Gay Pride Varese, Boschini: “La nostra è una festa per sentirsi una grande famiglia, dove ognuno è accettato al 100%”

Il portavoce del Coordinamento Varese Pride Giovanni Boschini interviene dopo le dichiarazioni della giunta e invita al dialogo

10 febbraio 2016
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Premesso che condanniamo fermamente ogni forma di violenza, minaccia o cyberbullismo, in quanto siamo liberi di manifestare e non facciamo del male a nessuno, inviterei chi critica a riflettere sulle proprie parole.
In primis perché l’evento deve ancora avvenire e, tirerò a indovinare, ma probabilmente chi si scaglia così tanto contro il pride non ha mai partecipato a un evento di questo tipo.
Dire che non bisogna sbandierare la propria sessualità, come ha detto recentemente il sindaco, è superficiale e sbagliato.

Noi ne facciamo un questione di orgoglio intesa come fierezza di essere ciò che si vuole e non di certo di supremazia: conosco personalmente gay e lesbiche, anche a Varese e provincia, giovanissimi e meno giovani, che sono letteralmente emarginati o addirittura sbattuti fuori di casa dalla stessa famiglia, perché, magari dopo un lungo percorso di accettazione, hanno rivelato alla propria famiglia il proprio orientamento sessuale e non con poca fatica e sofferenza. Addirittura ci sono persone che si nascondono fino ai 40 o 50 anni e che non potendo dirlo alla propria madre o alla propria sorella per evitare ripercussioni arrivano addirittura a “fingere” di essere eterosessuali o ad avere una famiglia di copertura.

Qua nessuno vuole sbandierare nulla: semplicemente il nostro è un corteo, una festa, dove ognuno può sentirsi parte di una grande famiglia, accettato al cento per cento. Un evento dove nessuno viene giudicato o tanto meno escluso. Al di là dei colori e dell’allegria, è una grande festa di importante rilevanza sociale, dove anche chi è emarginato dalla stessa famiglia può uscire di casa e divertirsi allegramente, magari facendo anche conoscenza con qualcuno. Le finalità dell’evento sono descritte nella richiesta di patrocinio:
chiedo alle istituzioni locali di valutare il tutto con oggettività, senza lanciarsi in scontri ideologici o affermazioni feroci e soprattutto con la capacità di saper ascoltare anche una parte della popolazione che esiste in tante famiglie, anche dalle nostre parti.

A chi dice che la richiesta di patrocinio non sarebbe idonea per il comune dico che lo stesso patrocinio è stato dato a Milano, Pavia e molte altre città italiane. È una consuetudine sia in Italia che all’estero. Il significato del Pride va ben oltre il concetto distorto della “baracconata” descritto dai nostri detrattori: i pride rivendicano semplicemente il fatto che i gay, le lesbiche, i bisessuali e i transessuali debbano avere una propria dignità. Il significato di questo evento è profondo e deriva dai Moti di Stonewall, dalle repressioni della polizia americana nei confronti degli omosessuali negli anni ’60. Il nostro corteo è per chiedere un’inclusione sociale maggiore e gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali.
Chi crede che la situazione sia rosea sotto il punto di vista dell’inclusione sbaglia, forse in buona fede: la situazione è critica anche da noi. Per fare esempi tangibili, più di una volta ho sentito insulti rivolti verso di me mentre ero per mano con il mio compagno e più di una volta ho sentito adolescenti dare del “gay” al proprio amico come se fosse un’offesa, una denigrazione.

Rimango a completa disposizione per dialogare in maniera costruttiva sull’evento

Giovanni Boschini
Coordinamento Varese Pride

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