Mamma pusher “regina” della cocaina. Era a capo di una banda famigliare. FOTO

Maxioperazione della Squadra Mobile contro lo spaccio di sostanze stupefacenti. Nella banda anche un albanese irregolare e già espulso

18 novembre 2015
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La mente sarebbe stata lei, la madre di famiglia. F.P., Classe ’64, italiana di origini abruzzesi, guidava una vera e propria “banda famigliare” che controllava la piazza dello spaccio di cocaina di San Fermo. 

E che, se non fosse stata fermata dall’azione della Squadra Mobile, avrebbe presto conquistato tutta Varese e anche parte della provincia.

L’Operazione San Fermo, condotta dalla Squadra Mobile, era iniziata nel 2013, a seguito di un controllo dal quale erano emersi elementi che hanno dato il via alle indagini I risultati sono stati presentati dalla dirigente della Mobile, il commissario capito Silvia Carozzo, e dal commissario capo Gianluca Solla.

Indagini difficoltose, perché la banda aveva adottato una serie di accorgimenti per evitare che ognuno dei suoi membri potesse essere ricondotto all’attività criminosa. Come l’utilizzo di diversi domicili separati, utilizzati per le diverse fasi di preparazione della droga da vendere.

Non solo. La donna che guidava la banda, durante gli spostamenti in auto, portava con sé sempre piccoli quantitativi di cocaina, in modo tale che, in caso di controllo, non sarebbe stata imputabile di spaccio. Oltre all’utilizzo, durante gli spostamenti, di due minorenni, una di 14 anni e una di 8, figlie della figlia della donna.

Le persone coinvolte nell’indagine sono una trentina. Otto gli arrestati: oltre alla donna, l’ex compagno, il figlio, un’altra donna di 35 anni, e altre quattro persone, di cui tre albanesi.

Cinque invece gli indagati, tra cui la figlia, sulla quale sono in corso gli accertamente per verificare il suo ruolo nell’organizzazione.

E venti i luoghi sottoposti al momento a perquisizione.

La rete dello spaccio, che si svolgeva soprattutto nel quartiere di San Fermo, si estendeva fino a Induno Olona, dove il dipendente di un bar a sua volta si dedicava alla vendita di coca e, in caso di necessità, riforniva di piccole dosi la donna a capo della banda, nel caso fosse rimasta momentaneamente sfornita.

Uno degli albanesi coinvolti, inoltre, era già stato espulso dall’Italia proprio per reati legati allo spaccio di stupefacenti. E si trovava quindi sul territorio nazionale illegalmente, dopo essere rientrato.

La scorsa estate, inoltre, in vacanza a Pescara, la famiglia aveva tentato di aprire un “giro” anche in Abruzzo, cercando di contattare alcuni pregiudicati. Anche su segnalazione della Questura di Varese, i loro piani sono andati a monte.

È importante sottolineare come, nonostante il contesto sociale della famiglia fosse disagiate,  lo spaccio di droga non fosse una risorsa obbligata per “evitare la fame”. I dirigenti della Polizia sono stati chiari su questo punto: “Durante le uscite, organizzavano anche serate e feste. Non sono persone costrette alla criminalità per evitare la fame”.

Sono in corso le indagini per verificare la provenienza degli stupefacenti. L’ipotesi del canale albanese sembra la più probabile.

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