Maroni, chiuse le indagini. Secondo i Pm favorì la Paturzio

Il governatore della Lombardia potrebbe essere rinviato a giudizio. Su uno dei due reati, in caso di condanna, potrebbe agire la legge Severino

03 giugno 2015
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Si è chiusa l’inchiesta sul presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Secondo l’accusa, il governatore nel maggio 2014 fatto pressioni sui vertici Expo per fare ottenere un biglietto in business e un soggiorno in un albergo di Tokyo, a Maria Grazia Paturzo. Il motivo sarebbe stato, secondo il pm Eugenio Fusco, il fatto che Maroni fosse legato alla donna “da relazione affettiva”. 

Il governatore ha anche un secondo capo d’accusa, insieme ad Andrea Gibelli. Si tratta dell’accusa di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”, per una consulenza in Eupolis che Maroni, sempre secondo l’accusa, avrebbe fatto avere ad un’ex collaboratrice ai tempi del Viminale, Mara Carluccio.

Uno dei due reati contestati al governatore lombardo, l’induzione indebita a dare o promettere, è compreso nella legge Severino che disciplina la sospensione e la decadenza dalle cariche pubbliche. Nel caso di una condanna di primo grado, l’esponente della Lega potrebbe essere costretto a dimettersi  la carica di governatore.

“Finalmente dopo un anno le indagini si chiudono – ha commentato Maroni – se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno, poveri noi. Detto questo, io sono tranquillissimo, non ho mai fatto pressioni in vita mia per nessuno, neanche per i miei figli, amici o parenti”.

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