Carte d’identità elettroniche un monumento all’inefficienza?

Se lo chiede con un'interrogazione il capogruppo Pd Mirabelli

30 novembre 2015
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Con un’interrogazione presentata nel Consiglio Comunale di lunedì sera, il capogruppo del Partito democratico Fabrizio Mirabelli sollecita la Giunta ad informarsi sulla situazione delle carte d’identità elettroniche, focalizzandosi in particolare sulle spese di gestione dei macchinari che sarebbero passate interamente in carico al Comune. Di seguito il testo:
Il sottoscritto consigliere comunale

premesso che,

fin dal 17 marzo 2001, la carta d’identità elettronica (CIE) avrebbe dovuto diventare l’emblema del modernismo nella P.A ovvero lo strumento privilegiato per dialogare con essa.;

considerato che,

l’anno dopo partì, infatti, la sperimentazione che coinvolse 156 Comuni, tra cui quello di Varese, sui circa 9000 esistenti;

dato che,

inizialmente, si stabilì che i cittadini pagassero questo nuovo documento 30 euro, poi diminuiti a 20 (compresa la foto), rispetto ai 5,75 euro (più foto) di quello cartaceo tradizionale, per un business atteso di circa 200 milioni di euro all’anno, di cui il Comune non intasca un soldo dato che i ricavati vengono, ogni mese, girati allo Stato;

visto che

la carta d’identità elettronica avrebbe dovuto sostituire il codice fiscale e dare accesso ad alcuni servizi internet;

poiché

questa tematica, nel corso degli anni, è già stata oggetto di ben tre mie interrogazioni;

chiede al Sindaco e alla Giunta

se risulti loro che, mentre all’inizio della sperimentazione il funzionamento dei macchinari, che è costoso, veniva finanziato dallo Stato, adesso, le spese molto elevate siano interamente a carico del Comune, il quale deve provvedere anche al personale occupato per questa funzione;
se risulti loro che la strumentazione necessaria sia ormai obsoleta, i pezzi di ricambio difficili da reperire, i costi di un’eventuale sostituzione proibitivi;
se risulti loro che, per questa ragione, l’Amministrazione di Bologna, così come molti altri Comuni che avevano attivato questo servizio, abbiano deciso, dal 2 novembre 2015, di chiuderlo definitivamente e che, altri, come, ad esempio, Roma e Napoli, abbiano segnalato un fabbisogno annuo molto basso rispetto alle dimensioni demografiche, ovvero rispettivamente 1500 e 500 carte;
quale sia la situazione a Varese;
quante siano, attualmente, le persone che, ogni anno, richiedono ancora la carta d’identità elettronica;
se sia stato attivato il portale web, come annunciato nella risposta alla mia ultima interrogazione in merito, e quali servizi, eventualmente, esso offra;
se non ritengano opportuno, alla luce dell’elevato costo per il Comune e della scarsa utilità per i cittadini, valutare la possibilità di chiudere definitivamente questo servizio come hanno fatto altri Comuni;
se non sia paradossale che i contribuenti, nel corso di questi tredici anni abbiano dovuto spendere un sacco di soldi tra progetti, consulenze varie, società inutili, spese legali e quant’altro per ritrovarsi con qualcosa che può essere considerato un vero e proprio monumento all’inefficienza della macchina burocratica.

Fabrizio Mirabelli

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