10 domande sul referendum per l’autonomia

In vista del referendum consultivo regionale del 22 ottobre 2017, è stato pubblicato un vademecum informativo realizzato dalla Regione Lombardia che contiene le dieci domande più frequenti sulla consultazione elettorale

10 ottobre 2017
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Che cos’è il referendum per l’autonomia della Lombardia?

È una consultazione democratica realizzata attraverso lo strumento del referendum consultivo regionale, previsto dallo Statuto della Regione, per chiedere ai cittadini lombardi se sono d’accordo che la Regione intraprenda le iniziative previste dalla Costituzione italiana per ottenere, nel quadro dell’unità nazionale “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse”.

Perché è necessario un referendum?

Con il referendum per l’autonomia Regione Lombardia porta a compimento un percorso istituzionale sul quale è impegnata da tempo. Già in passato, infatti, il Governo lombardo ha provato, senza successo, la strada della trattativa con lo Stato nel tentativo di trovare maggiori spazi di autonomia, nell’ambito di quanto previsto dalla Costituzione e dalla riforma del suo Titolo V. In particolare, negli anni passati sono state avanzate richieste al Governo nazionale, che non hanno ottenuto risposte soddisfacenti. Per questo motivo si è deciso di ricorrere alla legittimazione popolare e democratica, per poter avere più potere negoziale.

Cosa succede se vince il “SI”?

Regione Lombardia avvierà il percorso istituzionale per ottenere maggiore autonomia, vale a dire più competenze e più risorse, nell’ambito del cosiddetto RESIDUO FISCALE, ovvero la differenza tra le tasse pagate allo Stato e quanto lo Stato restituisce sul territorio. Le competenze che possono essere richieste sono numerose e importanti e spaziano dall’istruzione alla ricerca, alla tutela della salute, all’ambiente e fino al coordinamento della finanza pubblica e ai rapporti internazionali (vedi anche al punto 7 “Quali sono le materie su cui la Lombardia può chiedere più autonomia”), mentre le maggiori risorse verrebbero individuate nell’ambito massimo del RESIDUO FISCALE della Lombardia, ovvero 54 miliardi di euro (vedi anche al punto 9 “Che cos’è il RESIDUO FISCALE? Quali sono le maggiori risorse previste dal quesito referendario?”). Il negoziato si concluderà con un’intesa con il Governo e quindi con la presentazione di un disegno di legge al Parlamento che ratifichi con una legge rinforzata l’intesa raggiunta.

Cosa succede se vince il “NO”?

Non ci sarà alcuna possibilità di trattare con lo Stato per ottenere maggiore autonomia.

Quando e dove si vota? È previsto un quorum?

Possono votare tutti i cittadini italiani residenti in Lombardia iscritti nelle liste elettorali. Le operazioni di voto avranno inizio alle ore 7 di domenica 22 ottobre e termineranno alle ore 23 dello stesso giorno. Per votare occorre recarsi presso il seggio indicato sulla propria tessera elettorale, con un documento d’identità valido. Gli elettori sprovvisti della tessera elettorale possono rivolgersi agli uffici del Comune di residenza per conoscere l’ubicazione del proprio seggio. In Lombardia non è previsto il quorum, a differenza del Veneto. Ciò significa che, a prescindere dal numero dei votanti, quello che conta sarà la vittoria del sì o del no.

Come si voterà?

Per la prima volta in Italia si utilizzerà il voto elettronico. È una cosa semplicissima: invece della solita scheda di carta l’elettore voterà toccando lo schermo del dispositivo elettronico che troverà all’interno della tradizionale cabina elettorale. Basta toccare il tasto (SÌ – NO – SCHEDA BIANCA) e l’operazione sarà conclusa, con semplicità e immediatezza, con la garanzia della segretezza e della sicurezza del voto.

Quali sono le materie su cui la Lombardia può chiedere più autonomia?

Sono quelle previste dall’art. 117 della Costituzione. Sono numerose e importanti materie, tra le quali: • istruzione; • tutela e sicurezza del lavoro; • previdenza complementare e integrativa; • ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; • tutela della salute; • tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali; • coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; • protezione civile; • governo del territorio; • porti e aeroporti civili; • rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni. La Lombardia intende altresì esercitare un’energica azione politica al fine di ottenere un’ancora più ampia competenza da declinare sul proprio territorio in materia di sicurezza, immigrazione ed ordine pubblico, alla stregua di quanto accade per altre Regioni, chiedendo al Governo di impegnarsi anche alle modifiche legislative che si rendessero necessarie, ivi comprese quelle di rango costituzionale, al fine di rafforzare la tutela dei beni primari della vita e dell’incolumità dei cittadini nonché in relazione alla documentata efficienza delle Pubbliche Amministrazioni nel territorio lombardo.

Perchè nel quesito si parla di una “specialità” della Regione Lombardia?

La Lombardia è una Regione davvero speciale. Questa “specialità” si fonda su numerosi elementi oggettivi strutturali, sociali, economici, culturali nonché sulle potenzialità che ne esaltano il carattere particolare: imponente RESIDUO FISCALE, PIL procapite superiore alla media UE, un sistema sanitario eccellente a livello internazionale, un terzo dell’export nazionale, pagamento dei fornitori della Pubblica Amministrazione con anticipi record, debito pro-capite più basso d’Italia, efficienza e solidità finanziaria dell’Amministrazione Pubblica a tutti i livelli – Regione, Province, Comuni – testimoniata tra l’altro dal più basso rapporto tra numero dei dipendenti/costo e popolazione, nonché da un rating addirittura superiore a quello dello Stato. Tutte le caratteristiche di questa “specialità” sono illustrate sul sito della Regione: www.regione.lombardia.it

Che cos’è il RESIDUO FISCALE? Quali sono le maggiori risorse previste dal quesito referendario?

Il RESIDUO FISCALE della Lombardia è la differenza tra le tasse pagate allo Stato dai cittadini lombardi e quanto lo Stato restituisce sul territorio regionale. Il RESIDUO FISCALE della Lombardia ammonta a 54 miliardi di euro l’anno (ovvero più del doppio dei 23 miliardi di euro dell’attuale bilancio della Regione). È il più alto tra tutte le Regioni d’Italia, seguito dall’Emilia Romagna con 19 miliardi e dal Veneto con 15,5 miliardi. Due Regioni tra le più competitive d’Europa, come la Catalogna e la Baviera, hanno rispettivamente un RESIDUO FISCALE di 8 miliardi e 1,5 miliardi. A seguito dell’esito positivo del referendum la Regione si propone di trattenere almeno la metà del RESIDUO FISCALE (vale a dire 27 miliardi) per finanziare le nuove competenze oggetto di trattativa con il Governo.

Nel quesito del referendum è specificato “nel quadro dell’unità nazionale”. Che cosa significa?

A differenza di quanto avvenuto in Catalogna, Regione Lombardia si muoverà nel pieno rispetto della Costituzione, che permette alle Regioni a statuto ordinario come la Lombardia di ottenere un’autonomia “differenziata” rispetto alle altre, ma sempre all’interno del quadro dell’unità nazionale.

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