Salvini: “Dopo la Turchia, potrebbero colpire noi”. E su Renzi: “Meno democratico di Mussolini”. FOTO

Il leader della Lega al congresso provinciale di Varese. ''Con Forza Italia va bene solo se smettono di aiutare Merkel e il governo''

11 ottobre 2015
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“Quello che è accaduto in Turchia temo possa accadere anche da noi. E solo la Lega si sta battendo per cambiare questa situazione. Del resto, l’Isis l’ha detto, vuole arrivare a Roma. Questo significa che noi abbiamo la responsabilità del futuo di tutto il Paese e non solo, perché è tutta l’Europa che corre questo rischio. E siamo in pochi a dirlo e cercare di salvare la situazione”. 

Matteo Salvini è intervenuto domenica sera al congresso provinciale della Lega Nord di Varese. E non si è limitato a parlare di questioni nazionali. Anzi, è partito dai “cambiamenti globali” che più lo preoccupano e che devono essere inseriti come priorità nell’agenda politica della Lega. E che, tradotti in maniera semplice significano bloccare l’immigrazione.

I leghisti sono stati quindi chiamati a raccolta come “sentinelle” dell’Europa libera.

Naturalmente, è poi entrato nelle questioni elettorali.

“La Lega è la forza ormai trainante del centrodestra. Ammesso che ci sia ancora un centrodestra, perché alle categorie destra-sinistra ormai credo poco. Ma questo significa che noi dettiamo la linea e le idee. Poi siamo aperti al confronto e all’alleanza con Forza Italia. Ma dobbiamo parlare tutti una lingua sola. Altrimenti andiamo da soli. Non si può dire una cosa a Bruxelles, aiutare Renzi a Roma e voler poi governare Varese, Gallarate e Busto con noi”.
E ancora: “L’avversario della Lega non è Renzi, è la rassegnazione. Ovvero, dire che tanto le cose non cambiano”.
Ma ovviamente Renzi è il primo “ostacolo” da rimuovere. “Sta cambiando la Costituzione in maniera così centralista che in confronto Mussolini era un sincero democratico”.
“La Lega sta avvicinando un sacco di gente. L’alternativa a Renzi siamo noi, siete voi”. E qui un avvertimento: “La Lega al 4% dava fastidio, ma poteva essere tollerata. Una Lega al 14% fa paura. Cercheranno di colpirci, mi aspetto prima o poi le indagini e altro ancora”.
Quindi un accenno ai fatti di Gallarate, e della sparatoria che ha visto un appuntato dei carabinieri far fuoco contro un’auto di rapinatori, dopo che questi avevano investito e ferito il suo collega. “Non sempre quello che è normalità viene considerata normale. A Gallarate che un carabiniere spari, dopo quello che è successo, è normale. È pagato per farlo. Purtroppo il rapinatore è morto. Devo dire purtroppo perché se no siamo cattivi. Lascio a voi immaginare cosa sto pensando”.
Sul futuro del partito assicura che “non ci chiameremo mai Lega Italia”. Però bisogna guardare oltre. “Ma sul fatto che dobbiamo crescere lo lascio a voi delegati. Secondo me o si vince tutto o si perde tutto”. Il partito insomma è in evoluzione. E sul presunto scontro interno con il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha voluto fare chiarezza, dicendo che non c’è nessun dissidio. Ed ha invitato sul palco Maroni, che aveva parlato prima, per un abbraccio davanti ai presenti.

 

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