Progetto Stazioni, Binelli (Lega Nord): “Così non va”

L'ex assessore all'Urbanistica all'attacco del suo successore Civati

19 ottobre 2016
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Binelli

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Il gruppo consiliare della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, unitamente al gruppo di lavoro tematico sull’Urbanistica, costituito dalla sezione per affiancare i consiglieri comunali nell’azione politico-amministrativa ha esaminato il progetto di fattibilità presentato dall’assessore Civati inerente la zona Stazioni; il risultato dell’analisi è fortemente negativo, soprattutto se confrontato con il precedente progetto predisposto dall’Amministrazione Fontana.

Elenchiamo sinteticamente le motivazioni che ci inducono a votare contro questo progetto.

 

  1. mancato coordinamento con gli enti dell’Accordo di Programma ed in particolare con gli enti ferroviari.

Il Comune ha denotato una totale incapacità a relazionarsi con altri enti: il nuovo progetto di riqualificazione della zona Stazioni non è stato neppure illustrato agli altri enti che da anni lavorano intorno al progetto, cioé Regione Lombardia, Provincia di Varese, Gruppo Ferrovie dello Stato e Ferrovie Nord Milano. Se l’ignorare il parere di Regione Lombardia è diventata una consuetudine di scorrettezza istituzionale da parte dei componenti della Giunta Galimberti e se trascurare la Provincia è indice della scarsa considerazione riservata al presidente Vincenzi, appare assurdo che non esista un parere scritto, almeno di massima, dei due enti ferroviari, sulle cui proprietà vengono previste opere che interferiscono con il servizio di trasporto. In particolare, come ha candidamente ammesso in Commissione, in due mesi dalla presentazione del progetto alla stampa, l’assessore Civati, non ha avuto l’educazione di informare le Ferrovie Nord Milano neppure a voce di un progetto che passa sopra i loro binari e prevede costruzioni sulla loro proprietà.

 

  1. mancata visione urbanistica

Il PGT di Varese ha cercato di introdurre, per le aree strategiche, una visione ampia dei comparti urbanistici così come avviene nei paesi più evoluti d’Europa e prevede che l’area delle stazioni sia regolata da uno strumento urbanistico di indirizzo, il cosiddetto Masterplan. Con il progetto Civati si torna all’urbanistica dell’ombelico, per cui non si progetta una zona ampia, ma ci si limita ad interventi di restyling e di arredo urbano in un’area molto limitata di un comparto molto degradato, pensando che mettere qualche lampione in stazione o rifare il marciapiede in via Maspero sia sufficiente a riqualificare una zona che ha di fianco estese aree industriali dismesse. Si tratta di un intervento minimale e slegato dal contesto, incapace di dare prospettive di sviluppo urbanistico alle aree contermini. Se non si elimina la causa del degrado, attraverso una progettazione più ampia, questo tornerà rapidissimamente ad impossessarsi della limitata area di frangia interessata dal progetto Civati.

 

  1. mancata visione della mobilità e dei trasporti

L’asse portante del Progetto Stazioni della giunta a guida leghista era il tema della mobilità: la costruzione di un nuovo edificio viaggiatori compreso tra le linee FS e FNM avrebbe accolto il viaggiatore varesino diretto a Milano o a Lugano e, collegandosi ad entrambe le linee, avrebbe reso indifferente la scelta della tratta, consentendo di sfruttare al meglio il passaggio di almeno 4 treni ogni ora diretti a Milano. La creazione di un grande bus terminal che accogliesse tutte le linee del trasporto urbano ed extraurbano avrebbe reso l’interscambio ferro-gomma la via privilegiata di accesso a Varese. Con il progetto redatto dalla giunta Galimberti non si crea nessun legame funzionale tra le due stazioni ferroviarie e i tre  attestamenti del trasporto pubblico (p.le Trieste, p.le Trento e p.le Kennedy) non vengono unificati, ma rimangono dove sono. La dispersione dei punti di arrivo del trasporto su autobus determina un costo elevatissimo delle pensiline da realizzare che vengono a costare quasi 7 milioni di euro (!!!!). In altri termini scompare la dimensione trasportistica dell’intervento che si riduce ad un banale intervento di arredo urbano e qualche pensilina messa qua e là per ripararsi dalla pioggia. Si perde una colossale opportunità per il trasporto pubblico varesino di diventare punto di forza della città.

 

  1. futuro mancato utilizzo delle opere previste

 

Le strutture ipotizzate dal progetto Civati sono destinate a non essere utilizzate. Una passerella che colleghi le Ferrovie dello Stato alle Ferrovie Nord è utile solo a coloro che da Castronno devono recarsi a Vedano Olona o a chi da Gavirate, debba recarsi a Induno Olona. Il prolungamento potrebbe Se l’assessore Civati si fosse degnato di vedere le analisi sulla mobilità pedonale, contenute negli studi effettuati dalla precedente amministrazione, avrebbe scoperto che il numero di utenti che usano entrambe le linee ferroviarie è stato rilevato come “trascurabile”. Il prolungamento verso via Como della passerella è ancora più inutile poiché la gran parte degli utenti delle ferrovie dello Stato che giungono in città si dirigono verso piazza Montegrappa, Casbeno o verso l’Ospedale di Circolo e l’Università.

Se a ciò aggiungiamo che le passerelle sono accessibili solo tramite scale o ascensori (ed è noto che l’ascensore non è il mezzo più gradito negli spostamenti in area pubblica), siamo facili profeti ad immaginare che le passerelle rimarranno ancor meno utilizzate dei sottopassaggi. Le passerelle, in forma differente erano presenti anche nel progetto precedente, ma collegavano ad un grande spazio pubblico sopraelevato costruito sul piazzale Kennedy, che è scomparso dalle previsioni dell’amministrazione Galimberti. L’inutile sistema di passerelle ed ascensori costa 4.700.000 €.

 

  1. mancata attenzione alle problematiche della sicurezza e del decoro urbano

La creazione di spazi poco frequentati come passerelle ed ascensori non si limiterà a costituire uno spreco di denaro pubblico, ma costituirà elemento di accentuazione del degrado urbano e dell’insicurezza, già fortemente avvertita dalla popolazione in quel comparto. E’ infatti notorio che spazi poco frequentati e poco perlustrabili divengono l’habitat ottimale per ospitare attività di piccola delinquenza, cui sono dediti soprattutto immigrati clandestini; inoltre non bisogna essere dei veggenti per immaginare la difficoltà di manutenzione di queste strutture, oggetto di imbrattamenti con vernici, abbandono di sporcizia, vandalismi vari.

 

  1. mancato rispetto del paesaggio

Il progetto prevede la creazione di passerelle vetrate che, dal sedime della Stazione FS portano fino a via Como. Nessuna valutazione dell’impatto paesaggistico è stata fatta nel progetto, sebbene la passerella che passa sopra via Nuccia Casula ostruisca la visione del Palazzo delle Poste, edificio vincolato dalla Sovrintendenza ed interferisca pesantemente con quella della Stazione FNM e dell’ex Liceo Artistico, anch’essi vincolati. E’ fortissimo il timore che i pochi edifici decorosi di una zona pesantemente intaccata da speculazioni in passato possano essere deturpati da un camminamento sopraelevato brutto, oltre che inutile.

 

  1. mancata partecipazione dei cittadini

Mentre sulla variante di PGT, l’assessore Civati sbandiera ai quattro venti il tema della partecipazione , sulla trasformazione, bdella porzione più importante della città, messa in piedi in quattro e quattr’otto per partecipare al bando ministeriale,  la cittadinanza è tenuta completamente all’oscuro. Diversamente dagli incontri pubblici e dai dibattiti che hanno caratterizzato il Progetto Stazioni ai tempi di Fontana, la divulgazione del progettino Civati è limitata al minimo indispensabile. La Lega Nord non considera accettabile che una trasformazione così decisiva per la città di Varese sia frutto di una relazione intima tra Davide Galimberti e Matteo Renzi, senza che vi sia dibattito nella città.

 

Per queste motivazioni, che denotano la scarsa capacità progettuale dell’assessore Civati, la Lega Nord di Varese si oppone al progetto della giunta Galimberti e poco importa se gli interventi sono finanziati dal governo di Roma: piuttosto che rovinare la città, meglio rinunciare ai finanziamenti.

 

Fabio Binelli

capogruppo consiliare Lega Nord per l’Indipendenza della Padania

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