La Varese di oggi e di domani: i quattro candidati alle primarie si confrontano

Interessante serata al De Filippi su tutti i principali filoni tematici dell'amministrazione comunale

04 dicembre 2015
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Cinque persone al banco, duecento in platea: buon successo, nonostante i pochi giorni di preavviso, per il dibattito tra i quattro candidati alle elezioni primarie del prossimo 13 dicembre, tenutosi questa sera al De Filippi con la moderazione del collega Roberto Rotondo.

Format semplice in stile americano, ma con qualche tocco di originalità: una prima domanda personalizzata a ciascun ospite su punti di forza e di debolezza della propria candidatura, tre domande tematiche generali identiche per tutti (la Varese che funziona, la Varese che lavora, la Varese che aiuta e fa crescere), poi due quesiti altrettanto uguali per tutti sorteggiati tra quelli scritti dal pubblico in precedenza (una sulle politiche giovanili e una sulla partecipazione dei cittadini), infine un appello al voto di un minuto ciascuno.

Già dalle presentazioni si sono intuiti i differenti stili dei quattro candidati. Galimberti ha immediatamente rotto con i “politici di professione, che non servono più ad una Varese che deve mettere il verbo fare al centro delle proprie attività; non credo che essere un volto poco conosciuto possa rappresentare uno svantaggio”. De Simone ha invitato il pubblico “ad andare oltre i settori e oltre le etichette, come hanno fatto tutti quelli che mi hanno incontrato in questo periodo”; Zanzi ha ribattuto alla poca esperienza politica con “quarant’anni di imprenditoria di successo a livello globale e di forte interesse per la politica, pur molto diversa da quella dei partiti verso i quali voglio marcare una vera discontinuità”; Marantelli ha ripreso il suo impiego come bancario per parlare “della Varese ricca e felice, ma anche di quella delle mille pieghe e altrettante piaghe”, rivendicando poi i meriti del centrosinistra nella realizzazione dell’ospedale e dell’università.

Sulle domande tematiche, ovviamente, i candidati hanno dovuto comprimere in pochi minuti argomenti che meriterebbero ben altre trattazioni. Zanzi ha insistito più volte “sul valore assoluto che il verde e l’ambiente devono tornare a ricoprire, senza perdersi in progetti inutili come il Masterplan di piazza Repubblica o il parcheggio alla Prima Cappella, in una zona, oltretutto, dove mancano persino le fognature”. De Simone ha parlato di restituire la città ai varesini “perché non è possibile che si debba andare a Milano per trovare un’opportunità lavorata e che in uno spazio come la caserma Garibaldi non si pensi alla creazione di un’area di coworking per le nostre start up”. Galimberti ha messo “le scuole e il lavoro al centro della mia riflessione, nell’ottica di una città che si sviluppi attorno alle sue infrastrutture, come l’Arcisate-Stabio che rappresenterà davvero una novità incredibile”; Marantelli ha puntato “su un mix di piccole e grandi cose, dall’istituzione di un ufficio comunale per la partecipazione ai bandi di gara europei al coordinamento tra gli enti che svolgono lavori nelle strade per evitare dannose sovrapposizioni, da spazi di innovazione per le aziende come ComoNext al sostegno alla Varese solidale che si vede tutte le sere in via Luini o alla Nuova Brunella”.

L’unico momento di disaccordo tra i candidati si è avuto quando Zanzi ha definito “un luogo sperduto, una brutta copia del modello americano” il campus di Bizzozero, trovando nell’intervento successivo la replica di Marantelli che lo ha descritto come “uno dei simboli della costante crescita della nostra università”.

Nell’appello conclusivo, è toccato proprio all’esponente di Varese 2.0 aprire le danze insistendo sulla propria candidatura “come quella con le maggiori possibilità di successo alle elezioni amministrative, in quanto derivante dal civismo e non dalla politica partitica”; Marantelli ha parlato “della Varese col segno +, come sarà tra cinque anni; più semplice, più sicura, più trasparente, più bella per far nascere i propri figli e invecchiare insieme ai propri cari”; Galimberti ha sottolineato il ruolo di una “città moderna che non lascia indietro nessuno, ma questo sarà possibile solo con un sindaco che non sia un vecchio politico che veda il Comune come l’anticamera della pensione”; De Simone ha riposizionato il focus “sulla Varese dei rioni e dell’ambiente, con una particolare attenzione ai giovani i quali devono essere i veri protagonisti”.

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