“L’Europa dovrebbe stare con la Russia. In gioco il nostro futuro”

Intervista al presidente dell'associazione Lombardia-Russia Gianluca Savoini. Il quale spiega le ragioni dell'attuale conflitto in Ucraina e sottolinea le scelte sbagliate, a suo modo di vedere, dell'Ue

05 settembre 2014
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L’Europa si trova alle porte di un nuovo possibile conflitto di proporzioni planetarie, dopo la fine della Guerra Fredda. Gli attori in campo sono ancora una volta Stati Uniti e Russia.

Affrontiamo con Gianluca Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, il difficile momento a livello geopolitico che vede protagoniste le due superpotenze e gli Stati europei, tra cui l’Italia, come piccole “comparse” incapaci di incidere veramente sugli equilibri internazionali, nonostante, di fatto, il conflitto, che si sta svolgendo in Ucraina, sia alle porte di casa nostra.

Savoini, qual è stato secondo lei il punto di partenza che ci ha portato a questa situazione?

Premetto che la Russia è un territorio molto appetibile geopoliticamente, è infatti molto ricca di materie prime oltre che gas e acqua. E poi non dimentichiamo la Siberia, chi detiene quella regione ha in mano delle risorse inestimabili. Questi motivi sono sufficienti a farci capire perché dal crollo dell’Urss, si cerca di accerchiare e indebolire la Russia.

E quindi l’asse Usa e Ue ha pensato di servirsi dell’Ucraina.

Per la Russia l’Ucraina ha un’importanza significativa, e non solo a livello economico: Kiev è stata  la prima capitale, Sebastopoli è stata una città fondamentale dato che controllava il Mar Nero.
In questa vicenda l’Unione Europea ha solamente esternato decisioni prese da lobby di potere, che vogliono indebolire l’Europa stessa, quando invece, a livello identitario ed etnico dovrebbe stare dalla parte dalla Russia: questo non significa che molti cittadini in Europa non supportino l’azione politica della Russia, però gli atteggiamenti dei capi di Stato europei dimostrano quanto siano piegati agli interessi delle lobby e di certi gruppi di potere.
E Putin non può sicuramente permettersi di perdere l’Ucraina in questo modo, anche perché difficilmente i Russi potrebbero perdonargliela.

Come interpretate la mediazione con l’Occidente svolta da Putin nel corso di questi mesi?

Putin sta cercando di raggiungere un accordo per arrivare a una tregua, questo nonostante l’Ue perseveri con le sanzioni e con l’applicare la linea dura nei suoi confronti per trovare il pretesto giusto per iniziare il conflitto armato.
È sufficiente pensare al tanto chiacchierato convoglio di aiuti umanitari inviato in Russia la scorsa settimana, è stato giudicato dall’opinione pubblica come un intervento armato esclusivamente sulla base di fotografie scattate da privati, senza alcuna veridicità o autenticazione a riguardo.
Sembra proprio che l’occidente continui ad alzare l’escalation per arrivare a un quarto conflitto mondiale.
Inoltre, già lo scorso anno Putin è riuscito a mediare per arrivare alla pace in Siria, evitando l’utilizzo delle armi: da lì sono iniziati a irrigidirsi particolarmente i rapporti con Usa e alleati.

Quindi secondo lei arriveremo a breve a un conflitto armato?

Se i fatti non cambiano, la Russia col tempo dichiarerà guerra all’Ucraina: del resto gli Stati Uniti non hanno intenzione di arrivare alla pace, Putin non può piegarsi agli interessi di chi cerca di annientarlo. Del resto, fino a quando a governare la Russia c’era Yeltsin, era facilmente soggiogabile agli interessi occidentali, Putin invece fa gli interessi del suo paese, rispettando accordi a livello economico e politico con moltissimi paesi asiatici, creando ai leader politici scelti dalla BCE un malcontento tale che l’unico modo per danneggiarlo sarà una guerra.

Come considera il fatto che Putin venga continuamente messo sotto una cattiva luce dal mondo occidentale, e non solo per quanto riguarda la politica estera.

La propaganda anti-russa di cui siamo quotidianamente vittime deriva dal fatto che la Russia difende ancora certi valori che negli ultimi anni il mondialismo vuole annientare. Difendere la propria identità e la propria cultura è essenziale  per impedire che il declino sociale.

Come interpreta le posizioni dell’Italia con la Russia.

Renzi e la Mogherini parlano a vuoto, senza rispettare gli interessi delle imprese italiane, che maggiormente in Europa hanno avuto conseguenze negative dalle sanzioni che loro difendono a spada tratta.
Nei giorni scorsi incitavano addirittura alla guerra e all’invio di carri armati, tra l’altro andando contro la Costituzione e il principio secondo cui l’Italia “ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà di altri popoli”.
Un tempo almeno sarebbero insorti i pacifisti, oggi non pervenuti, come nemmeno negli ultimi anni nelle tensioni in nord africa e medio oriente.
Gli ultimi tre governi nulla hanno fatto se non per conto di qualcun altro: ho idea che Letta sia stato fatto dimettere per essere andato a Sochi alle olimpiadi e lì abbia incontrato Putin.

Luca Folegani

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