Varese: ritrovato un affresco di Magatti

Durante una ristrutturazione in via Medaglie d'Oro il rinvenimento dell'opera

20 gennaio 2016
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Straordinario ritrovamento storico durante i lavori di riqualificazione dell’ex Villa Dandolo a Varese, in via Medaglie d’Oro. In una sala al piano terra si è scoperto l’affresco di Pietro Antonio Magatti (1691-1767), pittore chiave del ‘700 varesino: l’opera è ora parzialmente visibile, in attesa di proseguire l’intervento di restauro, sulla parete di fondo dell’antico refettorio del convento dei Frati Minori Osservanti detto dell’Annunciata, edificato a partire dal 1468.
L’affresco commissionato dai Frati nell’Anno Santo 1725 (Giubileo indetto da Benedetto XIII) è dipinto nella grande lunetta sulla parete di fondo del refettorio e raffigura L’Ultima Cena. Fino ad oggi si aveva solo notizia della commissione attraverso la Cronaca di Varese (1723-1747) dell’Adamollo e la bibliografia successiva . Questo affresco non è la sola opera di Magatti commissionata dai Frati per l’Annunciata ma riveste particolare importanza e resta l’unica opera superstite ancora in loco.
Si tratta di un dipinto di buona qualità di un protagonista della pittura del ‘700 lombardo che qui vediamo appena tratto da sotto l’intonaco, dunque senza restauri e ritocchi: mostra una vivacità di stesura e di racconto evidenti, una scrittura pittorica di grande immediatezza. Il confronto è con l’Ultima Cena dipinta l’anno successivo per il refettorio del Monastero delle Romite Ambrosiane di Santa Maria del Monte e più ancora con la tradizione del Seicento lombardo, una componente non trascurabile del registro espressivo magattiano.
In seguito alla soppressione Napoleonica (Editto di Compiègne) degli istituti religiosi, l’area e il convento furono acquistati nel 1810 da Vincenzo Dandolo per realizzare la propria residenza demolendo la chiesa e gran parte del convento, di cui restano alcuni ambienti al piano terra.
L’indagine archeologica ha messo in luce varie strutture murarie databili a partire dall’epoca rinascimentale, pertinenti ad ambienti legati al complesso e purtroppo conservate solo nei livelli di fondazione, alcune sepolture e strutture fognarie di epoca recente. Nessun livello pavimentale era conservato. L’identificazione degli ambienti, modificati in varie fasi, rimane problematica, data la scarsità degli elementi strutturali e dei reperti datanti.
Una scoperta inaspettata e interessante che premia lo studio storico e le ricerche stratigrafiche – richieste dalla Soprintendenza – e restituisce alla città un’opera d’arte di cui si avevano notizie nei documenti e nelle cronache ma che fino ad ora si credeva persa.

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