Come chiarisce il professor Musso «Secondo la studiosa l’anfiosso, un pesciolino preistorico da sempre ritenuto il capostipite dei cordati, e quindi anche dei vertebrati e dell’uomo, non sarebbe affatto un cordato, per cui tutta la nostra genealogia sarebbe da riscrivere. L’equivoco sarebbe nato da un banale errore materiale. La dottoressa Raineri ha presentato i suoi argomenti in molti articoli e congressi internazionali senza che nessuno sia stato finora in grado di contestarli e ricevendo anzi molti consensi in privato, ma a livello pubblico nessuno si è ancora voluto pronunciare in suo favore, neanche dopo che il sequenziamento del DNA dell’anfiosso, completato di recente, ha dato ulteriore supporto alla sua tesi. Oltre a parlarci dell’argomento principale, la dottoressa Raineri, partendo dalla sua esperienza e da come è giunta alla sua scoperta, aggiungerà inoltre diverse considerazioni di grande interesse circa l’importanza della storia della scienza per la ricerca scientifica (un aspetto che oggi si tende sempre più a trascurare e che invece è della massima importanza anche per l’insegnamento), nonché alcune critiche al darwinismo, che all’interno della comunità scientifica non è più da tempo un tabù inviolabile, come invece si tende a credere vedendo le cose dall’esterno attraverso i dibattiti pubblici e i talk show televisivi, dove spesso sembra che l’unica alternativa sia tra due opposti integralismi, quello del darwinismo ortodosso e quello del creazionismo»

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