Davide Galimberti scende in campo: “Varese deve diventare il futuro per i giovani”

L'avvocato Galimberti, esponente del Pd e docente all'Insubria, ha presentato giovedì mattina la propria candidatura alle primarie. Il suo obiettivo rilanciare economia e lavoro nella Città Giardino

30 luglio 2015
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Le sue parole chiave sono tre: “Fare”, “Risparmio di spesa” e “Innovazione”. Parole concrete che rispecchiano la sua voglia di mettersi a disposizione della città per riportare al centro il bene comune e amministrarla in maniera efficiente. 

Ma ci sono altre parole che descrivono la figura dell’avvocato Davide Galimberti, che scende in campo ufficialmente alle primarie del Pd: competenza e umiltà. Unite ad una forte determinazione.

“Ho deciso di partecipare alle primarie, vincerle e vincere le elezioni del 2016 perché penso che a Varese la mia generazione non possa stare alla finestra a guardare. Nonostante qualche capello bianco di troppo, ho 39 anni e sento la responsabilità di dover interpretare quel cambiamento a cui la nostra generazione è chiamata per poter ridare un futuro ai nostri figli che hanno il diritto di sentirsi orgogliosi di crescere e vivere a Varese. Voglio proporre una nuova idea di città che parta dalla consapevolezza che tutte le difficoltà dell’amministrare un Comune non si superano con l’inerzia e l’immobilismo ma con la competenza, la passione e idee nuove”.

Sono queste le prime parole che aprono la corsa alle primarie di Galimberti, che ha presentato giovedì mattina la propria candidatura alla stampa. Avvocato amministrativista e professore a contratto dell’Università dell’Insubria, è un varesino doc, nato e cresciuto nella Città Giardino, dopo la laurea in giurisprudenza e, dopo una parentesi trascorsa in uno studio legale di Milano, ha deciso di aprire uno studio anche a Varese, dove vive insieme alla moglie e ai suoi due figli. Appassionato di politica, ha iniziato molto giovane ad impegnarsi nella fila del centro sinistra cittadino e oggi è un esponente del PD di Varese, e negli ultimi anni ha affiancato con passione e competenza il lavoro del gruppo consigliare.

“In questi ultimi mesi, numerosi amici e conoscenti mi hanno sollecitato a dare un contributo attivo alla vita amministrativa di Varese – dichiara Galimberti – ciò in ragione della passione che da sempre ho per la mia città, per la politica e per il supporto che potrei offrire grazie alla mia formazione in materia di pubblica amministrazione e dei meccanismi per renderla più efficiente. Davanti ad un’insistenza sempre più crescente, e dopo essermi consultato con la mia famiglia, ho deciso di accettare questa sfida per dare alla città una nuova rotta e una nuova speranza, in grado di sollevarla dalle sorti in cui un approccio puramente demagogico l’ha portata. Sono convinto che le primarie dovranno essere anche l’occasione per intercettare persone capaci che potranno aiutare il sindaco nella attività amministrativa. Varese si merita di essere guidata da un sindaco e da assessori capaci e consiglieri preparati e competenti.

Penso che sia ormai trascorso il periodo della politica degli annunci e di chi la “spara” più grossa. I varesini hanno bisogno di vedere e toccare le opere e gli interventi in tempi certi e rapidi. I verbi e le parole chiave che mi accompagneranno in questa campagna elettorale saranno: fare, innovazione, risparmio di spesa, benessere diffuso, servizi per i cittadini, ottimizzazione delle risorse ed investimenti, tutti aspetti che porteranno alla creazione di una vera e propria smart city.

Varese nei prossimi anni deve diventare una città dinamica, in continuo movimento, che guardi lontano e valorizzi il presente – insiste Galimberti -. La città ha forte necessità di innovarsi, cambiare, aprirsi all’Europa, attrarre investimenti ed in particolare di “FARE”. Per troppo tempo questo importante verbo è stato trascurato, io voglio portarlo al centro dell’iniziativa amministrativa della città di Varese. Ho deciso di candidarmi anche perchè voglio che i miei figli abbiano la possibilità, se lo vorranno, di vivere, studiare, lavorare a Varese e non siano costretti ad emigrare in altre città o all’estero perchè qui mancano le occasioni di lavoro. Secondo i recenti dati del Centro studi della Camera di Commercio, nell’ultimo biennio, il tasso di emigrazione dei giovani di Varese è pari all’11%. Ecco, io voglio invertire questo trend. E’ necessario che nella nostra città si riprenda a produrre, ad attrarre imprese e far lavorare giovani e meno giovani. Esperienze come quella del KM rosso a Bergamo, la costituzione di un polo scientifico-tecnologico con il supporto dell’Università dell’Insubria e delle associazioni di categoria e la creazione di incubatori di impresa possono essere un modello da seguire anche a Varese.

Varese deve diventare “più amica” delle imprese e del lavoro perché questa è l’unica risposta che si può dare per far ripartire la città. Per far questo il Comune deve rendere appetibile ed interessante investire sul territorio, incentivando gli investimenti, riducendo in maniera significativa gli oneri di urbanizzazione e le imposte locali per chi “scommette” sulla Città Giardino.

Un’attenzione speciale va dedicata alle identità che rende preziosa una comunità: bambini, adolescenti, anziani e disabili. Il Comune deve aumentare e migliorare l’offerta dei servizi socio-educativi come gli asili nido e le scuole materne per i più giovani e i centri diurni per la popolazione più anziana. La qualità della vita dei cittadini la si migliora incrementando le risorse che si mettono a disposizione per le famiglie e spendendo meglio e bene.

C’è la necessità di stipulare tra Comune e varesini un patto per il “bene comune”, ovvero un accordo nel quale i cittadini, consapevoli che il Comune, in un periodo di riduzione delle risorse, non riesce a mantenere i livelli dei servizi di un tempo, si mettano in gioco e partecipino attivamente nel consentire all’Ente di garantire i servizi essenziali senza doverli ridurre. Il supporto diretto dei cittadini e dei numerosissimi soggetti che operano nel terzo settore è un valore aggiunto nonché, un elemento chiave per migliorare i servizi comunali e la città. Il Comune per valorizzare queste energie deve fare da coordinatore di queste iniziative presenti per renderle ancora più efficienti.

Queste sono solo alcune delle idee che vorrei porre all’attenzione dei varesini nei prossimi mesi. Ho una presunzione, vorrei che la mia candidatura fosse vista come la possibilità per tutti di riconoscersi al di là delle appartenenze, degli schieramenti e delle correnti, insomma al di là di ogni divisione passata, capace di unire tutti i “pezzi” della società varesina. In questi mesi voglio convincere che un’altra Varese, migliore, è possibile. E’ giunto il momento di aprire la finestra e di far entrare nuova aria fresca. Io mi metto in gioco e per questo chiedo ai varesini di accettare la scommessa e di unirsi a me in questa avventura. Insieme, sono convinto che ce la possiamo fare e ce la faremo”.

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