L’Università dell’Insubria spiega la sequenza sismica dell’Italia centrale

La task force varesina sul posto per le verifiche del caso

02 novembre 2016
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L’evoluzione della sequenza sismica in Italia centrale è complessa ed è sotto la lente di ingrandimento di sismologi, geologi ed esperti di remote sensing. Da oggi, 2 novembre 2016, Alessandro Michetti, professore di Geologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, e i docenti Franz Livio, Francesca Ferrario, Andrea Pozzi, Gilberto Binda, Roberto Gambillara e Chiara Frigerio sono sul campo, a Castelluccio di Norcia, per pianificare i nuovi rilevamenti sul terreno. Il Gruppo di ricerca di Geologia e Chimica Ambientale del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia è in contatto con i colleghi di ISPRA, INGV, CNR, della Birbeck University of London e dell’Università di Leeds: i rilievi infatti saranno molto lunghi e complessi vista l’estensione notevole dell’area interessata.

«È stata pianificata una rotazione di rilevamenti sul terreno e misure topografiche di dettaglio (LIDAR e Structure from Motion) per descrivere con precisione l’entità e la distribuzione nel tempo e nello spazio della dislocazione cosismica superficiale – spiega Michetti – . Sarà campionata inoltre l’acqua delle sorgenti lungo la zona di faglia, già analizzate ripetutamente nei mesi scorsi, e che hanno certamente subito variazioni chimico-fisiche rilevanti. I forti terremoti di ieri e la rottura superficiale della faglia che ha generato il sisma (Faglia del Vettore) sono infatti centrati su Castel Sant’Angelo sul Nera, dove è ubicato un importante gruppo di sorgenti da cui prende origine il corso della Nera, il principale corso d’acqua di questa parte dell’Appennino Umbro-Marchigiano».

La sequenza sismica che ha colpito tra Amatrice e Castelluccio, lo scorso 24 agosto, ha innescato dapprima, il 26 ottobre, la rottura di un nuovo segmento della faglia del Vettore, quello più settentrionale, con due scosse principali e numerosi assestamenti tra Visso, Ussita, Preci e Castel Sant’Angelo sul Nera. L’evento più rilevante è quello del 30 ottobre, Mw 6.5, uno dei più forti sismi rilevati strumentalmente in questo settore della catena appenninica. La faglia attivatasi è la stessa che si è rotta ad agosto, generando tuttavia effetti molto più rilevanti che sono tutt’ora oggetto di indagini.

«I colleghi della Birbeck University of London e dell’Università di Leeds, da sabato sul terreno, hanno effettuato immediatamente un sopralluogo sul versante meridionale del Monte Vettore. In particolare, si sono recati in un sito già rilevato in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università dell’Insubria, sulla strada che porta a Forca di Presta. Qui nei giorni seguenti il sisma del 24 di agosto, era stata rilevata l’espressione superficiale della faglia sotto forma di una frattura che tagliava il manto stradale. Nei giorni successivi, tale frattura è stata monitorata per il rilevamento dell’attività post-sismica, dal momento che, in terremoti di questo tipo, la deformazione della crosta terrestre, seppur lentamente, continua nel tempo. Dopo la scossa di Mw 6.5, quella stessa frattura che recentemente era stata riparata con la stesura di una nuova copertura di asfalto, si è riaperta, rompendo il nuovo manto stradale, e formando un gradino di oltre 10 cm» continua Michetti.

Le osservazioni condotte fino ad ora, frutto del coordinamento fra Dipartimento Protezione Civile, INGV, ISPRA, Università ed Enti di Ricerca italiani e internazionali, mettono dunque in evidenza che il terremoto di domenica mattina ha portato alla rottura in superficie di un segmento di almeno 15 km, con rigetti medi di 50-100 cm, che da Forca di Presta si estende fino a Ussita. Innumerevoli sono gli effetti ambientali secondari, specialmente frane, sbarramento della Nera con formazione di un lago temporaneo, crolli in roccia.

Il confronto con la storia sismica dell’area di Norcia insegna che questo tipo di eventi è caratteristico del settore al confine fra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. «Nel 1703, ad esempio, tre forti terremoti si susseguirono nel giro di poche settimane, il 14 gennaio a Norcia (Mw stimata 6.8), il 16 gennaio a Montereale (Mw stimata 6.2), e il 2 febbraio a L’Aquila (Mw stimata 6.7). È facile comprendere che sia in termini di energia liberata  che in termini di durata della sequenza sismica, gli eventi di quest’anno non si discostano da quanto già conosciuto. È logico attendersi che questa sequenza possa protrarsi ancora nel tempo. Da questo discende la necessità di rilevamenti continui nel tempo degli effetti ambientali e della loro evoluzione» conclude Michetti.

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