Varese, sale sull’albero per protestare contro il taglio dei cipressi. L’impresa di un giovane poeta

Michele Forzinetti, 26 anni, ha 'scalato' il cipresso numero 9 dei Giardini Estensi. E intende rimanerci per una settimana per impedire che le piante vengano abbattute

14 settembre 2014
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Cipresso

Una protesta eclatante, per dire no al taglio dei cipressi. Michele Forzinetti, 26 anni, ginnasta e poeta, è salito nel pomeriggio di venerdì sul cipresso numero 9 dei Giardini Estensi (la foto è stata scattata da lui all’alba di sabato sul cipresso).

E resterà su il più a lungo possibile. Per protestare contro il taglio degli alberi, che rientra nel progetto di restyling del Comune, approvato in commissione Ambiente, non solo con i voti compatti della maggioranza, ma anche con l’apporto del Movimento 5 Stelle.

Forzinetti, conosciuto sulla scena locale come poeta attivo nella carovana dei versi-poesia in azione di abrigliasciolta, resterà su circa una settimana. Questo il proposito. La preparazione atletica non gli manca. E sull’albero si è portato tutto il necessario per resistere. “Intendo rimanere qui fino a giovedì 18 settembre – spiega – quando ci sarà la prossima seduta del consiglio comunale”.

In una nota, la direttrice editoriale di abrigliasciolta Ombretta Diaferia, con cui Forzinetti collaborato, ha voluto parlare del suo gesto.

“E lui scenderà. Prima o poi – scrive l’editrice – anche se forse anche lui verrà “invalidato” dal mondo che gli ha dato vita.
Proprio come gli alberi che Michele vuole difendere.
Quegli esemplari che, messi a dimora nei miei anni infantili, vogliono decapitare amministratori illuminati. Oggi.
Michele è salito sul cipresso numero nove, ieri venerdì 12 settembre alle quattro del pomeriggio.

E non scenderà per una settimana: è uno sportivo, quindi ha un fisico preparato.

In questa settimana di “sciopero aereo” vorrei parlare con Michele come siamo soliti fare, con comunicazioni sistematiche. Ma questa volta le renderò pubbliche: voglio rendere i nostri carteggi “letterari”, che costruiscono la nostra cultura, uno spazio aperto, dove chiunque possa “leggere” il fallimento della nostra civiltà.

Tra trecento anni saremo ricordati per la nostra profonda crisi culturale, non per quella che ci vestono da “economica”. Perché abbiamo scordato totalmente addirittura quel miracolo che ci tiene in vita: la cura della nostra madre terra, delle nostre radici, la nostra cultura.

Michele mi è stato molto vicino, come tutti gli autori con cui lavoro da dieci anni, proprio nel momento in cui una scellerata amministrazione abbatteva 23 tigli ottuagenari per cementificare un imbarazzante totem moderno atto ad ospitare auto, in nome di “eventi imperdibili”.

Mi è stato accanto quando hanno cominciato ad abbattere altrettante essenze del parco sud di Villa Recalcati per un altrettanto imbarazzante cubo di cemento, atto sempre ad accogliere proprio la ragione di questo sconsiderato attacco alla natura, l’auto.

[…]

Ma forse Michele, ieri, ha voluto mettere in pratica uno dei miei tanti rimproveri: “da soli non valiamo nulla, devi agire per la tua comunità, non per il tuo interesse!”

Quindi, mi sento responsabile della sua prima notte sul cipresso numero nove. Forse anche perché gli ho mostrato per la prima volta il giorno prima le foto della decapitazione più violenta e dolorosa che abbia mai vissuto, quella del 26 marzo 2009, quando i cedri che avevo piantato con le mie infantili manine negli anni settanta vennero abbattuti, perché ritenuti pericolosi. Quel giorno compresi come la “paura” fa uccidere proprio chi è sano e utile nella sua imprescindibile vita.

In questi sei anni con Michele sono stata molto rigorosa affinché imparasse a “sentire” le proprie radici e a rendersi quotidianamente utile per la propria comunità. Prima ancora di lavorare con la sua parola.

Lo ringrazio per questo “grido” silenzioso” che sta diffondendo da 12 metri di altezza, abbracciato ad un albero.

Non ho l’età ed il fisico per salire su uno dei restanti quindici cipressi californiani.

Quindi, caro amico, ti scrivo.

Per un futuro secondo natura, da costruire con fatica senza attenderne alcun “rendimento” personale”.

E con Forzinetti si schiera anche la presidentessa dell’associazione Amici del Sacro Monte Ambrogina Zanzi.

“Una causa giusta per un giovane che merita tutto il nostro sostegno – scrive Zanzi – si appresta a trascorrere la seconda notte sull’albero. “Non c’è futuro senza radici” è il suo messaggio. Chi può vada a trovarlo, io ci sono stata. Grazie Michele Forzinetti, sei un grande!”.

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