Saronno, SEL: “Cosa vuole fare la Giunta del teatro?”

Sinistra Ecologia e Libertà esprime perplessità sulle strategia per il Pasta

02 marzo 2016
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Aspettavamo da mesi che la nuova amministrazione si esprimesse in merito al Teatro di Saronno. Ci chiedevamo solo cosa potesse dire e fare, ovvero quale ruolo volesse dare al Teatro nel proprio progetto politico e amministrativo. La nostra aspettativa è stata soddisfatta con l’ultimo consiglio comunale, dove il sindaco ha dichiarato che l’amministrazione garantirà al Teatro solo la copertura dei costi sociali (stipendi, utenze, costi vivi) ma niente altro. Come a dire che il Teatro dovrà arrangiarsi a trovare risorse per realizzare le proprie attività, le stagioni serali di prosa, operetta e varietà, la stagione per i bambini e le scuole con tutte le attività collegate.

Il contributo di 270 mila euro
Negli ultimi 5 anni (per il teatro corrispondono alle stagioni 11/12, 12/13, 13/14, 14/15) il contributo che l’amministrazione comunale versava al Teatro G. Pasta si è aggirato su 270 mila euro all’anno. Si tratta di una cifra elevata, per un comune di media grandezza come Saronno. E tuttavia è quasi certo che la cifra conferita non copra tutti i costi che il Teatro affronta, in particolare quelli relativi alla Stagione Teatrale.
Questa è per altro una condizione generalizzata comune a molti enti teatrali che operano sul territorio nella “provincia italiana”.
Dire quindi che il contributo verrà ridotto significa mettere il teatro nella condizione di tagliare quelle che sono le sue attività essenziali, di non riuscire a realizzare una stagione teatrale, o di realizzarne una molto ridotta, il che è un danno sotto diversi punti di vista.
Il teatro di Saronno, infatti, è una struttura che ha costi di gestione abbastanza elevati: a suo tempo (2011) erano stati stimati intorno ai 1300 euro al giorno, il che significa, allora come adesso, che più il teatro sta chiuso, meno attività fa, più il danno è significativo e il “passivo” è certo; più lavora, più sono le attività che organizza, più sta “aperto”, più il passivo diminuisce e ci si avvicina all’obiettivo del pareggio di bilancio.

Quindi l’alternativa vera alla quale l’Amministrazione dovrebbe dare risposta è o chiudere il Teatro o espanderne l’attività, sapendo che comunque dovrà sostenere in parte i costi di questa espansione.

La Fondazione come strumento di gestione
Nel 2011, con l’amministrazione di centro-sinistra, la gestione del teatro di Saronno passò dalla Società per Azioni alla Fondazione, uno strumento nato almeno sulla carta per fornire opportunità interessanti nella direzione del “reperimento delle risorse”, coinvolgendo soggetti pubblici e privati in grado di investire fondi e di partecipare alla programmazione delle attività della Fondazione. Soggetti da trovare sul territorio, questo territorio, che ne fossero espressione, che ne avessero a cuore gli interessi, che condividessero insieme al Comune l’obiettivo di benessere generale da assicurare alla collettività.
Nei 5 anni di vita della Fondazione, tuttavia, il Comune di Saronno è stato ed è rimasto l’unico socio e di conseguenza l’unico erogatore di risorse economiche. Con forza SEL aveva chiesto senza successo a più riprese all’allora Amministrazione Porro di sviluppare conseguentemente l’intuizione avuta con la trasformazione da SpA a Fondazione. Poco, troppo poco, è stato fatto per coinvolgere altri soggetti nel progetto. Come avere una Ferrari e usarla in città per muoversi tra un semaforo e l’altro.

La prima cosa che l’Amministrazione dovrebbe fare di concerto con il CdA della Fondazione e l’allargamento della Fondazione agli altri Comuni e Enti del bacino territoriale interessato dalle attività del Teatro. Poi avviare la ricerca di partner anche sporadici, con progetti specifici, nel mondo dell’imprenditoria privata e del commercio.
La questione politica
Il punto è allora decidere quale ruolo gioca nella politica cittadina la cultura e il Teatro in particolare. Il Teatro è considerato o no un’eccellenza culturale, ma anche una parte dell’economia cittadina? Il Teatro è considerato o no un bene comune da tutelare, ma anche una risorsa per la crescita culturale, sociale, civile ed economica della collettività? Il Teatro è o no parte di questo territorio, di questa collettività, che in esso si riconosce e si identifica? Riteniamo che poco, troppo poco, sia stato fatto negli anni in questo senso. Non possiamo stupirci, dunque, delle scelte della presente amministrazione: sono solo i frutti di una politica miope e vecchia, che considera la cultura – e il teatro in particolare – al pari di un orpello, un lusso per chi se la vuole permettere, o un gioco non necessario, ignorando che ciò che si “spende” in cultura su un territorio genera un ritorno in termini di crescita sociale, civile ed economica stessa del territorio e della comunità.

Ma ormai sembra chiaro che questa Amministrazione ha una visione “strapaesana” della vita sociale e culturale della città, del ruolo stesso che Saronno può svolgere in un comprensorio più ampio e vuole di fatto condannare il Teatro alla chiusura e la città di Saronno all’irrilevanza economica e culturale. Altro che “prima i saronnesi”.

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