Mirabelli (Pd): “Da Cosentino un delirio iconoclasta”

Il capogruppo del Pd nel consiglio comunale varesino replica alla proposta del consigliere di maggioranza sui libri gender

14 ottobre 2015
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Dopo l’attacco grottesco del consigliere comunale Cosentino (Forza Italia) alla Libreria del Corso, colpevole di essersi dissociata dalle anacronistiche decisioni e dichiarazioni del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che ha messo all’Indice, nei nidi e nelle scuole materne,  ben 49 libri per l’infanzia leggiamo, con tristezza, che il consigliere forzista insiste nel suo delirio iconoclasta, proponendo di “togliere i libri gender dalle scuole comunali”.

Occorre sottolineare, innanzi tutto, come i “libri gender” non esistano se non negli incubi di quei “nostalgici” che, evidentemente, rimpiangono i tempi, ormai passati, del Minculpop che, durante il ventennio fascista, aveva il compito di controllare la cultura e di organizzare la propaganda per il regime.

Come nel caso di “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, celebre e amatissimo scrittore e illustratore, spesso, si tratta, infatti, di libri straordinari, patrimonio di molte biblioteche, nidi e scuole materne, in Italia e nel mondo, i cui protagonisti, considerati eversivi, sono oche, orsi, topi, principesse, elefanti, gatti, famiglie, madri e padri.

Che senso abbia, poi, censurare una storia come “Il segreto di Lu”, dove si parla di soprusi a scuola o “I papà bis”, storia di una famiglia ricomposta dopo un divorzio, che, in Italia, per inciso, riguarda, ormai, 174 coppie ogni mille matrimoni, francamente, rimane un mistero.

In alcuni di questi libri, come ad esempio nel famoso “Piccolo uovo” disegnato da Altan, si parla, certamente, anche di “famiglie” al plurale ma, nello scorso luglio, una circolare del Ministero dell’Istruzione, inviata a tutte le scuole italiane, ha già chiarito che, come, peraltro, è,  correttamente, avvenuto anche negli asili e nelle scuole materne di Venezia, solo il dirigente scolastico, gli insegnanti e i genitori possono prendere, insieme, qualsiasi decisione che riguardi il piano dell’offerta educativa e formativa in una scuola.

Ciò, naturalmente, vale anche per i libri e le biblioteche scolastiche.

Nessun sindaco, pertanto, essendo questo un ambito di competenza esclusiva della comunità scolastica, fatta di famiglie e operatori della scuola, può  decidere quali libri possono stare o meno all’interno di un istituto.

Il sindaco di Venezia è già stato costretto a fare un passo indietro rispetto alla decisione iniziale.

La crociata del consigliere Cosentino, pertanto, arriva fuori tempo massimo ed è ispirata, evidentemente, dal provincialismo e dalla necessità di farsi pubblicità in vista delle prossime elezioni amministrative.

La sua proposta di “togliere i libri gender dalle scuole comunali”, alla luce della circolare del Ministero dell’Istruzione si commenta da sola. Noi, comunque, vigileremo perché questa minaccia non si realizzi mai e per evitare alla nostra città l’ennesima brutta figura. Da questo punto di vista, sarebbe interessante sapere cosa pensa su questo argomento il sindaco Fontana che, fin’ora ha evitato di prendere posizione.

Per quanto ci riguarda, crediamo, infatti, che non sia attraverso l’ideologia ma  attraverso la cultura che si possono combattere l’ignoranza, la paura e la discriminazione. E’ incredibile come, nel 2015, certi politicanti pretendano ancora di controllare la cultura, in una forma autoritaria che è retaggio di un’epoca che, per fortuna, il nostro Paese si è lasciato alle spalle ormai settanta anni fa.

Fabrizio Mirabelli
Capogruppo Pd nel Consiglio Comunale di Varese

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